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Iran giustizia cittadino straniero per presunto ruolo nelle proteste di gennaio

Un agente delle forze speciali di polizia è di guardia in Iran
Un agente delle forze speciali di polizia è di guardia in Iran Diritti d'autore  AP Photo
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Di Euronews Persian
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L'Iran ha giustiziato giovedì un altro manifestante per le proteste mortali del 2026 a Isfahan, mentre gruppi per i diritti umani denunciano confessioni estorte e condanne a morte usate per soffocare il dissenso

L'Iran ha giustiziato un cittadino straniero accusato di avere partecipato a proteste antigovernative nella città di Isfahan a gennaio, secondo quanto riferito nei giorni scorsi dall'agenzia di stampa della magistratura, Mizan.

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L'uomo è stato identificato come Qaim Hosseini, senza però rivelarne la nazionalità. Secondo Mizan, Hosseini, noto anche con il soprannome "Arian", avrebbe confessato di avere preso parte alle proteste dell'8 gennaio in piazza Ali Khani, a Isfahan.

La magistratura aveva in precedenza riferito che durante le proteste in piazza erano stati uccisi quattro membri delle forze di sicurezza. Le autorità hanno arrestato 59 persone dopo l'episodio, accusandole di aver partecipato alle manifestazioni.

Altri quattro detenuti coinvolti nel caso — Abolfazl Sepahi, Amirhossein Safari, Erfan Esfandiari e Golmohammad Mohammadi — erano già stati giustiziati.

Secondo Mizan, Hosseini portava con sé un'arma bianca durante le proteste. Sulla base delle prove raccolte e delle "confessioni esplicite" di altri imputati, l'agenzia ha riferito che Hosseini era presente attivamente nel luogo in cui gli agenti delle forze di sicurezza sono stati uccisi e che avrebbe preso a calci i corpi degli agenti morti.

L'agenzia Mizan ha inoltre riferito che Hosseini era accusato di aver sottratto beni da un'organizzazione caritativa e di averli dati alle fiamme.

La magistratura iraniana ha dichiarato che il processo a Hosseini si è svolto alla presenza di un avvocato e che la condanna a morte è stata riesaminata e confermata dalla Corte suprema in seguito al suo ricorso.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno più volte espresso preoccupazione per le segnalazioni di confessioni estorte ai detenuti in Iran, oltre che per le limitazioni all'accesso effettivo all'assistenza legale, alle garanzie di un equo processo e ai diritti degli imputati durante la detenzione, le indagini e il dibattimento.

Attivisti e organizzazioni per i diritti umani hanno inoltre accusato Teheran di usare la pena di morte nei casi legati alle proteste come strumento per diffondere paura e reprimere il dissenso.

Un rapporto diffuso all'inizio di questa settimana dal Abdorrahman Boroumand Center for Human Rights in Iran, con sede a Washington, afferma che Teheran ha giustiziato almeno 901 persone dall'inizio del 2026, comprese 28 esecuzioni effettuate nel solo mese di agosto.

In una relazione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il segretario generale António Guterres ha riferito che in Iran nel 2024 sarebbero state giustiziate almeno 975 persone, il 17% in più rispetto all'anno precedente e il dato annuale più alto registrato dal 2015.

La relazione ha inoltre documentato un ulteriore forte aumento nella prima metà del 2025, con almeno 612 esecuzioni registrate tra gennaio e giugno, pari al 119% in più rispetto allo stesso periodo del 2024.

Le Nazioni Unite hanno più volte espresso preoccupazione per il ricorso alla pena di morte in Iran, in particolare nei casi che coinvolgono reati di droga, accuse di sicurezza nazionale e minoranze etniche, oltre che per le garanzie di un equo processo e per l'uso di confessioni ottenute sotto tortura.

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