L’Europa deve puntare su investimenti e tutela dei settori strategici per restare competitiva a livello globale, afferma a Euronews Fabrice Le Saché e invita anche a cambiare approccio alla transizione energetica
Crescente concorrenza da parte di Stati Uniti e Cina, gli elevati costi dell'energia e la dipendenza dalle forniture di materie prime e tecnologie provenienti da fuori Europa pongono all'Unione europea sfide economiche di grande portata.
Di come valorizzare il potenziale del continente parla a Euronews l'imprenditore francese e vicepresidente per gli affari europei del MEDEF, Fabrice Le Saché.
Uno dei problemi principali su cui richiama l'attenzione è il modo in cui l'Unione europea sta conducendo la transizione energetica.
Secondo Le Saché, l'eccesso di burocrazia e gli oneri di rendicontazione sempre più pesanti non avvicinano l'Europa al conseguimento degli obiettivi climatici, se non sono accompagnati da investimenti concreti.
"Un certo livello di rendicontazione è necessario, ma non dovrebbe tradursi in oneri amministrativi così pesanti", afferma Le Saché in un colloquio con Euronews.
"La transizione si realizza attraverso gli investimenti, la messa in opera di progetti concreti e garantendo all'industria l'accesso a energia a basso costo e a basse emissioni", sottolinea l'imprenditore francese avvertendo che una transizione troppo costosa può portare alla chiusura degli impianti europei e alla delocalizzazione della produzione verso altre parti del mondo.
Secondo Le Saché "se la decarbonizzazione continuerà come negli ultimi anni, il risultato rischia di essere semplicemente la chiusura delle fabbriche".
L'imprenditore sottolinea che di conseguenza l'Europa perde anche posti di lavoro, il che a sua volta alimenta tensioni sociali e problemi politici. Per questo, la politica climatica deve sostenere la modernizzazione dell'industria, non indebolirne la competitività.
Produzione europea nei settori strategici
A rafforzare l'economia dell'Unione punta anche l'iniziativa 'Made in Europe', che prevede il sostegno ai prodotti e alle imprese europee.
Le Saché è favorevole a questa impostazione, ma precisa che le preferenze europee dovrebbero riguardare soprattutto alcuni settori strategici.
"Non dobbiamo produrre tutto in Europa. Dobbiamo però mantenere capacità produttive adeguate e garantirci un accesso sufficiente alle materie prime e ai componenti fondamentali", sottolinea.
Cita come esempio i semiconduttori, le materie prime critiche, le batterie e le tecnologie utilizzate nelle energie rinnovabili. La dipendenza da fornitori esterni può infatti diventare un serio problema in caso di crisi o di restrizioni alle esportazioni.
Le Saché ricorda che l'esperienza della pandemia di Covid-19 ha mostrato quanto rapidamente la mancanza di prodotti essenziali possa paralizzare il funzionamento dell'economia europea.
"Quando abbiamo avuto bisogno di farmaci e mascherine protettive, si è scoperto che non tutti i prodotti necessari erano disponibili in Europa. Le forniture dipendevano da decisioni prese al di fuori del nostro continente, in particolare in India e in Cina", afferma l'imprenditore. "Se la Cina decidesse di usare la propria posizione nelle materie prime critiche come strumento di pressione, potrebbe limitarne la disponibilità".
L'Unione dovrebbe trarre insegnamento dalle politiche economiche di Stati Uniti e Cina. Entrambi i Paesi sostengono attivamente le proprie imprese e cercano di attirare investimenti. L'esperto ritiene, infatti, che l'Europa dovrebbe fare altrettanto, concentrandosi però sui settori più cruciali per la sua sicurezza "così che le nostre catene di approvvigionamento siano più resilienti e l'economia più sicura".
Un mercato unico forte e la questione cruciale della sicurezza energetica
Il vicepresidente per gli affari europei del MEDEF sottolinea poi che l'Europa non è più debole dei suoi concorrenti globali in Cina o negli Stati Uniti. "È l'Europa uno dei principali attori: dispone di un enorme mercato e rientra tra le maggiori potenze commerciali al mondo", aggiunge, "dovremmo restare aperti al mondo, ma al tempo stesso integrare meglio il nostro mercato unico".
Per Le Saché, il problema restano le barriere che ostacolano la cooperazione economica tra gli Stati membri. "Mario Draghi ha indicato con molta chiarezza che sul mercato unico esistono ancora numerosi ostacoli che dovremmo eliminare. Le differenze nelle norme e negli oneri regolatori generano costi aggiuntivi" - afferma.
In questo contesto, Le Saché richiama la necessità di costruire un'unione dei mercati dei capitali, grazie alla quale una quota maggiore del risparmio europeo potrebbe essere convogliata verso investimenti nell'economia del continente.
La guerra in Ucraina ha messo in luce l'entità della dipendenza europea dalle materie prime importate. Allo stesso tempo, le tensioni legate alla situazione nello stretto di Hormuz ricordano che l'instabilità delle forniture può avere ripercussioni sulle economie di tutto il mondo.
Le Saché è favorevole allo sviluppo di un mix diversificato di fonti energetiche, che includa il nucleare, il gas, il biogas, il biometano, l'energia eolica e solare e l'idrogeno.
"L'Europa deve aumentare la propria indipendenza energetica", sollecita, "la presidente della Commissione europea ha fatto notare che l'aumento dei prezzi dell'energia legato alla situazione nello stretto di Hormuz costa agli europei altri 150 miliardi".