L'ingegnere civile e perito Fernando Minaya analizza per Euronews le ipotesi sull'incidente di Toledo: mette in dubbio che sia dovuto a un unico errore umano e chiede un audit urgente di tutta la rete ferroviaria. "Bisogna trovare la verità per le vittime"
L'indagine sull'incidente ferroviario di Toledo, che ha causato almeno 69 morti, è ancora in corso e restano molte domande senza risposta.
Fernando Minaya Rodríguez, consulente ingegnere civile, perito in prevenzione dei rischi sul lavoro ed esperto di mobilità e sicurezza stradale, analizza in un'intervista a Euronews le principali ipotesi sulle cause della tragedia.
Prima di affrontare le possibili cause, Minaya insiste su un avvertimento fondamentale: non esistono ancora conclusioni definitive. "In un giorno non puoi stabilire qual è la causa di un incidente", sottolinea.
L'esperto ribadisce che le spiegazioni attuali sono ipotesi che dovranno essere verificate con prove tecniche, registri e dati dei treni coinvolti.
Quali sono le ipotesi sul tavolo per spiegare l'incidente ferroviario di Toledo
Secondo Minaya, i primi indizi puntano a un guasto del sistema di sicurezza LZB, che ha provocato l'arresto di diversi treni. Successivamente, il centro di controllo di Atocha ha iniziato a ripristinare la circolazione.
Tuttavia, rimangono interrogativi sulle istruzioni trasmesse ai macchinisti e sui motivi per cui il treno Iryo non ha potuto riprendere la marcia.
"Tutto, tutto è determinante. Non c'è un'unica causa", avverte l'esperto, che considera prematuro attribuire l'incidente a un solo fattore.
Le scatole nere dei treni, chiave per l'indagine
I registri di entrambi i treni saranno fondamentali per ricostruire quanto accaduto. Permetteranno di conoscere dati come la velocità, l'accelerazione, il momento della frenata e le eventuali anomalietecniche.
Uno dei principali interrogativi è se il treno disponesse di distanza sufficiente per fermarsi.
Minaya spiega che, dopo determinate anomalie, i convogli devono procedere in condizioni di "marcia a vista", a una velocità massima di 40 chilometri orari. Tuttavia, ritiene che i frammenti audio diffusi indichino un'istruzione a circolare a velocità normale. "Rendiamoci conto che a 200 chilometri orari un AVE impiega tre chilometri", avverte.
L'esperto invita alla prudenza riguardo alle conversazioni diffuse tra i macchinisti e il centro di controllo. "Quello che stiamo ascoltando sono frammenti", osserva, e insiste sul fatto che sarà necessario analizzare le comunicazioni complete e tutti i dati registrati da entrambi i convogli.
Le scatole nere permetteranno di ricostruire la velocità e il momento in cui è avvenuta la frenata, anche se non è ancora possibile stabilire quando la collisione è diventata inevitabile.
Un errore umano può provocare una simile tragedia?
Minaya mette in dubbio che tutta la responsabilità possa ricadere su una sola persona. "Per me è molto difficile che un errore umano, che l'azione di una sola persona, metta in mano sua l'intero sistema di sicurezza", afferma.
L'esperto ricorda che le comunicazioni e le decisioni ferroviarie seguono protocolli stabiliti. "Non possiamo credere che la sicurezza dipenda dalla scienza infusa di un signore o di una squadra di signori", avverte.
Per questo ritiene necessario rivedere sia la loro applicazione sia le condizioni in cui lavorano i professionisti,incluse le denunce dei macchinistisu anomalie e turni prolungati.
Un sistema vecchio e varie barriere di sicurezza
Sebbene l'LZB sia un sistema vecchio, Minaya ricorda che la sua anzianità non significa necessariamente che sia insicuro. "È un sistema del 1970, ma per quanto sia vecchio è un sistema collaudato e che funziona", spiega.
Le ferrovie dispongono di diverse barriere di protezione, tra cui sistemi di balise (trasponder elettronici passivi o controllati installati tra le rotaie della linea ferroviaria per lo scambio di dati tra il suolo e il treno in transito) come l'ASFA, progettati per monitorare la circolazione e intervenire in determinate situazioni di rischio.
"Ci sono barriere di sicurezza per evitare che si produca l'incidente. Bene, qui non fallisce solo una barriera, falliscono tutte le barriere. Bisognerà analizzare perché falliscono tutte le barriere", sostiene il perito.
Stabilire quali protezioni erano operative e come hanno reagito sarà una parte essenziale dell'indagine.
"Bisogna trovare la verità, per le vittime"
La giudice incaricata dell'inchiesta ha limitato l'accesso al luogo del disastro e la manipolazione delle possibili prove. Una decisione che, secondo Minaya, dimostra che si sono tratte lezioni dall'incidente ferroviario di Adamuz, sia nell'azione della giustizia sia nella risposta dei servizi di emergenza.
"Certo che abbiamo imparato, ma abbiamo imparato non solo nella parte della giustizia, bensì anche nella parte dell'emergenza", assicura.
L'esperto sottolinea l'importanza di preservare la catena di custodia, cioè garantire che le prove siano conservate e documentate correttamente per evitare alterazioni.
"Adesso sì che bisogna trovare la verità, la verità per le vittime", insiste. E conclude con un monito fermo: "Questo non può essere una buffonata".
"Siamo al buio": l'urgenza di auditare la rete ferroviaria spagnola
Per Minaya, la priorità non è individuare in fretta un unico errore, ma effettuare una revisione approfondita della rete ferroviaria. "Ora non è più necessario. Ora è obbligatorio realizzare una verifica del sistema ferroviario spagnolo", afferma.
Questa verifica dovrebbe esaminare le infrastrutture, i treni, i sistemi di sicurezza e le esigenze di manutenzione per individuare gli interventi più urgenti.
L'esperto cita anche il ritardo di 52 mesi nell'implementazione di un sistema di sicurezza più avanzato, anche se insiste che ogni decisione deve partire da una diagnosi tecnica. "Se non diagnostichiamo il sistema ferroviario è molto difficile, perché siamo al buio", avverte.
Minaya paragona la manutenzione ferroviaria a quella di un'automobile: quanto maggiore è l'uso e l'usura, tanto più importante diventa controllare e sostituire i componenti necessari. Per questo insiste sul fatto che la vecchiaia delle linee non basta da sola a spiegare un incidente.
L'indagine resta aperta e gli interrogativi sono numerosi. Dopo le tragedie di Adamuz e Toledo, Fernando Minaya ribadisce la necessità di chiarire quanto accaduto e di rivedere a fondo la sicurezza ferroviaria spagnola. Perché non si tratta più solo di trovare risposte, ma di impedire che una nuova tragedia di tale portata torni a costare vite umane.