Tensione a Varsavia dopo l'annuncio della sospensione del presidente e del vicepresidente del Tribunale Costituzionale, da anni al centro di contese politiche. Il premier polacco Tusk rivendica la misura, il presidente Nawrocki rientra d'urgenza dal Senegal
La polizia polacca è intervenuta venerdì davanti al Tribunale costituzionale per prevenire possibili proteste dopo l'annuncio della sospensione del presidente dell'alta corte Bogdan Święczkowski e del vicepresidente Bartłomiej Sochański.
La decisione sarebbe stata presa dalla giudice Anna Korwin-Piotrowska, che attualmente sostituisce il presidente e dirige i lavori del Tribunale.
La pubblicazione ha provocato disordini, riaccendendo la disputa su chi abbia il diritto di dirigere l'istituzione.
L'organo è da anni al centro di critiche politiche. La coalizione di maggioranza, guidata dal premier Donald Tusk, ne contesta la legittimità. Sono state diverse le nomine politiche di giudici da parte del precedente governo conservatore del PiS.
La contesa è arrivata anche a Bruxelles. La Corte di Giustizie dell'UE a dicembre 2025 ha stabilito che il Tribunale costituzionale della Polonia non è indipendente a causa delle irregolarità nelle nomine dei giudici.
Le reazioni all'annuncio
Dopo l'annuncio della sospensione del presidente, sul profilo ufficiale del Tribunale costituzionale sulla piattaforma X è comparsa una dichiarazione in cui si sostiene che il sito dell'istituzione sia stato "occupato illegalmente".
Gli autori del messaggio hanno ribadito che Święczkowski resta presidente e Sochański vicepresidente. Il post afferma inoltre che Korwin-Piotrowska non è una giudice legittime del Tribunale.
Il post accusa inoltre le persone coinvolte nella sospensione del presidente di commettere il reato di colpo di Stato. Non è chiaro chi sia l'autore del post.
Al disordine istituzionale si è aggiunto il comunicato diffuso dal ministro della Giustizia e procuratore generale, Waldemar Żurek. Il ministro ha annunciato di aver trasmesso al Tribunale cinque richieste di revoca dell'immunità.
Quattro riguardano l'autorizzazione a procedere penalmente nei confronti del presidente del Tribunale, Bogdan Święczkowski; la quinta riguarda il vicepresidente Bartłomiej Sochański.
La polizia risponde alle richieste del procuratore generale e della giudice
La polizia polacca ha spiegato di aver ricevuto dalla sede centrale una comunicazione del procuratore generale Waldemar Żurek. Nella lettera si chiedeva di prestare particolare attenzione alla sicurezza del Tribunale costituzionale, alla luce delle proteste in corso nelle sue vicinanze.
Alla sede centrale della polizia è arrivata anche una lettera della giudice Anna Korwin-Piotrowska. La magistrata ha segnalato possibili rischi per la vita e l'incolumità dei giudici e dei dipendenti del Tribunale in relazione alle operazioni previste all'interno dell'istituzione. Ha inoltre indicato il rischio di turbative dell'ordine pubblico.
La giudice ha chiesto alla polizia di adottare misure per garantire la sicurezza delle persone presenti nella sede.
La polizia della capitale ha assicurato che gli agenti stanno svolgendo i propri compiti nel rispetto dell'indipendenza del Tribunale costituzionale e nei limiti delle competenze loro attribuite.
Tusk: "Non c'è altra strada"
Il primo ministro Donald Tusk ha commentato la vicenda su X: "Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere. Dopo anni di illegalità del PiS, è un processo difficile, a volte doloroso, che richiede un'azione decisa. Non c'è altra strada".
Sospensione dei vertici del Tribunale, le reazioni di Nawrocki e Kaczyński
La notizia della sospensione dalle funzioni del presidente e del vicepresidente è arrivata mentre la polizia era impegnata davanti alla sede dell'istituzione.
Anche il presidente Karol Nawrocki, in viaggio in aereo verso Dakar, ha commentato gli avvenimenti di Varsavia. In un messaggio su X ha annunciato di aver interrotto il viaggio per rientrare in Polonia. "In un momento come questo, il presidente deve essere in Polonia. Interrompo il volo per il Senegal. Torno", ha scritto.
Molto più dura la reazione del leader del partito Diritto e Giustizia (PiS), Jarosław Kaczyński. In un messaggio ha definito le operazioni un "attacco al Tribunale costituzionale" e ha accusato i servizi dipendenti dal governo di Donald Tusk di tentare di fare irruzione con la forza nell'istituzione. Ha inoltre sostenuto che la Polonia stia diventando uno Stato di polizia e che il passo successivo potrebbe essere l'autoritarismo e il totalitarismo.
"Tutto ciò che Tusk sta facendo con il Tribunale costituzionale è una palese illegalità e probabilmente un vero e proprio colpo di Stato", ha scritto su X.
La disputa sulla composizione del Tribunale va avanti da anni
Il Tribunale costituzionale verifica la conformità delle leggi alla Costituzione. È composto da 15 giudici eletti dal Sejm, la camera bassa del Parlamento polacco. I giudici hanno mandati di 9 anni.
Negli ultimi anni, lo status di alcuni magistrati e le procedure di nomina sono diventati oggetto di un aspro conflitto politico e giuridico. Lo scontro non si è risolto nemmeno con il cambio della maggioranza parlamentare.
Una nuova fase dello scontro si è aperta nel marzo 2026, quando il Sejm ha eletto 6 nuovi giudici. Due di loro hanno prestato giuramento davanti al presidente Karol Nawrocki e hanno iniziato a lavorare nella Corte.
Gli altri 4 non hanno ricevuto un invito al Palazzo presidenziale. Nawrocki si è rifiutato di riceverli, contestando vizi procedurali nelle nomine. I quattro giudici hanno però prestato giuramento davanti al capo del Sejm e hanno chiesto di essere ammessi all'esercizio delle loro funzioni.
Il Sejm ha sostenuto che spetta al Parlamento eleggere i giudici e che il ruolo del presidente è riceverne il giuramento. La presidenza della Repubblica ha invece contestato la regolarità della procedura.
La controversia si è estesa anche all'interno del Tribunale. Il presidente Bogdan Święczkowski ha impedito ai quattro nuovi giudici di partecipare alle decisioni, mettendone in discussione lo status. I magistrati si sono rivolti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha adottato una misura provvisoria chiedendo di astenersi da azioni che impedissero loro di svolgere le proprie funzioni.
La decisione non ha però risolto il conflitto. La disputa riguarda ormai non soltanto la regolarità dell'elezione dei giudici, ma anche le competenze dei diversi organi dello Stato e il diritto di decidere chi possa esercitare le funzioni giudiziarie all'interno del Tribunale costituzionale.