Una coalizione di procuratori generali statali degli USA ha notificato a OpenAI un'ampia citazione sui rischi per gli utenti di ChatGPT, proprio mentre l'azienda si prepara alla sua quotazione in Borsa.
OpenAI deve affrontare una nuova sfida regolatoria dopo che un gruppo di procuratori generali statali ha chiesto un’ampia serie di documenti su come ChatGPT protegge le persone che lo utilizzano. La mossa arriva in una fase delicata per l’azienda, che sta gettando le basi per un possibile debutto in Borsa.
L’indagine, avviata pochi giorni dopo che OpenAI ha presentato in via riservata la documentazione per una IPO, rischia di complicare una quotazione che alcuni analisti prevedono possa valutare il produttore di ChatGPT intorno a 1.000 miliardi di dollari (861 miliardi di euro).
Secondo il Wall Street Journal, che ha dato per primo la notizia, OpenAI ha ricevuto la citazione venerdì da un gruppo di Stati, con un’inchiesta guidata dal procuratore generale dello Stato di New York.
Le autorità chiedono documenti sulle pratiche pubblicitarie della società, su come mantiene gli utenti sul servizio, sulla gestione dei dati dei consumatori e sanitari e sulle politiche nei confronti di minori e anziani.
OpenAI ha dichiarato che collaborerà con gli uffici che hanno avanzato la richiesta e ha sottolineato che nel suo prodotto sono già integrate misure di tutela.
Un portavoce ha affermato che l’azienda prende molto sul serio le preoccupazioni sollevate dai procuratori generali e lavora per mettere la tecnologia al servizio delle persone in modo responsabile. Il gruppo però non ha precisato quali altri Stati USA partecipino all’iniziativa.
Cresce la pressione legale
La citazione si aggiunge a una lista sempre più lunga di grattacapi giudiziari.
Giovedì scorso una donna canadese ha fatto causa a OpenAI, attribuendo a ChatGPT la responsabilità del suicidio della figlia. All’inizio di giugno, il procuratore generale della Florida James Uthmeier ha intentato una causa contro la società e contro l’amministratore delegato Sam Altman dopo due sparatorie in cui i presunti aggressori avrebbero usato il chatbot per pianificare i loro crimini.
OpenAI ha replicato che i suoi modelli hanno più volte esortato le persone coinvolte a rivolgersi a professionisti della salute mentale e che in entrambi i casi ha collaborato con la polizia.
Non sono i primi test in tribunale per OpenAI quest’anno.
A maggio una giuria federale di Oakland, in California, ha impiegato meno di due ore per respingere la causa di Elon Musk, che accusava Altman di aver abbandonato le origini no profit dell’azienda, ritenendo che fosse stata presentata fuori tempo massimo. Musk, che ha definito la decisione una «questione di calendario», ha annunciato ricorso.
La stretta si allarga anche al resto del settore.
Le autorità di regolamentazione europee hanno avviato indagini su Grok, il chatbot rivale di Elon Musk, per contenuti antisemiti e a sfondo sessuale, comprese immagini deepfake.
Anthropic, che si sta a sua volta preparando alla quotazione in Borsa, ha ricevuto dall’amministrazione Trump l’ordine di limitare all’estero l’utilizzo di due dei suoi modelli per motivi di sicurezza nazionale, a conferma di come la governance dell’IA sia diventata un terreno di scontro politico sempre più delicato.