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I social reagiscono: fratelli americani denunciano razzismo in discoteca di Lisbona

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Urbano Diritti d'autore  Instagram urban beach
Diritti d'autore Instagram urban beach
Di Ricardo Figueira & Ana Filipa Palma
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Un creatore di contenuti statunitense e il fratello hanno denunciato sui social di essere stati vittime di un presunto episodio di razzismo nella discoteca K Urban Beach di Lisbona. Non è la prima volta che il locale è al centro di accuse di questo tipo.

Con il nome utente nyc.buddha (fonte in portoghese), un fotografo e videomaker statunitense ha denunciato un presunto episodio di razzismo all’ingresso della discoteca lisbonese K Urban Beach, affacciata sul Tago, una delle discoteche più grandi, più famose e più frequentate della capitale portoghese. "Capisci che la discriminazione non si presenta sempre come ti aspetti. A volte è proprio alla porta", scrive nel video che ha registrato sull’accaduto, avvenuto all’alba di venerdì.

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Il cittadino statunitense, 30 anni, ha descritto l’episodio come il "momento più razzista che abbia vissuto in tutta la sua vita".

Pubblicato venerdì, il video ha raggiunto un numero elevato di visualizzazioni e interazioni, ma è stato poi cancellato.

Nel video, il giovane racconta quanto è successo. Secondo la sua versione, lui e il fratello sono stati fermati all’ingresso della discoteca, apparentemente a causa del colore della pelle. Si sente il buttafuori del locale notturno dire, in inglese: "Sì, non mi piacciono i neri".

È stato il momento più razzista che abbia vissuto in tutta la mia vita
"nyc.buddha"
Instagrammer statunitense

I due giovani hanno cercato di entrare nella discoteca quando si sono visti chiedere, inizialmente, un ingresso di 250 euro. "Stai scherzando, vero?", avrebbe chiesto al buttafuori, che gli ha risposto, secondo quanto si sente nel video: "No, è una mia decisione, è il mio lavoro".

Il creatore di contenuti sostiene che in quel momento altre persone stavano entrando nel locale senza che venisse loro richiesto quell’importo.

I due fratelli hanno deciso di andare sul sito per comprare i biglietti per quella serata in discoteca, che sono costati in totale circa 32 euro. Quando sono tornati per provare di nuovo a entrare, accanto al buttafuori c’era una donna che non ha permesso loro l’ingresso, sostenendo che la discoteca era al completo e che sarebbero stati rimborsati.

Come si vede nel video, i due hanno nuovamente chiesto al buttafuori perché non li lasciasse entrare e lo hanno messo di fronte alla questione del "colore della pelle e dei capelli". Il buttafuori avrebbe risposto: "Sì, non mi piacciono i neri", in modo probabilmente ironico, riferendosi al collega al suo fianco, anche lui nero.

"E allora lui che cos’è?", ha chiesto il giovane. "Lui è il mio fratello!", al che il giovane ribatte: "E io, per te, che cosa sono? Un nigga?" e il buttafuori ha detto di sì: "Sei un nigga".

Negli Stati Uniti il termine nigger è considerato estremamente offensivo. La forma abbreviata nigga è più "morbida" ed è talvolta usata dalla stessa comunità afroamericana, ma può essere offensiva a sua volta, a seconda del contesto.

Precedenti di razzismo all’Urban Beach

La discoteca K Urban Beach è stata oggetto, negli anni, di diverse denunce di razzismo e di episodi di violenza: "Riceviamo denunce su di loro almeno dal 2013", afferma a Euronews il fondatore e dirigente dell’ONG SOS Racismo (fonte in portoghese) José Falcão.

Il caso più mediatico è avvenuto nel 2014 e ha coinvolto l’atleta olimpico Nelson Évora. "La notte del 19 aprile, i miei amici mi hanno fatto una sorpresa e mi hanno portato" all’Urban Beach. "Eravamo 16 persone con tavoli pre-prenotati e siamo stati sorpresi dai responsabili. Perché? Troppi neri nel gruppo!", denunciava sulla sua pagina Facebook.

Anni dopo, nel 2017, la discoteca è tornata al centro di accuse di razzismo con il "caso Ruben". (fonte in portoghese) La storia è simile a quella raccontata da questo statunitense. Ruben, un giovane francese nero, ha sentito il buttafuori chiedergli 250 euro per entrare. Si trovava però in un gruppo con altre persone, bianche, alle quali non è stato richiesto lo stesso importo. Dopo aver accusato il buttafuori di razzismo, ci sono stati scontri tra i buttafuori e i membri del gruppo.

Ancora oggi basta una ricerca tra le recensioni online, per esempio sul sito di Tripadvisor (fonte in portoghese), per rendersi conto che le stesse storie si ripetono: cittadini neri denunciano discriminazioni nel prezzo che viene loro richiesto all’ingresso o persino nel trattamento ricevuto all’interno. Le accuse di comportamenti razzisti, maleducati e violenti da parte dei buttafuori sono ricorrenti nei commenti.

Vengono inoltre raccontati diversi episodi di violenza che sarebbero avvenuti all’ingresso della discoteca, tra cui "una donna colpita alla testa", come riporta questo commento scritto nel giugno 2025 che, come altri, accusa la polizia "di non fare nulla":

tradurre
tradurre TripAdvisor

Le ripetute accuse, culminate con il "caso Ruben", hanno portato il Ministero Pubblico a chiedere la chiusura del locale, che è stata effettivamente imposta tra novembre 2017 e gennaio 2018. Tuttavia, i problemi sono proseguiti e si sono ripetuti.

A Euronews, José Falcão dice di aver perso il conto del numero di denunce che la sua organizzazione ha ricevuto sul K Urban Beach, ma che si colloca nell’ordine delle "decine": "Ci sono persone sistematicamente respinte all’ingresso per il solo fatto di essere nere. Come è possibile che lo Stato non faccia nulla?", si indigna.

Ci sono persone sistematicamente respinte all’ingresso per il solo fatto di essere nere. Come è possibile che lo Stato non faccia nulla?
José Falcão
Fondatore di SOS Racismo

Falcão afferma che "è lecito sospettare del fatto che l’Urban resti aperto dopo tutte queste denunce, quando in altre discoteche basta che qualcuno guardi storto il buttafuori perché il locale venga chiuso". Aggiunge che "in una discoteca di periferia, qualunque piccolo episodio porta le autorità a chiudere il locale", a differenza di quanto accade con la discoteca lisbonese. L’Urban appartiene al Grupo K, dei fratelli João e Gonçalo Rocha, proprietari di vari locali della notte lisbonese sin dalla fine degli anni Ottanta.

Condividendo la situazione sui social, "nyc.buddha" ha dichiarato di voler "diffondere" il messaggio e denunciare quanto accaduto, e la condivisione ha già avuto effetti. La pagina Instagram del K Urban Beach è da venerdì sommersa di commenti che accusano il buttafuori e la direzione di razzismo. Il post più recente (fonte in portoghese) contava già, nella mattina di sabato, più di 450 commenti, fra cui quelli di celebrità come la DJ Carol Seubert, in gran parte appelli al boicottaggio del locale.

Euronews ha provato a contattare il K Urban Beach attraverso il numero di telefono disponibile online, per ottenere un commento e ascoltare la sua versione dei fatti, senza successo fino al momento della pubblicazione di questo articolo (sabato mattina).

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