Netanyahu è politicamente rafforzato da queste elezioni anche se nessun blocco può contare su una maggioranza parlamentare. Difficile infatti l'accordo del blocco di opposizione con i partiti arabi. L'opinione dell'ex portavoce del governo israeliano Eylon Levy
Israele si trova di fronte a tre possibili scenari dopo un’elezione parlamentare senza un vero vincitore: un governo di unità nazionale, un esecutivo di minoranza oppure nuove elezioni, secondo l’ex portavoce del governo israeliano Eylon Levy.
Lo stallo politico arriva mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu mette in scena quello che Levy ha descritto a Euronews come uno "straordinario ritorno".
"Ognuno di questi scenari richiederà che qualcuno rinunci a promesse di coalizione molto impegnative", ha spiegato Levy.
Perché si parla di sopravvivenza politica di Netanyahu
Per Netanyahu il voto rappresenta una notevole rimonta politica, dopo anni di crescenti pressioni per le falle nella sicurezza legate agli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023, la guerra che ne è seguita e le divisioni interne al Paese.
"Si tratta di uno straordinario ritorno per Netanyahu, nonostante il massacro del 7 ottobre avvenuto sotto il suo governo, nonostante tre anni di guerra da allora, nonostante il forte malcontento pubblico e l’insoddisfazione per la sua alleanza con i partiti ultraortodossi e la loro richiesta di essere esentati dal servizio militare", ha dichiarato Levy a Euronews.
Eppure i suoi progressi alle urne non si traducono necessariamente in una maggioranza di governo.
"Netanyahu ha perso la maggioranza. Sembra improbabile che riesca a mantenerla. Ma finché nessun altro riuscirà a formare un governo, resterà primo ministro ad interim", ha detto Levy.
Questo lo pone in una posizione potenzialmente vantaggiosa: i suoi avversari devono riuscire a costruire una coalizione alternativa e, se non ci riuscissero, il suo mandato da premier ad interim potrebbe allungarsi ulteriormente.
I partiti arabi potrebbero decidere chi governerà Israele?
I partiti arabi hanno ottenuto risultati significativi nelle elezioni parlamentari israeliane, e le prime proiezioni indicano una rappresentanza potenzialmente record alla Knesset.
La loro performance riporta al centro del dibattito la questione, politicamente sensibile, del loro ruolo nella formazione del prossimo governo.
Il loro sostegno potrebbe rivelarsi decisivo per stabilire se Gadi Eisenkot, principale sfidante di Netanyahu all’opposizione, riuscirà a formare un governo alternativo, sebbene diversi esponenti dell’opposizione abbiano escluso di governare insieme a loro.
Levy ha spiegato che è stata presa in considerazione l’ipotesi di un governo di minoranza guidato da Eisenkot e sostenuto da alcuni partiti arabi, ma ha avvertito che un accordo del genere potrebbe provocare un contraccolpo politico.
"I leader all’interno del blocco del cambiamento avvertono che sarebbe estremamente impopolare e potrebbe generare una reazione tale da consegnare a Netanyahu una maggioranza ancora più ampia alle prossime elezioni", ha affermato.
Levy ha sottolineato le profonde divisioni ideologiche tra i principali partiti israeliani e le forze politiche arabe, soprattutto sulla questione di Hamas.
Ha citato in particolare Mansour Abbas, leader del partito arabo Ra'am, che ha partecipato alla coalizione di governo in Israele tra il 2021 e il 2022.
Sebbene Abbas abbia condannato gli attacchi del 7 ottobre guidati da Hamas, ha rifiutato più volte di definire esplicitamente Hamas come organizzazione terroristica. Una posizione che, secondo Levy, rappresenta un ostacolo alla cooperazione politica.
"Per questo motivo restano ancora 'kryptonite' per la maggior parte dei partiti principali", ha detto Levy. "O si torna alle elezioni oppure qualcuno cede, rinuncia allo scontro e si unisce alla sua coalizione", ha concluso.