Seguiteci
Pubblicità

Iraq, sette francesi condannati per appartenenza allo Stato Islamico

Miliziani dello Stato islamico davanti a un posto di controllo nel villaggio di Maryam Begg, a nord di Baghdad, in Iraq, il 29 settembre 2014
Miliziani dello Stato islamico davanti a un posto di controllo nel villaggio di Maryam Begg, a nord di Baghdad, in Iraq, il 29 settembre 2014 -  Diritti d'autore  AP Photo/Hadi Mizban, File
Diritti d'autore AP Photo/Hadi Mizban, File
Di Nathan Joubioux
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

Le pene vanno da 15 a 20 anni di carcere per gli jihadisti francesi, considerati "particolarmente pericolosi" dai giudici che li hanno condannati

Sette cittadini francesi sono stati riconosciuti colpevoli, martedì 27 ottobre, da un tribunale iracheno, di reati legati al terrorismo e condannati a pesanti pene detentive per la loro appartenenza al gruppo jihadista Stato Islamico.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Il Consiglio superiore della magistratura iracheno ha precisato che Lakhdar Sebouai, Adel Bou Aoun, Anas Abdul Rahman, Ziad Ahmad, Mehdi Sida e Benjamin Van Han sono stati condannati all'ergastolo, che nel diritto iracheno equivale a vent'anni di detenzione. Il settimo imputato, Amza Benabed, ha ricevuto una condanna a quindici anni di carcere. Il giovane, 24 anni, era stato coinvolto dalla madre, che si era unita allo Stato Islamico più di dieci anni fa. Ora hanno 30 giorni di tempo per presentare ricorso.

Le persone condannate giudicate "particolarmente pericolose"

In base al diritto iracheno, le decisioni dei tribunali penali sono comunque sottoposte al vaglio della Corte di cassazione, indipendentemente dal fatto che l'imputato presenti o meno appello.

I sette uomini sono stati giudicati come "particolarmente pericolosi poiché rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale del Paese, e per il ruolo di destabilizzazione dell'Iraq e della Siria, oltreché per il loro coinvolgimento nell'incitamento a operazioni terroristiche in altri Paesi", ha precisato il tribunale in un comunicato.

Facevano tutti parte del gruppo di 47 francesi sospettati di avere legami con lo Stato Islamico. Erano detenuti in Siria fino all'anno scorso; gli avvocati della difesa e i rappresentanti dell'ambasciata della nazione europea erano presenti all'udienza.

Non si sa se i cittadini francesi possano essere rimpatriati

Il gruppo jihadista aveva dilagato in Iraq nel 2014, impadronendosi di vasti territori nell'ovest del Paese e nella vicina Siria, dove aveva stabilito la sede del suo califfato autoproclamato. Sebbene l'organizzazione abbia perso il controllo di queste aree da diversi anni, mantiene ancora cellule attive che compiono periodicamente attacchi in entrambi i Paesi.

L'Iraq detiene attualmente migliaia di persone sospettate di appartenere allo Stato Islamico. Tra queste ci sono oltre 5.700 prigionieri trasferiti dal nord-est della Siria all'Iraq dopo lo scoppio, a gennaio, degli scontri tra le forze governative siriane e le Forze democratiche siriane, guidate dai curdi. Per anni queste ultime hanno sorvegliato i centri di detenzione dove erano rinchiusi i combattenti jihadisti e le loro famiglie a seguito della caduta del califfato.

Alcuni detenuti legati allo Stato Islamico erano riusciti a fuggire durante gli scontri di gennaio, alimentando il timore di evasioni su scala più ampia e spingendo al trasferimento degli altri prigionieri in Iraq. Il consigliere iracheno per la sicurezza nazionale, Qasim al-Aboudi, ha dichiarato, all'inizio di questo mese, che la Siria aveva chiesto di portare a Damasco di circa quattromila siriani sospettatidi appartenere allo Stato Islamico e detenuti in Iraq, per essere processati. Baghdad ha però respinto la richiesta.

Qasim al-Aboudi ha aggiunto che, al termine dei processi in Iraq, alcuni detenuti potrebbero essere rimandati nel proprio Paese d'origine per scontare la pena. Non si sa però se i cittadini francesi condannati potranno essere rimpatriati. In passato l'Iraq ha spesso giustiziato persone condannate per terrorismo, attirando le critiche delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Il Paese tuttavia non applica la pena di morte ai cittadini stranieri i cui Stati di origine non la prevedono.

Risorse addizionali per questo articolo • AP

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Gli Stati Uniti annunciano la fine della missione anti-ISIS in Iraq, fazioni armate in festa

Afghanistan, l'Isis rivendica l'attentato a un ristorante cinese che ha causato sette morti

Siria: gli Stati Uniti lanciano nuovi attacchi di rappresaglia contro l'Isis