Secondo gli osservatori, nelle regioni più depresse si può manipolare con il denaro anche il 10-20 per cento degli elettori. In Serbia, come in Ungheria, nei villaggi più poveri, un voto costa circa 50 euro
In Serbia domenica l'opposizione democratica ha vinto con ampio margine, e a questo risultato hanno contribuito in modo decisivo gli osservatori incaricati di vigilare sulla correttezza del voto.
Per la prima volta sentinelle composte da studenti universitari e attivisti dell'opposizione hanno attraversato il Paese per smascherare i trasporti organizzati degli elettori e il voto di scambio.
Il presidente Aleksandar Vučić infatti non ha esitato a ricorrere neppure a questi strumenti. Pur di non dover cedere il potere dopo 12 anni.
"Mi sono unito perché sono studente e da due anni protesto contro il governo. Volevo contribuire con ogni mezzo possibile a fare in modo che queste elezioni si svolgessero in modo corretto", ha spiegato un giovane attivista, Alex.
Nella Voivodina, vicino al confine con l'Ungheria, anche i membri della DE! Akcióközösség si sono uniti al lavoro. Sono loro a firmare il documentario di grande impatto Szavazat ára ("Il prezzo del voto"). Durante le elezioni di aprile hanno sorvegliato, con 3000 sentinelle, l'area intorno ai seggi ungheresi.
Questa volta la Voivodina è stata pattugliata in auto da 90 osservatori con gilet blu, organizzati in 12 squadre, affiancati da interpreti serbi registrati.
Dal presidente dell'organizzazione, Áron Tímár, abbiamo saputo che non sono mancati gli episodi di intimidazione: uno degli osservatori è stato quasi colpito, ma alla fine si è riusciti a evitare guai più seri.
"In generale si può dire che la situazione è calma. Se vediamo una frode palese, entriamo nel seggio e parliamo con i membri e con il presidente della commissione elettorale. Di solito escono loro stessi e sono molto contenti della nostra presenza", ha raccontato.
Da Cantavir è arrivato il maggior numero di segnalazioni. Un volontario ci ha spiegato che qui l'acquisto dei voti è organizzato dal capo locale, il cosiddetto vajda.
Lui aspetta le persone davanti al seggio: gli elettori salgono in auto accanto a lui, poi scendono dopo pochi metri. L'uomo è diventato estremamente aggressivo appena ha visto gli osservatori.
La maggior parte delle mazzette viene spesa subito nel negozio all'angolo. Per questo Áron Tímár ha parlato anche con il proprietario, per fargli capire che il voto di scambio è un reato al quale non deve in alcun modo prestarsi.
Nei villaggi più poveri però è quasi impossibile scoraggiare i truffatori, ha spiegato uno degli attivisti.
È impossibile dire con precisione quanti voti dipendano dalla presenza degli osservatori, ma secondo le forze locali nelle regioni più depresse si può manipolare con il denaro anche il 10-20 per cento degli elettori.
Spesso è già la sola presenza delle telecamere a convincere le persone a comportarsi in modo più corretto, perché non vogliono finire nei notiziari come truffatori elettorali.