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Italia e Repubblica Ceca chiedono all'UE di alleggerire le regole verdi per sostenere l'industria

La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il primo ministro ceco Andris Babis, 29 settembre.
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, e Andris Babis, primo ministro della Cechia, il 29 settembre. -  Diritti d'autore  Vlada ceske Republiky
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Di Marta Pacheco
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Roma e Praga chiedono a Bruxelles misure temporanee per sostenere l'industria europea: nel mirino costi dell'energia, ETS e carbonio

Italia e Repubblica Ceca lanciano un allarme a Bruxelles: senza un alleggerimento delle regole verdi dell'Unione europea, la base industriale del blocco rischia danni duraturi. Il monito arriva nel pieno di uno shock energetico senza precedenti e riflette le crescenti pressioni delle capitali europee per proteggere la manifattura dai costi dell'energia e del carbonio.

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"Se la sicurezza degli approvvigionamenti resta la priorità immediata, la combinazione tra alcuni dei prezzi dell'energia più alti al mondo, costi elevati del carbonio e prezzi eccezionali dei carburanti rischia di indebolire ulteriormente la manifattura europea e accelerare la rilocalizzazione di produzione e investimenti", si legge in una lettera visionata da Euronews.

Meloni e Babiš coordinano il piano

La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha incontrato a Praga il suo omologo ceco Andrej Babiš la scorsa settimana. Al centro dei colloqui, un piano d'azione comune in vista del vertice dei leader dell'UE a Bruxelles del 15 ottobre.

Roma e Praga puntano in particolare al mercato europeo del carbonio e alle norme sul metano, recentemente ammorbidite, con l'obiettivo di costruire una coalizione più ampia all'interno del Consiglio europeo.

La proposta congiunta prevede una serie di interventi mirati per dare ossigeno alle industrie europee in difficoltà. Tra le richieste c'è la proroga delle quote gratuite di CO2 per l'industria pesante nell'ambito dell'ETS, il sistema europeo di scambio delle emissioni, e il congelamento della graduale eliminazione delle assegnazioni gratuite di CO2 per i settori interessati dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell'UE.

Roma e Praga: misure temporanee per l'industria

La spinta arriva mentre la competitività europea guadagna spazio nell'agenda politica e si prepara a essere uno dei temi centrali del vertice dei leader dell'UE del 15 ottobre.

Italia e Repubblica Ceca definiscono le loro proposte misure "temporanee", sostenendo che possano "preservare gli obiettivi climatici di lungo periodo". Alcune delle richieste, tuttavia, comporterebbero cambiamenti significativi nell'applicazione delle politiche climatiche europee al settore industriale.

Tra le ipotesi c'è anche una sospensione temporanea dell'ETS. "Una sospensione temporanea dell'ETS dell'UE fornirebbe un sollievo immediato all'industria europea dai costi del carbonio", si legge nella lettera.

Roma e Praga riconoscono però che una sospensione potrebbe non ottenere sufficiente sostegno. Per questo chiedono di valutare "alternative mirate e immediatamente attuabili" che il Consiglio europeo possa promuovere per attenuare gli effetti dello shock energetico e integrare le misure già annunciate a livello europeo.

Crosetto: "L'ETS oggi è ingiusto e insostenibile"

Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto è arrivato di recente a chiedere apertamente la sospensione dell'ETS fino al miglioramento delle condizioni economiche.

"Ci saranno momenti migliori" per reintrodurre il mercato del carbonio e proteggere l'ambiente, ha dichiarato Crosetto.

"Oggi una tassa come l'ETS è ingiusta, assurda, insostenibile nella competizione internazionale e crea disuguaglianze, perché grava in modo indiscriminato e identico su tutti i consumatori finali europei", ha scritto su X.

Cresce la pressione sulla competitività europea

L'iniziativa di Meloni e Babiš si inserisce in una spinta più ampia tra le capitali europee per dare maggiore peso alla competitività industriale nell'attuazione delle politiche climatiche dell'UE.

Una posizione simile è stata espressa anche dal ministro dell'Energia austriaco Wolfgang Hattmannsdorfer a margine della riunione dei ministri della Competitività a Bruxelles del 24 settembre.

Hattmannsdorfer ha invocato un "patriottismo economico" per mantenere industrie e posti di lavoro in Europa. Preservare la produzione europea, ha sostenuto, è fondamentale per la ricchezza della regione, per lo Stato sociale e anche per mantenere elevati gli standard ambientali.

La sfida per Bruxelles sarà quindi trovare un equilibrio tra la transizione verde e la necessità di evitare che i costi della decarbonizzazione spingano imprese e investimenti fuori dall'Europa.

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