Il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile dopo l'accordo tra Stati Uniti e Iran per una tregua di due settimane che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz.
I prezzi del petrolio sono crollati mentre, mercoledì, le Borse europee e asiatiche hanno messo a segno forti rialzi, dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Gli operatori restano prudenti finché la tregua non avrà dato prova di tenuta, ma i mercati riflettono il nuovo ottimismo su una possibile fine completa del conflitto.
Mercoledì mattina il Brent viaggiava intorno a 95 dollari al barile, in rialzo di quasi il 30% dall’inizio della guerra a fine febbraio ma ben al di sotto dei picchi delle ultime settimane, a 110 dollari al barile.
Il WTI si attestava intorno a 96 dollari al barile, ancora oltre il 40% sopra i livelli precedenti al conflitto, nonostante le vendite innescate dal cessate il fuoco. La benzina all’ingrosso era a 2,94 dollari al gallone, anch’essa in aumento di oltre il 40% dall’inizio delle ostilità.
I movimenti seguono un crollo spettacolare nella notte, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato di aver sospeso gli attacchi minacciati contro ponti, centrali elettriche e altre infrastrutture civili iraniane.
Il ministro degli Esteri iraniano ha confermato che lo Stretto di Hormuz resterà aperto al traffico marittimo per le prossime due settimane, sotto controllo militare iraniano.
Asia in forte rialzo, Europa in calo
Le Borse asiatiche hanno reagito con entusiasmo. Il Nikkei 225 di Tokyo ha guadagnato il 5,0% nelle prime contrattazioni di mercoledì, il Kospi di Seul è balzato del 5,9% e l’Hang Seng di Hong Kong è salito del 2,6%.
In Europa, l’Euro Stoxx 50 sale di oltre il 3% nelle prime fasi di seduta, mentre il più ampio indice paneuropeo Stoxx 600 guadagna più del 4% e si avvia verso il maggior rialzo giornaliero dall’aprile 2025.
A Londra il FTSE 100 avanza di quasi il 2%, il DAX 30 di Francoforte è in rialzo di circa l’1%, mentre il CAC 40 di Parigi e il FTSE MIB di Milano mettono a segno incrementi superiori al 3%.
A Wall Street, i future statunitensi segnano rialzi compresi tra il 2% e il 3%; i contratti sul Nasdaq registrano l’aumento maggiore, intorno al 3,2% al momento della stesura.
Nella seduta di martedì, i listini statunitensi sono inizialmente scesi per poi recuperare le perdite, dopo che il primo ministro del Pakistan ha esortato Trump a prorogare la sua scadenza e ha chiesto all’Iran di riaprire lo Stretto.
Nelle prime ore di mercoledì sono stati comunque segnalati attacchi in Israele, in Iran e in tutta la regione del Golfo, e nessuna delle due parti ha ancora precisato quando la tregua entrerà formalmente in vigore.
Resta però la preoccupazione che agita i mercati dalla fine di febbraio: un’interruzione prolungata dei flussi di petrolio dal Golfo potrebbe mantenere i prezzi dell’energia su livelli elevati abbastanza a lungo da innescare una nuova ondata di inflazione nell’economia globale, con o senza un cessate il fuoco.