Volkswagen ha annunciato giovedì che ridurrà la capacità produttiva, parte di una ristrutturazione per rendere il gruppo più snello e competitivo. Restano incertezze su tagli di personale e possibili chiusure di stabilimenti.
Volkswagen ha presentato la sua strategia fino al 2030, che prevede tra l'altro di dimezzare il numero di modelli in gamma e ridurre fino al 75% le varianti di veicolo, nel tentativo di abbassare costi e complessità.
L'annuncio è arrivato dopo una riunione molto attesa del consiglio di sorveglianza del costruttore tedesco, che secondo indiscrezioni ha discusso uno dei più grandi programmi di ristrutturazione nella storia dell'industria automobilistica mondiale.
Il maggior costruttore automobilistico europeo è sotto pressione per i dazi statunitensi, i margini di profitto più deboli sui veicoli elettrici e, soprattutto, la forte concorrenza in Cina, il più grande mercato auto del mondo.
Mentre il consiglio si riuniva giovedì nella sede di Volkswagen a Wolfsburg, IG Metall, uno dei maggiori sindacati tedeschi, ha organizzato proteste coordinate in tutto il Paese. Una manifestazione si è svolta davanti alla sede, mentre altre iniziative hanno avuto luogo in una ventina di siti Volkswagen, Audi, Porsche, MAN e Cariad.
I rappresentanti sindacali hanno avvertito che la direzione rischia un "grave conflitto" con i lavoratori. Secondo quanto riferito, Volkswagen starebbe valutando il taglio di 100.000 posti di lavoro nel mondo, pari a oltre il 15% della forza lavoro, e la chiusura di quattro impianti in Germania: gli stabilimenti Volkswagen di Hannover, Emden e Zwickau e lo stabilimento Audi di Neckarsulm.
Se confermate, queste misure andrebbero ben oltre l'accordo siglato da Volkswagen con i sindacati nel 2024, che già prevedeva oltre 35.000 esuberi in Germania entro il 2030.
Il nuovo piano, reso noto dopo la riunione del consiglio, però non affronta direttamente le ipotesi di tagli occupazionali o chiusure di stabilimenti.
Volkswagen ha invece annunciato che ridurrà la capacità produttiva annuale a circa nove milioni di veicoli, per rispondere a una "concorrenza fortemente intensificata". Prima della pandemia di Covid-19 la capacità era di circa 12 milioni di veicoli, contro i circa 10 milioni di oggi.
Tra le altre misure figurano un adattamento più mirato di prodotti e tecnologie ai singoli mercati regionali, il taglio della capacità produttiva in linea con la domanda e la semplificazione della struttura societaria e del portafoglio di investimenti del gruppo.
L'amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, ha dichiarato in un videomessaggio che "la situazione globale è peggiorata negli ultimi 12 mesi", citando tensioni geopolitiche, dazi, costi elevati, regolamentazione crescente e una concorrenza internazionale sempre più intensa.
Ha aggiunto che Volkswagen deve "liberarsi delle capacità in eccesso", lasciando così aperta la porta a possibili chiusure di impianti. Blume ha sottolineato inoltre che "digitalizzazione, intelligenza artificiale e servizi condivisi contribuiranno ad aumentare produttività e rapidità".
Il direttore finanziario del gruppo Volkswagen, Arno Antlitz, ha affermato che i tagli di costi già concordati "non sono sufficienti nell'attuale contesto economico e geopolitico".
Ha spiegato che l'azienda punta a migliorare la struttura dei costi dei veicoli, "ridurre sensibilmente i costi generali", aumentare l'efficienza degli impianti e accelerare lo sviluppo tecnologico e i processi decisionali.
Volkswagen impiega circa 657.000 persone nel mondo, ma il gruppo non ha chiarito in che modo la prevista riduzione della capacità produttiva inciderà sulla forza lavoro.
Volkswagen sostiene da tempo che una ristrutturazione più profonda sia necessaria, dopo che l'utile netto del gruppo è sceso del 28% a 1,56 miliardi di euro e il fatturato è calato del 2% a 75,7 miliardi nel trimestre chiuso a marzo 2026.
"I prossimi anni determineranno chi avrà un ruolo chiave nell'industria automobilistica del futuro", ha dichiarato Blume.