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Italia guarda a Est per cambiare le regole ambientali Ue: dopo Praga, l'intesa con Varsavia

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
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Dopo l'accordo con la Repubblica Ceca, l'Italia rafforza l'asse con la Polonia per rivedere ETS, quote gratuite di CO2 e obiettivi per l'auto, in nome della competitività industriale

L'Italia cerca alleati nell'Europa centro-orientale per rivedere le regole ambientali dell'Unione europea e ridurre i costi della transizione per le imprese. Dopo l'intesa con la Repubblica Ceca, Roma rafforza il coordinamento con la Polonia: il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro polacco delle Finanze e dell'Economia, Andrzej Domański, hanno firmato a Varsavia una dichiarazione congiunta sulle politiche industriali europee.

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Al centro c'è la richiesta di modificare il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l'ETS, e di rivedere le regole che accompagnano la decarbonizzazione dell'industria e dell'automotive.

L'obiettivo dichiarato è aumentare la competitività delle imprese europee, attraverso energia meno costosa, norme più flessibili e maggiori tutele per le produzioni del continente. Il confronto si sposta così anche sul livello di ambizione e sui tempi delle politiche climatiche europee: le misure pensate per ridurre le emissioni sono sempre più contestate dai governi che temono possano penalizzare la produzione industriale.

ETS e quote gratuite, Italia e Polonia chiedono una revisione

La dichiarazione firmata a Varsavia, a margine della nona riunione ministeriale dei Friends of Industry, mette al centro la riforma dell'ETS, il sistema che assegna un prezzo alle emissioni di anidride carbonica di centrali elettriche e industrie ad alta intensità energetica. Italia e Polonia giudicano insufficiente la proposta della Commissione europea e chiedono che gli obiettivi di riduzione delle emissioni siano commisurati alle possibilità tecnologiche ed economiche delle imprese.

Roma e Varsavia vogliono soprattutto mantenere le quote gratuite di emissione senza introdurre nuove condizioni e sospenderne la progressiva eliminazione finché non sarà dimostrata l'efficacia del CBAM, il meccanismo europeo che applica un costo legato alle emissioni di carbonio su determinate importazioni da Paesi extra Ue. La misura dovrebbe ridurre il rischio che le imprese europee, soggette a vincoli climatici più stringenti, perdano competitività rispetto ai concorrenti esterni o trasferiscano altrove le proprie attività.

La posizione dei due governi punta quindi a rallentare o correggere alcuni strumenti della transizione, in attesa che le protezioni contro la concorrenza internazionale producano risultati verificabili. Una linea che mette in primo piano la difesa della base industriale europea, ma che apre anche un confronto sul rapporto tra competitività, riduzione delle emissioni e rispetto degli obiettivi climatici dell'Unione.

Dalla Repubblica Ceca alla Polonia: la strategia italiana a Est

L'accordo con Varsavia non è un'iniziativa isolata. Il 20 maggio 2026 Urso aveva incontrato a Roma il ministro ceco dell'Industria e del Commercio, Karel Havlíček, per rafforzare la cooperazione su ETS, CBAM, automotive, semplificazione normativa e spazio. In quell'occasione, i due governi avevano ribadito la necessità di regole più sostenibili per le imprese e di neutralità tecnologica.

Il coordinamento si è poi spostato sul piano politico. Il 29 settembre, a Praga, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il premier ceco Andrej Babiš hanno discusso di competitività industriale, costi energetici e revisione del mercato europeo della CO2, lavorando a proposte comuni da portare nelle sedi Ue. L'interscambio commerciale tra Italia e Repubblica Ceca ha raggiunto nel 2025 i 18,35 miliardi di euro, in aumento del 7,8 per cento rispetto all'anno precedente.

La tappa polacca consolida dunque un asse con governi che chiedono maggiore flessibilità nell'applicazione delle politiche climatiche e una revisione dei costi che gravano sull'industria. L'obiettivo italiano è costruire una massa critica in Consiglio e nei tavoli ministeriali europei, per incidere sulle proposte della Commissione. Non si tratta di un fronte esclusivamente orientale: il formato Friends of Industry comprende anche altri grandi Paesi industriali, tra cui Francia, Germania e Spagna.

Automotive, stop alla rigidità sul 2035 e spazio ai biocarburanti

Un altro punto centrale dell'intesa riguarda il settore automobilistico. Italia e Polonia chiedono una revisione degli obiettivi e delle traiettorie europee di riduzione delle emissioni di CO2 per le auto, a partire dal quadro previsto per il 2035. I due Paesi vogliono che le regole riconoscano una nuova categoria di veicoli alimentati con combustibili climaticamente neutri, compresi i biocarburanti.

La richiesta si inserisce nella battaglia italiana per la neutralità tecnologica: secondo questa impostazione, gli obiettivi climatici non dovrebbero privilegiare una sola soluzione tecnologica, ma consentire il contributo di diverse opzioni in grado di ridurre le emissioni. È una posizione che punta a rivedere l'attuale traiettoria normativa europea, con possibili conseguenze sugli investimenti delle case automobilistiche e sull'intera filiera dei componenti.

Sul tavolo c'è anche l'Atto per l'accelerazione industriale, con cui i due governi sostengono una preferenza europea per le produzioni realizzate nell'Unione, aperta ai partner affidabili sulla base della reciprocità. L'intento è rafforzare la capacità produttiva dei Ventisette e proteggere i settori strategici dalla concorrenza sleale.

Energia, acciaio e tecnologie avanzate: le altre priorità dell'accordo

La dichiarazione affronta anche il costo dell'energia, indicato dai due Paesi come uno dei principali ostacoli alla competitività industriale. Italia e Polonia chiedono misure europee urgenti per abbassare i prezzi, potenziare le reti, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e promuovere acquisti congiunti.

Per la chimica e la siderurgia, l'intesa punta alla modernizzazione degli impianti e a una difesa più efficace contro le pratiche commerciali sleali. I due governi riconoscono inoltre il valore strategico del rottame ferroso, materia prima importante per la produzione di acciaio, e chiedono un quadro europeo che ne limiti le esportazioni per evitare carenze a danno delle imprese europee.

La collaborazione si estenderà all'intelligenza artificiale, al calcolo ad alte prestazioni, alle tecnologie quantistiche e all'aerospazio, oltre che a possibili iniziative nel settore della difesa. Sono previsti contatti periodici tra i ministeri e i rispettivi uffici tecnici, in particolare in vista del Consiglio Competitività dell'Ue, oltre a forum economici e iniziative tra imprese e associazioni industriali.

Con la dichiarazione di Varsavia, il governo italiano rafforza una linea che punta a correggere le regole ambientali europee quando considerate troppo onerose per la produzione industriale. La richiesta non riguarda soltanto la semplificazione burocratica: investe direttamente il prezzo del carbonio, le quote gratuite, gli obiettivi per l'automotive e le protezioni per le imprese esposte alla concorrenza internazionale.

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