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La Cina malata fa piangere le compagnie aeree occidentali

La Cina malata  fa piangere le compagnie aeree occidentali
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Di Paolo Alberto Valenti
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Fra le vittime del coronavirus ci sono anche i bilanci delle compagnie di bandiera che avevano fatto del lungo raggio verso oriente e Cina il loro nuovo business. Centinaia di milioni di euro di fatturato vanno in fumo. Però i cieli respirano

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Con la sospensione da due settimane dei voli diretti per la Cina, le compagnie aeree accusano gravi perdite finanziarie. Ecco uno dei cascami del coronavirus. Air France-KLM, uno dei maggiori vettori europei prevede un bel buco nel fatturato visto che i collegamenti aerei non ripartiranno prima di fine marzo.

Centinaia di milioni di euro che vanno in fumo

Il vettore franco-olandese parla di una cifra di perdite che si aggira fra i 150 e i 200 milioni di euro. La mazzata dell'epidemia plana sulle compagnie di bandiera proprio mentre si profilavano i primi sentori di ripresa dalle crisi economiche endemiche (del neocapitalismo imperante) e le destinazioni dell'estremo oriente diventavano più redditizie.

A terra anche il canguro

L'Australia Qantas Airways metterà a terra circa 18 aeromobili, bloccherà le assunzioni e chiederà ai suoi 30.000 dipendenti di adoperare tutte le ferie visto che è fra le più colpite dalla sospensione del traffico fra orienete e resto del mondo. Qantas stima che l'epidemia cinese implicherà per le sue casse una perdita di almeno 90 milioni di euro.

Ciao ciao Bali

Con le restrizioni ai viaggi l'insieme del comparto turistico sta valutando rischi e perdite. Una delle destinazioni molto popolari, Bali registra una calo pauroso di presenze. Ci sono state circa 40.000 cancellazioni di prenotazioni alberghiere nelle ultime settimane.

Il respiro del cielo

Col calo dei consumo dei carburanti il pianeta tira un sospiro di sollievo mentre a Pechino l'aria è diventata quasi respirabile i cieli di Manciuria sono finalmente più blu.

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