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Tregua Usa-Iran, i Paesi asiatici esultano e volano in borsa mentre scende il prezzo del petrolio

Una persona osserva un tabellone elettronico dei titoli che mostra l’indice Nikkei 225 del Giappone presso una società di intermediazione mobiliare martedì 7 aprile 2026
Una persona osserva un tabellone elettronico dei titoli che mostra l’indice Nikkei 225 del Giappone presso una società di intermediazione mobiliare martedì 7 aprile 2026 Diritti d'autore  AP Photo/Eugene Hoshiko
Diritti d'autore AP Photo/Eugene Hoshiko
Di Arnold KOKA
Pubblicato il
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Circa l'80 per cento del petrolio che attraversa lo Stretto di Hormuz è destinato all'Asia e la percentuale sale al 90 per cento per il Gnl. "La crisi di Hormuz è una crisi asiatica" aveva dichiarato Singapore

I Paesi asiatici hanno accolto con grande favore l'annuncio di martedì sera di una tregua di due settimane nella guerra in Iran, complice la dipendenza delle forniture energetiche dal Golfo.

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Circa l'80 per cento del petrolio che attraversa lo Stretto di Hormuz è destinato all'Asia, secondo l'Agenzia internazionale dell'energia. La percentuale sale a quasi il 90 per cento per il gas naturale liquefatto, esportato principalmente da Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Solo il 10 per cento è diretto verso l'Europa.

L'interruzione delle forniture non ha causato solo uno choc dei mercati energetici globali ma anche preoccupazione per la sicurezza dei Paesi asiatici.

"La crisi dello Stretto di Hormuz è una crisi asiatica", aveva dichiarato in un'intervista settimana scorsa il ministro degli Esteri di Singapore, Vivian Balakrishnan.

Giappone

"La cosa più importante è che vengano adottate misure concrete per allentare la tensione, in particolare per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz", ha sottolineato Minoru Kihara, portavoce del governo giapponese.

Il Giappone è il quinto importatore di petrolio al mondo. Circa il 70 per cento delle importazioni petrolifere di Tokyo passa attraverso Hormuz.

Più limitata è invece la dipendenza dal Gnl del Golfo. Tokyo importa prevalentemente gas dall'Australia, mentre l'11 per cento arriva da Qatar, Oman ed Emirati.

Corea del Sud

Un caso simile è quello di Seul. "Il governo sudcoreano auspica che i negoziati tra le due parti abbiano successo e che la pace e la stabilità in Medio Oriente vengano ripristinate al più presto", ha affermato il ministero degli Esteri sudcoreano in un comunicato.

Seul "auspica che la libertà e la sicurezza della navigazione per tutte le navi, comprese quelle sudcoreane, nello Stretto di Hormuz siano garantite rapidamente e continuerà a comunicare e consultarsi con i paesi interessati a tal fine", ha aggiunto.

Il Paese importa il 70 per cento del petrolio e il 20 per cento del Gnl dal Medio Oriente.

Cina

Pechino è il maggior importatore di petrolio e gas al mondo, e il principale acquirente di greggio iraniano. Nel 2025, la Cina ha importato ogni giorno circa 1,38 milioni di barili di petrolio dall'Iran, secondo i dati della società di analisi Kpler.

Il ministero degli Esteri cinese non ha commentato ufficialmente il cessate il fuoco. Nel frattempo la portavoce dell'Ambasciata di Pechino a Washington, Liu Pengyu, ha dichiarato martedì alla Cnn che il Paese "accoglie con favore tutti gli sforzi per la pace".

La Cina "ha lavorato per aiutare a raggiungere una tregua e porre fine al conflitto", ha affermato Liu.

La borsa asiatica sale e il prezzo del petrolio crolla

Dopo l'annuncio della tregua il prezzo del petrolio è crollato del 18 per cento, scendendo a 93,03 dollari al barile.

Intanto le borse asiatiche sono in forte rialzo, con i mercati giapponese e sudcoreano. In Giappone, l'indice Nikkei 225 è salito del 5,3 per cento. L'indice Kospi della Corea del Sud sono balzati oltre il 7 per cento in mattinata.

I titoli tecnologici dei produttori di chip e delle società di intelligenza artificiale hanno guidato i rialzi.

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