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Eurodeputati chiedono all'Ue di proteggere la Corte penale internazionale dalle sanzioni USA

La sede centrale della Corte penale internazionale a L'Aia, Paesi Bassi
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Di Vincenzo Genovese
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Parlamentari di tutto l'arco politico ritengono che l'Ue debba attivare lo Statuto di blocco per impedire alle aziende europee di rispettare le misure imposte dall'amministrazione Usa, definite "un attacco di una potenza straniera"

Cinquantotto membri del Parlamento europeo hanno chiesto alla Commissione europea di proteggere la Corte penale internazionale (CPI) dalle sanzioni statunitensi che rischiano di comprometterne il funzionamento.

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In una lettera inviata martedì e visionata da Euronews, gli eurodeputati hanno sollecitato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen a difendere la corte con sede nei Paesi Bassi da quello che definiscono "un attacco da parte di una potenza straniera contro un organismo sul territorio dell'Ue", avvertendo il rischio di conseguenze "devastanti".

L'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha annunciato sanzioni contro la CPI venerdì scorso, dopo le ripetute critiche alla corte per il mandato d'arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per l'inchiesta sul comportamento delle truppe americane in Afghanistan.

Dopo un periodo di grazia iniziale di sei mesi, le sanzioni potrebbero ostacolare seriamente l'attività della corte, vietando a banche e imprese statunitensi di intrattenere rapporti commerciali con essa, anche se sono previste eccezioni per alcuni servizi di telecomunicazione, software e pagamenti.

Come le sanzioni USA potrebbero ostacolare il lavoro della CPI

Considerata la predominanza delle aziende statunitensi nella finanza e nella tecnologia globali, le restrizioni potrebbero mettere la CPI in difficoltà nel pagamento delle proprie spese e nella gestione delle operazioni finanziarie.

Anche le banche europee, le compagnie assicurative e altre società di intermediazione con interessi negli Stati Uniti potrebbero essere coinvolte, rischiando sanzioni secondarie se continueranno a collaborare con la CPI.

Gli eurodeputati hanno chiesto di utilizzare "tutti gli strumenti a nostra disposizione" per proteggere la CPI dalle sanzioni. In particolare, hanno sollecitato la Commissione ad attivare il Blocking Statute dell'Ue, un meccanismo pensato per tutelare imprese e cittadini europei dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni straniere.

Lo statuto può impedire l'applicazione nell'Ue di decisioni giudiziarie straniere basate su determinate leggi e consente alle imprese europee di chiedere un risarcimento per le perdite causate dalla loro applicazione extraterritoriale. La Commissione può includere nuove leggi straniere tra quelle coperte dallo statuto, previa valutazione da parte del Parlamento europeo e dei Paesi membri dell'Ue.

La lettera è stata redatta dall'eurodeputato del Partito popolare europeo (PPE) Dirk Gotink e dall'esponente dei Socialisti e Democratici (S&D) Aurore Lalucq, ed è stata firmata da parlamentari dei gruppi PPE, S&D, Renew Europe e Verdi/EFA. I firmatari hanno avvertito che le sanzioni mettono a rischio la capacità dell'Europa di proteggere i propri cittadini e le proprie istituzioni.

In una dichiarazione diffusa sabato scorso, la responsabile della politica estera dell'Ue Kaja Kallas ha definito la minaccia di sanzioni contro l'ICC "non accettabile", ribadendo l'impegno del blocco per il diritto internazionale. Tuttavia, l'Ue non ha ancora adottato misure concrete.

La CPI conta 125 Stati membri. Gli Stati Uniti hanno firmato lo Statuto di Roma, che ha istituito la corte, ma non lo hanno mai ratificato.

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