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Riarmo in Europa, spesa militare record: cinque settori che ne traggono vantaggio

ARCHIVIO - Forze danesi in esercitazione con centinaia di soldati di vari Paesi NATO a Kangerlussuaq, Groenlandia, mercoledì 17 settembre 2025.
ARCHIVIO - Militari danesi partecipano a un'esercitazione con centinaia di soldati di vari Paesi NATO europei a Kangerlussuaq, in Groenlandia, mercoledì 17 settembre 2025. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Una Hajdari
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'Europa accelera sul riarmo dopo l'invasione dell'Ucraina, con la spesa per la difesa cresciuta del 75% in quattro anni. Il piano 'ReArm Europe' punta a mobilitare 800 miliardi di euro, trainando l'industria tra munizioni, droni, cybersicurezza, metalli e chip

L'Europa ha deciso di voler difendere se stessa alle proprie condizioni, dopo decenni in cui le spese militari erano una voce di bilancio da ridurre in silenzio o da ignorare.

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Il punto di svolta è stata l'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022, anche se la resa dei conti era in maturazione da anni. La spesa per la difesa dell'UE è passata da 218 miliardi di euro nel 2021 a una stima di 381 miliardi nel 2025, secondo l'Agenzia europea per la difesa, con un aumento del 75% in soli quattro anni.

La spesa militare globale ha raggiunto il record di 2,9 mila miliardi di dollari in quell'anno, con l'Europa come principale motore: +14% a 864 miliardi di dollari (742 miliardi di euro), secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). La Germania, per la prima volta dal 1990, ha superato l'obiettivo della NATO del 2% del PIL, arrivando al 2,3%.

Poi è arrivato l'apparato politico per rendere permanente questo cambio di rotta. Il piano 'ReArm Europe' dell'UE, formalmente 'Readiness 2030', punta a mobilitare 800 miliardi di euro di investimenti nella difesa, con la Commissione europea pronta a raccogliere fino a 150 miliardi sui mercati dei capitali tramite un nuovo strumento chiamato SAFE, Security Action for Europe.

La clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita ora consente agli Stati membri di aumentare la spesa per la difesa al di fuori delle normali regole di bilancio. Secondo le stime della Commissione, un incremento dell'1,5% del PIL nei bilanci della difesa potrebbe creare quasi 650 miliardi di euro di margine fiscale in quattro anni.

Mentre i principali Paesi dell'UE si muovono per rilanciare una produzione militare finora in affanno, alcuni comparti industriali stanno raccogliendo i frutti.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius e il ministro dell'Industria della Difesa australiano Pat Conroy al Rheinmetall Defence in Australia, 27 marzo 2026
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius e il ministro dell'Industria della Difesa australiano Pat Conroy al Rheinmetall Defence in Australia, 27 marzo 2026 AAP Image

Manifattura collegata alla difesa

I tradizionali gruppi europei della difesa – Rheinmetall, Leonardo, Saab e altri – stanno vivendo una stagione che un decennio fa sarebbe sembrata impensabile, quando i titoli del settore erano considerati investimenti politicamente scomodi.

La sola capacità europea di produzione di munizioni è passata da circa 300mila colpi l'anno nel 2022 a una stima di 2 milioni entro la fine del 2025, un ritmo di espansione industriale che, secondo il Financial Times e il think tank del Parlamento europeo, supera i tassi di crescita in tempo di pace di un fattore tre.

In Germania, gli ordini interni legati alle industrie della difesa sono aumentati di oltre il 50% alla fine del 2025 rispetto ai livelli già elevati del periodo immediatamente successivo all'invasione.

La Commissione europea sta ora indirizzando fondi in modo specifico verso l'ampliamento delle linee produttive dei grandi appaltatori e la riduzione dei tempi di consegna, che per alcuni sistemi di difesa aerea arrivano oggi a diversi anni.

Il problema strutturale è che il mercato europeo della difesa non è mai stato davvero integrato. Secondo la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, solo il 9% degli appalti è stato storicamente assegnato a fornitori di altri Stati membri dell'UE, mentre le imprese nazionali si sono aggiudicate oltre tre quarti del totale.

È proprio questa inefficienza che la nuova ondata di spesa cerca di correggere, finora con successo limitato.

Militari ucraini della brigata Khartia lanciano un drone verso posizioni russe sulla linea del fronte nella regione di Kharkiv, Ucraina, 20 maggio 2026
Militari ucraini della brigata Khartia lanciano un drone verso posizioni russe sulla linea del fronte nella regione di Kharkiv, Ucraina, 20 maggio 2026 Associated Press

Droni

Se c'è una tecnologia che l'Ucraina ha impresso nel pensiero militare europeo, è il drone. Economico, sacrificabile, letale, e prodotto in massa dalla Russia a un ritmo che l'industria europea non riesce ancora a eguagliare.

La risposta è stata rapida e costosa. La Francia ha stanziato 8,5 miliardi di euro per ampliare le sue scorte di munizioni e droni con la nuova legge di programmazione militare, incluso un aumento del 400% delle riserve di droni esplosivi entro il 2030.

Nell'aprile 2026, Germania e Ucraina hanno firmato un pacchetto di difesa da 4 miliardi di euro che comprende accordi per una produzione congiunta di droni, parte di uno sforzo più ampio per potenziare la manifattura europea di sistemi autonomi.

L'UE ha lanciato all'inizio del 2026 la European Drone Defence Initiative (EDDI), che punta a costruire entro il 2027 uno scudo antidroni multilivello e a 360 gradi in tutti gli Stati membri.

L'azienda tedesca Quantum Systems, il cui drone Vector è stato collaudato in combattimento in Ucraina, è emersa come uno dei principali produttori europei di sistemi ISR, con ricavi in forte crescita sia nel segmento militare sia in quello commerciale.

ARCHIVIO - In questa foto del 18 maggio 2021, una donna digita al computer su un treno nel New Jersey.
ARCHIVIO - In questa foto del 18 maggio 2021, una donna digita al computer su un treno nel New Jersey. Associated Press

Cybersicurezza

Il cyberspazio è ormai riconosciuto come un dominio di guerra, e i governi europei stanno spendendo di conseguenza, anche se l'attenzione si è spostata dalla semplice 'sicurezza IT' alla protezione delle infrastrutture critiche.

Nel 2025 l'UE ha stanziato 145,5 milioni di euro per rafforzare la cybersicurezza di piccole e medie imprese, amministrazioni pubbliche e strutture sanitarie.

Il 20 gennaio 2026 la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto sulla cybersicurezza che include modifiche alla direttiva NIS2, con l'obiettivo di semplificare gli adempimenti e rafforzare la catena di fornitura ICT dell'UE rispetto ai rischi provenienti da Paesi terzi.

La Banca europea per gli investimenti indica esplicitamente la cybersicurezza tra le sue priorità di finanziamento in materia di difesa e sicurezza. I numeri di mercato sono rilevanti, anche se le metodologie variano a seconda delle società di ricerca.

Secondo i dati Panel Europe di CONTEXT, ad aprile 2026 i ricavi europei nel settore della cybersicurezza sono aumentati del 10% su base annua, con il segmento Identity and Access Management, il più direttamente legato alla protezione dei sistemi sensibili di governi e forze armate, in crescita del 18%.

La natura dual use degli investimenti in cybersicurezza fa sì che la spesa militare trascini verso l'alto anche la spesa per la sicurezza nel settore privato.

Fiere Intec e Z dedicate all'ingegneria a Lipsia, Germania, mercoledì 8 marzo 2017
Fiere Intec e Z dedicate all'ingegneria a Lipsia, Germania, mercoledì 8 marzo 2017 Associated Press

Metalli industriali

La logica è semplice: l'equipaggiamento militare è pesante ed è fatto di metallo. Navi, veicoli blindati, sistemi d'artiglieria, lanciatori di missili, tutti richiedono grandi quantità di metalli, a differenza dei contratti software o dei servizi di consulenza.

Goldman stima che circa il 40% dell'aumento della spesa per la difesa in Europa confluirà nell'acquisto di equipaggiamenti ad alto contenuto di metalli, circa il doppio rispetto alla norma della NATO, pari al 20%.

L'effetto complessivo è significativo. Goldman prevede che il riarmo europeo farà crescere del 6% entro il 2027 la domanda complessiva di metalli industriali nella regione, un aumento notevole considerando che nel 2023 la difesa rappresentava solo circa il 2% dell'uso di metalli in Europa.

A livello globale, la banca stima che la spinta legata alla difesa possa aggiungere lo 0,9% alla domanda di rame, l'1,3% a quella di nichel e lo 0,4% a quella di acciaio. Il rame, presente in quasi tutti i sistemi militari – veicoli, armamenti, cablaggi, infrastrutture energetiche, comunicazioni –, è il beneficiario più evidente.

Le previsioni settoriali dell'UE di ING per il 2026 indicano inoltre la produzione di equipaggiamenti militari ad alto contenuto di metalli tra i principali motori di crescita dell'industria manifatturiera, insieme all'intelligenza artificiale e alle infrastrutture per l'elettrificazione.

Illustrazione di un semiconduttore Toshiba, foto d'archivio
Illustrazione di un semiconduttore Toshiba, foto d'archivio Business Wire 2013

Semiconduttori

È forse il capitolo più scomodo dell'elenco, perché il boom è in parte il risultato della consapevolezza, in Europa, della propria vulnerabilità alle interruzioni nelle catene di fornitura dei semiconduttori.

Le moderne piattaforme di difesa, dalle unità di guida dei missili alle architetture ISR e alle comunicazioni cifrate, si basano su processori sofisticati e sicuri che, in gran parte, l'Europa non produce.

Per decenni il continente ha fatto affidamento sui fornitori statunitensi per i chip destinati alla difesa, esternalizzando la produzione a fonderie asiatiche. Una catena di approvvigionamento efficiente in tempo di pace, ma fragile in caso di crisi.

Il Programma europeo per l'industria della difesa (EDIP), il veicolo per gli appalti transfrontalieri da 1,5 miliardi di euro lanciato nel 2026, affronta direttamente questo nodo, con fondi specificamente destinati ai semiconduttori al nitruro di gallio utilizzati nei radar e nei sistemi di guerra elettronica, secondo il CEPA.

Il direttore dell'Agenzia europea per la difesa ha avvertito che la base industriale della difesa europea resta frammentata e dipendente da componenti microelettronici non europei.

Come rileva il Global Policy Journal, la posizione strutturale dell'Europa nel più ampio ecosistema dei semiconduttori le conferisce un certo margine di influenza, ma trasformarlo in una capacità sovrana di produrre chip di qualità militare è un progetto di lungo periodo.

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