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L'inflazione torna a correre in Italia: a settembre +4,2%, è il dato più alto da tre anni

Un carrello fotografato all'interno di un supermercato
Un carrello fotografato all'interno di un supermercato -  Diritti d'autore  Copyright 2007 AP. All rights reserved.
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Di Francesca Baroni
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L'indice dei prezzi al consumo accelera per la spinta dei beni energetici e degli alimentari freschi. Tra memoria storica e preoccupazioni quotidiane, l'Istat registra una brusca caduta della fiducia di famiglie e imprese

L’inflazione torna a fare paura. Non si tratta solo di numeri aridi su un bollettino statistico, ma di quella sottile e costante sensazione di erosione che ogni cittadino prova di fronte allo scontrino del supermercato o aprendo la cassetta della posta.

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Secondo le stime preliminari rese note dall'Istat, nel mese di settembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un balzo del +0,7% su base mensile e un'accelerazione tendenziale che porta il tasso annuo al +4,2% (dal +3,3% di agosto).

Per trovare un livello di inflazione più elevato bisogna risalire a tre anni fa, precisamente a settembre 2023, quando la variazione su base annua toccò il 5,3%.

Il "mostro invisibile": una tassa psicologica e sociale

L'inflazione è spesso definita dagli economisti come la "tassa più ingiusta", perché colpisce indistintamente e svuota il potere d'acquisto in modo silenzioso. Per la memoria collettiva dell'Italia, il ritorno della spinta inflazionistica evoca fantasmi del passato mai del tutto sopiti.

Chi ha vissuto gli anni '70 e '80 ricorda bene cosa significasse convivere con l'inflazione a due cifre — che superò persino il 20% nel pieno delle crisi petrolifere del 1974 e del 1980 — tra la rincorsa tra salari e prezzi e la perdita di valore dei risparmi di una vita stipati nei libretti postali.

Se i numeri odierni restano fortunatamente lontani da quei picchi drammatici, l'impatto psicologico sui cittadini risponde alle medesime dinamiche. Ogni aumento percentuale, seppur contenuto sulla carta, sul piano umano si traduce in scelte forzate: rinunciare alla cena fuori al sabato sera, posporre un piccolo acquisto per la casa, o guardare con un velo d'ansia il display della pompa di benzina mentre il contatore scorre troppo velocemente.

È la perdita di serenità verso il futuro il costo più alto che l'inflazione esige dalle famiglie.

La fiammata energetica e l'impatto sugli alimentari

Tornando alla rilevazione dell'Istat, a guidare questa nuova impennata dei prezzi è quasi esclusivamente il comparto energetico, che registra una forte fiammata: la crescita dei costi dei beni energetici passa complessivamente da +17,1% a +22,3%.

L'accelerazione riguarda entrambe le componenti del settore:

  • Energetici regolamentati: balzano da +18,6% a +25,9% (con un aumento congiunturale netto del +5,9% nel solo mese di settembre).
  • Energetici non regolamentati: salgono da +17,0% a +22,2% (+4,4% su base mensile).

Accanto all'energia, a pesare sulla spesa quotidiana delle famiglie italiane sono i prodotti alimentari non lavorati (come frutta e verdura fresche), il cui ritmo di crescita annuale accelera dal +3,8% al +5,5% (+2,2% rispetto ad agosto). Salgono a ritmo più sostenuto anche i servizi ricreativi e culturali (+2,9%) e quelli legati ai trasporti (+1,6%), sebbene questi ultimi registrino un calo stagionale su base mensile (-2,5%).

Tenuta dell'inflazione di fondo e divario beni-servizi

Un elemento di parziale rassicurazione arriva dalla cosiddetta "inflazione di fondo" (core inflation), calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi: l'indice registra una crescita contenuta dall'1,5% all'1,7%, mentre quella al netto dei soli beni energetici sale all'1,7% al 2,0%. Questo conferma come le attuali tensioni inflazionistiche siano per ora concentrate soprattutto sulle materie prime energetiche e sull'ortofrutta.

Si allarga invece nettamente la forbice tra la dinamica dei beni e quella dei servizi:

  • Prezzi dei Beni: accelerano da +4,1% a +5,4%.
  • Prezzi dei Servizi: crescono in modo più moderato, passando da +2,4% a +2,6%.
  • Differenziale: il divario tra i due comparti si amplia a -2,8 punti percentuali (da -1,7 di agosto).

Inoltre, considerando l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), la variazione mensile segna un +2,0% (effetto dovuto al rientro dei prezzi dopo i saldi estivi di fine stagione), portando il dato annuo al +4,1%.

Carburanti: calo alla pompa ma resta il nodo listini

Sul fronte della mobilità, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) evidenzia come i dati dell'Osservatorio carburanti registrino una lieve flessione dei prezzi alla pompa:

  • Rete stradale (Self Service): media a 2,111 €/l per la benzina e 2,316 €/l per il gasolio.
  • Rete autostradale (Self Service): media a 2,138 €/l per la benzina e 2,345 €/l per il gasolio.

Il Mimit sottolinea tuttavia la presenza di un "consistente divario" tra i diversi distributori sul territorio: l'applicazione di un price cap da parte di primari operatori come Eni, IP e Q8 permette di trovare in questi impianti prezzi significativamente più bassi, pari a 1,99 €/l per la benzina e 2,19 €/l per il gasolio.

Crolla il clima di fiducia: la prudenza frena il Paese

Le cifre dell'economia reale trovano un'immediata eco nello stato d'animo della popolazione, spingendo l'Istat a rilevare una contemporanea e diffusa flessione del clima di fiducia: l'indicatore relativo ai consumatori scende infatti da 94,5 a 91,2 punti, mentre quello composito legato alle imprese cala da 97,0 a 95,9.

Quando la percezione dell'inflazione stringe il freno dei consumi, la reazione a catena è quasi inevitabile, portando le famiglie a rinviare le spese non essenziali e le imprese a congelare nuove assunzioni e investimenti.

Il timore delle bollette e del costo della vita si trasforma così in una prudenza collettiva che prefigura un autunno incerto, ricordandoci che l'economia vive anzitutto della fiducia che le persone riescono a riporre nel domani.

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