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Petrolio giù di oltre il 6% dai massimi di guerra mentre avanza la diplomazia su Iran

ARCHIVIO - Un uccello vola basso sull'acqua mentre navi cargo sono all'ancora nello Stretto di Hormuz, di fronte a Bandar Abbas, Iran, 24 ott 2026
FILE. Un uccello vola rasente all'acqua mentre navi cargo sono alla fonda nello Stretto di Hormuz, al largo di Bandar Abbas, Iran, 24 ott. 2026 -  Diritti d'autore  Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP
Diritti d'autore Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP
Di Quirino Mealha
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Il Brent è sceso di oltre il 6% lunedì mattina, dopo i massimi da marzo, mentre mediatori regionali erano a Teheran e Trump valutava un accordo con l'Iran; gli investitori attendono una settimana intensa di decisioni delle banche centrali e trimestrali.

Il prezzo del petrolio è crollato lunedì mattina, mentre gli sforzi diplomatici per calmare la guerra con l'Iran prendevano slancio e il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che stava valutando un accordo con Teheran.

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Il Brent, il riferimento mondiale per il petrolio, è sceso di oltre il 6% circa da 117,4 dollari al barile alla chiusura di venerdì a circa 110 dollari al momento della stesura, mentre il riferimento statunitense West Texas Intermediate è arretrato di circa il 2% a 101,5 dollari al barile.

La chiusura di venerdì è stata il livello più alto per il Brent dal 19 marzo e solo circa il 2% sotto il picco di 119,5 dollari toccato a inizio marzo, all'avvio della guerra con l'Iran. Prima del conflitto, il Brent scambiava intorno ai 72 dollari al barile.

I prezzi erano balzati la scorsa settimana dopo che i ribelli Houthi dello Yemen, un gruppo armato allineato con l'Iran, avevano attaccato aeroporti e infrastrutture energetiche in Arabia Saudita, il maggiore esportatore di petrolio al mondo.

Il clima però è cambiato nel fine settimana.

Secondo i media, mediatori del Qatar si sono recati a Teheran domenica in coordinamento con Washington, mentre il ministro della Difesa saudita, il capo di stato maggiore dell'esercito pakistano e il capo dell'intelligence turca erano attesi lunedì nella capitale iraniana per colloqui sulla sicurezza regionale.

In un'intervista a Fox News domenica, Trump ha presentato la situazione come una scelta chiedendo: "faccio un accordo con loro o li finisco?".

I rischi per l'offerta non sono però svaniti, dato che gli Houthi hanno dichiarato di avere colpito di nuovo aeroporti e siti energetici sauditi nel fine settimana, mentre Riad ha riferito di avere abbattuto altri missili e droni.

Trump esalta i flussi attraverso Hormuz

Durante un comizio a Port Huron, in Michigan, in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, Trump ha difeso le ragioni con cui la sua amministrazione ha avviato il conflitto.

Citando il Wall Street Journal, ha anche affermato che "il petrolio che esce dallo stretto di Hormuz ora supera i livelli precedenti alla guerra [...] la nostra marina è stata incredibile".

Lo stretto di Hormuz convogliava circa un quinto del petrolio mondiale prima della guerra.

Le esportazioni di greggio del Golfo, escluso l'Iran, sono tornate a livelli prebellici a settembre, secondo la società di tracciamento delle navi Kpler, ma circa il 40% di tali volumi ora aggira lo stretto attraverso oleodotti, rispetto al 17% prima del conflitto.

Utili e settimana delle banche centrali

Gli investitori si preparano inoltre a una settimana intensa di decisioni sui tassi da parte delle principali banche centrali mondiali.

In Europa, sia lo Stoxx 600 paneuropeo sia l'Euro Stoxx 50 trattavano a oltre lo 0,6% sopra la chiusura di venerdì.

Il FTSE 100 del Regno Unito, il DAX della Germania, il CAC 40 della Francia, il FTSE MIB dell'Italia e lo SMI della Svizzera sono tutti saliti tra lo 0,3% e l'1%, con l'indice tedesco in testa.

L'IBEX 35 spagnolo e l'AEX dei Paesi Bassi sono rimasti piatti.

Gli asset francesi hanno tirato un sospiro di sollievo dopo che venerdì sera l'agenzia di rating Moody's ha inaspettatamente confermato il rating Aa3 sulla Francia.

Negli Stati Uniti, i future sull'S&P 500 erano in rialzo dello 0,3%, così come quelli sul Nasdaq 100 a forte componente tecnologica.

La settimana si preannuncia densa: mercoledì la Federal Reserve annuncerà la sua decisione e il consenso prevede che i tassi restino tra il 3,75% e il 4% prima di un possibile aumento a dicembre.

Giovedì seguirà la Banca centrale europea, con al centro l'instabilità del mercato obbligazionario francese, e venerdì la Banca del Giappone.

La stagione delle trimestrali entra inoltre nel vivo: circa un'azienda su tre dell'S&P 500 pubblicherà i risultati, tra cui Alphabet, Microsoft e Amazon, mentre in Europa aggiorneranno gli investitori BP e Shell.

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