Intel ha pubblicato risultati del primo trimestre superiori alle attese, facendo salire il titolo del 20% nelle contrattazioni after hours. La quota del governo USA nel gruppo, acquisita sotto l'amministrazione Trump, è cresciuta di quasi il 300%.
Giovedì, nelle contrattazioni after-hours, gli investitori hanno spinto il titolo Intel in rialzo del 20% dopo la pubblicazione di una trimestrale che segnala una svolta riuscita verso l'hardware basato sull'intelligenza artificiale.
Secondo i conti pubblicati, Intel ha superato le previsioni degli analisti sia sui ricavi sia sugli utili.
I ricavi si sono attestati a 13,58 miliardi di dollari (11,6 miliardi di euro), contro una stima di 12,3 miliardi (10,5 miliardi di euro), con un aumento del 7,2% su base annua. L'utile per azione rettificato è stato di 0,29 dollari, a fronte di una previsione di 0,01 dollari attesa da molti analisti.
L'azienda ha inoltre mostrato che la strategia di integrare funzionalità avanzate di IA in tutta la propria gamma di prodotti sta dando risultati e rafforza le prospettive.
Il motore della ripresa finanziaria di Intel è la divisione Data Centre and AI (DCAI), che ha registrato numeri ben superiori alle stime di Wall Street.
Nel trimestre il segmento DCAI ha generato ricavi per 5,05 miliardi di dollari (4,2 miliardi di euro), in crescita del 22,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una cifra nettamente superiore ai 4,41 miliardi di dollari (3,77 miliardi di euro) previsti dagli analisti.
I dati confermano che i processori Xeon 6 e gli acceleratori di IA Gaudi 3 hanno conquistato una posizione di rilievo tra i clienti aziendali e i fornitori di servizi cloud.
Il CEO di Intel Lip-Bu Tan, in carica da appena un anno, ha dichiarato che «la prossima ondata di IA porterà l'intelligenza più vicino all'utente finale, passando dai modelli fondamentali all'inferenza fino agli agenti».
«Questo cambiamento sta aumentando in modo significativo la domanda per le CPU di Intel e per le nostre offerte di wafer e di packaging avanzato.»
Per il secondo trimestre, Intel ha diffuso previsioni solide, con ricavi attesi tra 13,8 e 14,8 miliardi di dollari (tra 11,8 e 12,6 miliardi di euro). Una forchetta ben superiore ai 13 miliardi di dollari (11,1 miliardi di euro) che gli investitori si aspettavano.
La ripresa dopo l'intervento del governo statunitense nel 2025
Questi numeri positivi rappresentano un sollievo per gli azionisti, reduci dall'anno più turbolento di Intel nella storia recente. Nel 2025 il gruppo ha attraversato una grave crisi esistenziale, con perdite per miliardi di dollari e difficoltà legate a nodi produttivi poco efficienti.
Per evitare un collasso, che secondo alcuni avrebbe potuto minacciare la sicurezza nazionale, nell'agosto 2025 l'amministrazione Trump è entrata direttamente nel capitale della società con una quota del 9,9%.
Il governo statunitense ha investito 8,9 miliardi di dollari (7,8 miliardi di euro) a un prezzo di 20,47 dollari per azione (18,01 euro). Tuttavia 5,7 miliardi di dollari (5 miliardi di euro) di questo importo sono stati coperti con sovvenzioni già assegnate a Intel ma non ancora erogate.
Nell'ambito dell'accordo più ampio, Intel ha cancellato importanti progetti di nuovi stabilimenti in Germania e in Polonia, per concentrare le proprie attività e puntare sulla produzione interna negli Stati Uniti.
Al momento della stesura di questo articolo, e dopo il balzo del 20% nelle contrattazioni after-hours, il titolo Intel quota 81,3 dollari (71,5 euro), quasi il 300% in più rispetto ai livelli di quando l'amministrazione Trump era entrata nel capitale.
Nel pieno di questa fase di difficoltà, Intel ha anche avviato una massiccia ristrutturazione, riducendo del 25% la forza lavoro globale, pari a circa 25.000 dipendenti.
Secondo il management, la mossa mirava a fermare l'emorragia di capitale e a semplificare una rete di stabilimenti ritenuta «inutilmente frammentata».
I risultati attuali indicano che queste misure drastiche, pur dolorose all'epoca, hanno permesso di stabilizzare il bilancio e di tornare a investire nel redditizio mercato dell'IA, in cui il gruppo era rimasto indietro rispetto ai concorrenti.