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Meloni a Praga da Babiš: sei proposte contro il caro energia e per cambiare l'ETS

La premier Giorgia Meloni - foto archivio
La premier Giorgia Meloni - foto archivio -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
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Meloni e Babiš preparano sei proposte da portare al Consiglio Ue: ETS, ETS2, quote gratuite, mercato della CO2 e sicurezza energetica

Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, è a Praga per costruire con il premier ceco Andrej Babiš una posizione comune sull'energia da portare al Consiglio europeo di ottobre.

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Al centro del bilaterale ci sono il caro energia, il mercato europeo della CO2 e la competitività dell'industria, con un pacchetto di sei possibili interventi che Italia e Repubblica Ceca intendono mettere a punto nelle prossime settimane.

Il dossier più concreto riguarda la revisione delle regole europee sul sistema ETS, il mercato delle quote di emissione che assegna un prezzo alle emissioni di CO2. Roma e Praga sostengono che l'attuale meccanismo possa aumentare la pressione sui costi dell'energia e sulla competitività industriale. Le due capitali vogliono quindi arrivare al vertice europeo del 15 e 16 ottobre con proposte comuni.

ETS, le sei proposte di Italia e Repubblica Ceca

Il dossier più concreto sul tavolo di Meloni e Babiš è quello dell'ETS, il sistema europeo che impone alle industrie e alle centrali elettriche di acquistare quote per le emissioni di CO2. Roma e Praga vogliono intervenire sul meccanismo per ridurre l'impatto del costo della CO2 sulla bolletta energetica e sulla competitività delle imprese, senza mettere in discussione l'obiettivo della decarbonizzazione.

Non si tratta però di una discussione nata con il vertice di Praga. Il 20 maggio il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva incontrato a Roma il ministro ceco dell'Industria Karel Havlíček, proprio per rafforzare la cooperazione su automotive, ETS e spazio. Il dossier sull'ETS arriva quindi oggi sul tavolo dei due premier dopo un confronto già avviato tra i rispettivi governi.

Il pacchetto che Meloni e Babiš intendono mettere a punto in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre prevede sei possibili linee di intervento.

Più flessibilità sul mercato della CO2.

Il primo punto riguarda la Market Stability Reserve (MSR), la riserva che regola la quantità di quote ETS disponibili sul mercato per evitare squilibri tra domanda e offerta.

L'obiettivo di Roma e Praga è utilizzarla per evitare che il meccanismo contribuisca ad accentuare la pressione sui costi delle imprese. La questione è particolarmente attuale perché il 23 settembre gli Stati membri hanno già raggiunto un accordo per modificare le regole della riserva, prevedendo che le quote eccedenti possano essere reimmesse sul mercato in caso di forti aumenti dei prezzi. L'accordo deve ora essere negoziato con il Parlamento europeo.

È quindi su questo terreno che la proposta italiana e ceca si inserisce nel negoziato europeo in corso.

Quote gratuite per l'industria

La seconda proposta riguarda i settori maggiormente esposti alla concorrenza internazionale e ai costi energetici, come acciaio, cemento e ceramica.

L'idea è introdurre temporaneamente maggiore flessibilità nell'assegnazione delle quote gratuite ETS, per evitare che il costo della CO2 si traduca in una perdita di competitività proprio nei comparti industriali più energivori.

Il tema è particolarmente rilevante per i due Paesi, entrambi caratterizzati da una forte base manifatturiera e da filiere industriali integrate con il resto dell'Europa.

Limitare l'effetto sulla bolletta elettrica

Il terzo intervento punta a ridurre la trasmissione del costo della CO2 sul prezzo all'ingrosso dell'elettricità.

Il meccanismo è indiretto: quando una centrale elettrica alimentata da combustibili fossili deve acquistare quote ETS, il costo delle emissioni può entrare nel prezzo dell'elettricità. Italia e Repubblica Ceca vogliono valutare misure temporanee per limitare questo effetto in una fase di forte pressione sui prezzi energetici.

Il tema era già emerso con forza in Italia nei mesi scorsi. A marzo il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin aveva stimato in oltre 7 miliardi di euro l'impatto dell'ETS sul sistema italiano e aveva indicato come obiettivo quello di ridurne gli effetti economici senza mettere in discussione il principio del mercato della CO2.

Più flessibilità sulle regole del gas

Il quarto punto esce dal perimetro stretto dell'ETS e riguarda la sicurezza energetica.

Italia e Repubblica Ceca chiedono di evitare che nuove regole europee rendano più difficile diversificare le fonti di approvvigionamento. Nel mirino c'è in particolare il Regolamento europeo sul metano, la cui piena applicazione dal prossimo gennaio potrebbe, secondo Roma e Praga, complicare il ricorso a fornitori alternativi.

La richiesta è quindi quella di prevedere, se necessario, sospensioni o flessibilità temporanee per evitare che gli obblighi regolatori abbiano effetti sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui prezzi.

Più controlli sul mercato ETS

La quinta proposta riguarda la trasparenza del mercato delle quote di CO2.

Roma e Praga chiedono un monitoraggio più stretto da parte della Commissione europea, dell'ESMA, l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, e dell'ACER, l'Agenzia europea per la cooperazione fra i regolatori dell'energia.

L'obiettivo è avere un controllo maggiore sulle dinamiche del mercato e intervenire più rapidamente in presenza di movimenti ritenuti anomali.

Il nodo ETS2

L'ultimo punto riguarda l'ETS2, il nuovo sistema che dovrebbe diventare pienamente operativo nel 2028 e che estenderà il prezzo della CO2 ai combustibili utilizzati per il trasporto stradale e per gli edifici.

Qui la richiesta di Meloni e Babiš è più netta: rivedere i tempi dell'entrata in vigore.

L'ETS2 è stato pensato per ridurre le emissioni nei settori finora non coperti dal sistema principale, ma il suo impatto sui prezzi di carburanti e riscaldamento è diventato uno dei principali punti di discussione politica. L'Ue ha già modificato quest'anno la propria riserva stabilizzatrice proprio per rendere il nuovo mercato più prevedibile e limitare la volatilità: l'accordo tra Consiglio e Parlamento ha, tra l'altro, rafforzato il meccanismo di intervento quando il prezzo della CO2 supera determinate soglie.

È dunque su due fronti collegati che Italia e Repubblica Ceca vogliono intervenire: correggere il funzionamento dell'attuale ETS e rinviare o riconsiderare l'avvio dell'ETS2. Il pacchetto sarà ora sottoposto al confronto con gli altri governi europei in vista del Consiglio di ottobre..

Energia, difesa e migrazione: la convergenza non è nuova

Un precedente significativo risale al maggio 2023, quando Meloni aveva incontrato a Praga l'allora premier Petr Fiala. Già allora sul tavolo c'erano sicurezza energetica, difesa, Ucraina, migrazione ed energia.

Uno dei temi era stato il potenziamento dell'oleodotto TAL, infrastruttura destinata a rafforzare l'accesso della Repubblica Ceca al petrolio attraverso l'Italia. Si era discusso inoltre della possibilità che l'Italia diventasse un hub per le forniture di gas verso l'Europa centrale, anche attraverso i terminali di gas naturale liquefatto italiani.

Anche la difesa era già un terreno di collaborazione. Nel 2023 Praga indicava opportunità per le aziende dei due Paesi nei settori di droni, radar, guerra elettronica e munizioni. Nello stesso incontro Meloni e Fiala avevano inoltre lavorato su una posizione comune sull'Euro 7 e sulla politica europea dell'immigrazione.

È quindi un rapporto che negli ultimi anni ha progressivamente affiancato alla tradizionale collaborazione economica una dimensione sempre più politica e strategica.

Un interscambio da 18,35 miliardi di euro

La dimensione economica contribuisce a spiegare l'interesse reciproco. Nel 2025 l'interscambio tra Italia e Repubblica Ceca ha raggiunto 18,35 miliardi di euro, in crescita del 7,8 per cento rispetto al 2024. Secondo i dati dell'Ufficio di statistica ceco, le esportazioni italiane verso la Repubblica Ceca hanno raggiunto circa 8,7 miliardi di euro, mentre quelle ceche verso l'Italia si sono attestate a circa 9,6 miliardi.

Il rapporto è fortemente legato alla manifattura: tra i principali comparti degli scambi figurano macchinari, mezzi di trasporto e automotive, mentre per le imprese italiane la Repubblica Ceca rappresenta un mercato importante anche per beni di consumo, macchinari e tecnologie. Il settore automobilistico è inoltre uno dei principali terreni di cooperazione tra Roma e Praga, insieme a energia, spazio e difesa.

È un legame economico che rende particolarmente significativo il confronto sull'energia e sull'ETS: il costo dell'energia e della CO2 è infatti direttamente collegato alla competitività delle filiere industriali dei due Paesi. Non a caso, proprio nel 2026 Italia e Repubblica Ceca hanno intensificato il confronto sulla riforma del sistema ETS e sulla tutela dei settori energivori..

Il fronte comune in Europa

Il confronto di Praga si allargherà agli altri dossier europei. Meloni e Babiš discuteranno della competitività dell'Unione, del prossimo Quadro finanziario pluriennale, della politica di coesione e della Politica agricola comune.

Italia e Repubblica Ceca fanno entrambe parte degli Amici della Coesione, il gruppo di Paesi che chiede di mantenere un ruolo centrale della politica di coesione nel prossimo bilancio europeo.

Anche sulla migrazione esiste una convergenza costruita negli anni, in particolare sulla necessità di rafforzare i rimpatri e la cooperazione con i Paesi di origine e transito. A febbraio Babiš aveva indicato proprio la gestione della migrazione irregolare come uno dei terreni sui quali Praga e Roma intendono coordinarsi.

La visita di Meloni arriva così al termine di un percorso già avviato: dal rapporto bilaterale alla costruzione di posizioni comuni sui dossier europei. E oggi il punto di maggiore concretezza è l'energia, con sei proposte sull'ETS che Italia e Repubblica Ceca puntano a portare al tavolo dei leader Ue di ottobre.

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