L'attrice è stata assolta nel caso 'Nummaria', ma il fisco ha impugnato la sentenza. Anche il marito, il produttore Miguel Ángel Bernardeau, dovrà essere processato di nuovo.
La Sezione d'appello dell'Audiencia Nacional ha annullato l'assoluzione dell'attrice Ana Duato e del marito, il produttore Miguel Ángel Bernardeau, nel caso «Nummaria», legato a un presunto caso di frode fiscale. La decisione revoca la sentenza pronunciata nel luglio 2025 e ordina la ripetizione del processo.
L'inchiesta ha portato alla luce una presunta rete di evasione fiscale costruita attorno allo studio spagnolo Nummaria, diretto da Fernando Peña, tra i cui clienti figurava l'attrice Ana Duato.
Come emerso in giudizio, la rete utilizzava complesse strutture societarie sia in Spagna sia all'estero per ridurre o eludere il pagamento delle imposte dovute da numerosi clienti, tra cui volti noti del mondo dello spettacolo come Ana Duato e Imanol Arias.
Ora la giustizia ha disposto un nuovo processo a suo carico e a carico del marito davanti a un diverso collegio. L'Audiencia Nacional aveva assolto l'attrice Ana Duato dai reati fiscali, ma ha condannato a 80 anni di carcere il consulente fiscale e contabile Fernando Peña, proprietario dello studio Nummaria.
Imanol Arias è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione
L'attore Imanol Arias è stato a sua volta condannato a due anni e due mesi di reclusione nel luglio 2025, pena che ha accettato dopo aver raggiunto un accordo con la Procura anticorruzione. Inoltre ha restituito al Fisco 2.225.973 euro.
La Sezione d'appello ha inoltre ridotto di due anni la pena inflitta al consulente fiscale e proprietario dello studio Nummaria, Fernando Peña. In questo modo la condanna passa da 80 a 78 anni di reclusione, poiché il collegio ritiene che uno dei reati fiscali per cui è stato condannato fosse già prescritto.
Per quanto riguarda Fernando Peña, la Sezione d'appello ha ordinato di ripetere il processo, ma soltanto in relazione al suo ruolo di concorrente necessario nei fatti per i quali sono stati imputati Ana Duato e il marito, Miguel Ángel Bernardeau.
La Sezione ritiene che l'assoluzione di Ana Duato non sia sufficientemente motivata, perché non viene spiegato in modo adeguato per quale motivo non vi sarebbe stato né frode né occultamento, nonostante abbia canalizzato i propri compensi attraverso una società di comodo, riducendo così il pagamento dell'IRPF, l'imposta sul reddito delle persone fisiche.
L'attrice ha versato imposte solo sul 40% dei compensi incassati
La Sezione penale aveva assolto l'attrice ritenendo che, in quanto professionista priva di formazione fiscale, potesse ragionevolmente credere di agire nella legalità grazie alla consulenza ricevuta per ottimizzare la propria tassazione.
La Sezione d'appello accoglie però gli argomenti dell'Avvocatura dello Stato e mette in dubbio tale mancanza di conoscenze, sostenendo che non è verosimile che non si sia accorta del carattere fittizio dei contratti dopo aver percepito per tre anni importi ben superiori a quelli concordati inizialmente.
La Sezione, in linea con l'Avvocatura dello Stato, ritiene che i fatti accertati dimostrino il coinvolgimento di Ana Duato nella creazione di società, in particolare della società di comodo GAUMUKH AEIE, nonché la sua partecipazione a diversi atti giuridici, ai contratti di cessione dei diritti d'immagine e all'incasso dei compensi legati alle sue prestazioni tramite tali strutture.
A causa del sistema di dichiarazione scelto, l'attrice ha versato imposte solo sul 40% dei redditi percepiti. Ciò significa che, a fronte di 2.240.000 euro in tre anni, ne ha dichiarati soltanto 896.000, una differenza che, secondo il tribunale, è evidente e non sufficientemente giustificata.
Compensi incassati tramite una società creata dallo stesso imputato
Per quanto riguarda il produttore e sceneggiatore Miguel Ángel Bernardeau, il tribunale ritiene non adeguatamente motivata l'esistenza di dubbi sulla possibile occultazione o frode attribuita all'intervento del consulente fiscale. Alla luce della giurisprudenza, conclude che i compensi sono stati incassati attraverso una società creata dallo stesso imputato.
Secondo la Sezione, l'obiettivo di Fernando Peña era rendere opache le operazioni economiche dei suoi clienti al fine di frodare l'Erario pubblico, eludendo il pagamento di imposte come l'IVA, l'imposta sulle società o l'IRPF.
Il tribunale precisa che la sentenza potrà essere impugnata in cassazione solo per quanto riguarda la condanna del consulente fiscale Fernando Peña, e non nella parte in cui ordina la ripetizione del processo per Ana Duato e Miguel Ángel Bernardeau.