Alla vigilia del Festival di Cannes 2026, 600 professionisti del cinema francese, tra cui Adèle Haenel e Juliette Binoche, accusano Vincent Bolloré di concentrare il potere mediatico in Francia attraverso gruppi come Canal+ e il settore editoriale
Mentre si apre la 79ª edizione del Festival di Cannes, uno dei più importanti eventi mondiali dedicati al cinema, 600 professionisti dell’industria cinematografica francese – tra cui registi, attori, tecnici e produttori – hanno pubblicato un articolo sul quotidiano francese Libération per denunciare quella che definiscono una crescente concentrazione di potere mediatico e culturale in Francia.
Nel testo, il miliardario bretone Vincent Bolloré è accusato di esercitare un controllo “tentacolare e ideologico” su diversi settori dell’industria culturale francese, in particolare attraverso il gruppo televisivo Canal+, di cui è principale azionista.
Tra i firmatari della presa di posizione, riuniti sotto il nome di “Zapper Bolloré”, figurano alcune delle personalità più note del cinema francese, tra cui le attrici Adèle Haenel, Juliette Binoche e Blanche Gardin, gli attori Swann Arlaud e Jean-Pascal Zadi, il fotografo e documentarista Raymond Depardon e il regista Arthur Harari.
Secondo il collettivo, Canal+ ha recentemente acquisito il 34% del capitale della rete cinematografica francese UGC, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al controllo totale entro il 2028. UGC è una delle principali catene di sale cinematografiche in Francia, con centinaia di schermi su tutto il territorio nazionale.
I firmatari temono che questa strategia possa consentire a Vincent Bolloré di influenzare l’intera filiera del cinema francese, dal finanziamento delle produzioni fino alla distribuzione nelle sale e in televisione. Canal+ è infatti uno dei principali investitori del cinema in Francia, con un impegno finanziario stimato in almeno 480 milioni di euro tra il 2025 e il 2027.
Per molti operatori del settore, questo ruolo centrale rende sempre più difficile produrre e distribuire film senza il sostegno del gruppo legato a Bolloré.
Le accuse di “progetto ideologico”
Oltre agli aspetti economici, il collettivo denuncia anche una dimensione culturale e politica. Secondo i firmatari, Vincent Bolloré porterebbe avanti un “progetto di civiltà” definito come conservatore e vicino all’estrema destra, attraverso media come il canale televisivo CNews e diverse case editrici del suo gruppo.
Nel testo pubblicato su Libération, si parla del rischio di una “standardizzazione dei film” e persino di una “presa di possesso dell’immaginario collettivo”, con conseguenze dirette sulla libertà artistica in Francia.
I firmatari invitano quindi a costruire un movimento per difendere l’indipendenza del cinema e della cultura francese, sottolineando che questi fenomeni non riguardano solo il settore audiovisivo ma l’intero ecosistema culturale.
La crisi nell’editoria: il caso Grasset
Le preoccupazioni espresse dal mondo del cinema trovano un’eco anche nell’editoria francese. La casa editrice Grasset, appartenente al gruppo Hachette, è al centro di una crisi interna dopo la sostituzione del suo storico amministratore delegato Olivier Nora con Jean-Christophe Thiery, figura vicina a Bolloré.
La tensione è esplosa attorno alla pubblicazione del libro La Légende dello scrittore algerino Boualem Sansal, e ha portato alle dimissioni o all’uscita di oltre 200 autori francesi, tra cui Virginie Despentes, Dan Franck, Gaël Faye, Bernard-Henri Lévy e Sorj Chalandon.
A questa mobilitazione si è aggiunta una presa di posizione internazionale: numerosi autori stranieri pubblicati da Grasset, tra cui anche la premio Nobel per la letteratura 2024 Han Kang, hanno annunciato che non invieranno più manoscritti alla casa editrice, denunciando una perdita di indipendenza editoriale.
Un conflitto culturale più ampio
Per i firmatari delle due proteste, il caso Bolloré non riguarda solo la gestione di aziende mediatiche, ma un possibile cambiamento profondo dell’equilibrio culturale francese.
Da un lato, i sostenitori del gruppo sottolineano il ruolo economico degli investimenti privati nel sostenere cinema e editoria. Dall’altro, i critici temono che questa concentrazione di potere possa limitare la pluralità delle voci e influenzare la produzione culturale del Paese.
In questo contesto, l’apertura del Festival di Cannes diventa non solo una celebrazione del cinema mondiale, ma anche il palcoscenico di un acceso dibattito sul futuro dell’indipendenza culturale in Francia.