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Borse europee in forte ribasso per crisi in Medio Oriente. Emirati chiudono le piazze finanziarie

ARCHIVIO. Lo specialista Patrick King al lavoro sul pavimento del NYSE mentre Wall Street apre in forte calo dopo pesanti ribassi in Asia e in Europa, ottobre 2018
ARCHIVIO. Lo specialista Patrick King lavora sul floor del NYSE mentre i titoli aprono in forte ribasso dopo pesanti cali in Asia e in Europa, ottobre 2018 Diritti d'autore  AP Photo/Richard Drew
Diritti d'autore AP Photo/Richard Drew
Di Quirino Mealha
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Mercati europei in calo per la crisi tra Usa, Israele e Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz. Milano -1,97%. Emirati Arabi Uniti chiudono le Borse dopo attacchi con missili e droni

Le principali Borse europee hanno chiuso la seduta in netto ribasso, appesantite dall’escalation in Medio Oriente dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la successiva chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico globale.

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Attraverso quel passaggio marittimo transita oltre un quinto del petrolio mondiale e circa il 30 per cento del gas naturale liquefatto, alimentando i timori di nuovi shock energetici e pressioni inflazionistiche. In conferenza stampa al Pentagono, il generale Dan Caine non ha fornito indicazioni sulla durata delle operazioni, mentre il presidente Donald Trump ha parlato di possibili raid per “quattro o cinque settimane”.

Europa in rosso, Milano tra le peggiori

Tra le principali piazze finanziarie europee, Francoforte ha ceduto il 2,56 per cento, Parigi il 2,17 per cento e Londra l’1,20 per cento.

Seduta particolarmente negativa per Borsa Italiana: il Ftse Mib ha chiuso in calo dell’1,97 per cento, mentre il Ftse Italia All-Share si è attestato a 48.908 punti. In flessione anche il Ftse Italia Mid Cap (-2,34 per cento) e il Ftse Italia Star (-2,04 per cento).

Tra i titoli migliori a Milano si sono distinti Eni (+3,63 per cento), Leonardo (+2,50 per cento), Italgas (+1,55 per cento) e A2A (+0,89 per cento), sostenuti dal rialzo dell’energia e dal contesto geopolitico.

Tra le peggiori performance figurano Stellantis (-7,16 per cento), Brunello Cucinelli (-4,57 per cento), Unipol (-4,25 per cento) e BPER Banca (-4,12 per cento).

Nel segmento Mid Cap si sono mossi in controtendenza Anima Holding (+1,67 per cento) e D'Amico (+0,70 per cento), mentre forti vendite hanno colpito Maire (-6,12 per cento), Sanlorenzo (-5,40 per cento), BFF Bank (-4,76 per cento) e Intercos (-4,35 per cento).

Valute, materie prime e spread

L’euro ha perso lo 0,60 per cento contro il dollaro. L’oro è salito leggermente a 5.294,5 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha registrato un balzo del 5,78% nel contratto Light Sweet Crude Oil.

Peggiora lo spread tra Btp e Bund, salito a 64 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,35 per cento.

Emirati chiudono le Borse dopo gli attacchi

La tensione si è riflessa nei mercati del Golfo. Negli Emirati Arabi Uniti le autorità di vigilanza hanno deciso di sospendere per due giorni le contrattazioni sia sull’Abu Dhabi Securities Exchange sia sul Dubai Financial Market.

La Capital Market Authority ha motivato la decisione con la necessità di evitare vendite di panico, dopo che - secondo le autorità - 165 missili balistici, 541 droni e due missili da crociera hanno colpito il Paese nell’arco di 48 ore.

Analisi: energia e difesa favorite, industriali sotto pressione

Secondo gli analisti, la chiusura di Hormuz e le tensioni nel Mar Rosso stanno provocando gravi disagi alle catene di approvvigionamento e un’impennata dei costi energetici, con effetti immediati sui rendimenti obbligazionari globali.

Gli esperti sottolineano come il contesto favorisca i comparti difesa ed energia, mentre penalizza industriali e beni di consumo, più esposti all’aumento dei costi e al rallentamento macroeconomico. Le prime reazioni dei mercati suggeriscono un riprezzamento selettivo del rischio piuttosto che una fuga generalizzata dagli asset.

In secondo piano i dati macroeconomici: il PMI manifatturiero finale di febbraio dell’Eurozona è stato confermato a 50,8, il livello più alto degli ultimi quattro anni, segnale di una ripresa industriale che però, al momento, resta oscurata dalle tensioni geopolitiche.

Il quadro resta dominato dall’incertezza: finché non emergeranno segnali concreti di de-escalation, volatilità e nervosismo continueranno a caratterizzare i mercati finanziari globali.

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