Un secondo procuratore di alto profilo coinvolto nell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia sulla presunta "grande cospirazione" contro Trump si è dimesso. Kurt Olsen era tra i principali sostenitori delle accuse di brogli nel 2020 e ha sempre sostenuto il presidente e le sue battaglie
L'avvocato statunitense Kurt Olsen, che aveva sostenuto le false affermazioni del presidente Donald Trump sulle elezioni del 2020, si è dimesso da un'indagine del Dipartimento di Giustizia su un eventuale complotto di ex funzionari del governo contro il presidente repubblicano, ha riferito lunedì una persona informata della vicenda.
Le dimissioni dalla cosiddetta indagine sulla "grand conspiracy" rappresentano un ulteriore elemento di caos in un'inchiesta tortuosa, andata avanti a strappi fin dall'inizio, mentre i procuratori inseguono una teoria di destra, poco definita, su una cospirazione ai danni di Trump.
La decisione arriva a poche settimane di distanza dall'abbandono di un altro alleato di Trump, Joseph diGenova, che aveva guidato la seguitissima indagine in Florida.
La persona che ha confermato le dimissioni di Olsen ha parlato a condizione di anonimato per poter affrontare questioni di personale. Olsen non ha commentato né confermato immediatamente la notizia.
La notorietà del legale come negazionista del risultato elettorale ne aveva accresciuto il profilo nell'orbita di Trump, ma la mancanza di esperienza come pubblico ministero del Dipartimento di Giustizia lo rendeva una scelta inconsueta per un'indagine così in vista.
Gli inquirenti hanno concentrato l'attenzione su diverse grandi indagini che hanno riguardato Trump, tra cui quella sull'ingerenza russa nelle elezioni del 2016 e quella sulla conservazione di documenti riservati nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida. Hanno chiesto la testimonianza di funzionari coinvolti in entrambe, nel tentativo di trovare eventuali indizi di una possibile cospirazione per privare Trump dei suoi diritti.
Il ruolo di Olsen nell'indagine è emerso più chiaramente all'inizio di questo mese, quando un avvocato dell'ex direttore della Cia, John Brennan, ha rivelato di aver discusso con Olsen di una citazione in giudizio che avrebbe imposto a Brennan di testimoniare davanti al grand jury a Fort Pierce il 25 ottobre.
L'episodio è l'ultimo segnale di turbolenze in questa indagine sulla presunta cospirazione, che va avanti da un anno. Lo scorso aprile, un procuratore di punta per la sicurezza nazionale che lavorava al fascicolo Brennan è stato sostituito nel team dopo aver sollevato dubbi sulla solidità del caso. Pochi giorni dopo, diGenova ha prestato giuramento.
DiGenova, 81 anni, è stato procuratore federale per il Distretto di Columbia durante l'amministrazione Reagan e per anni è stato un alleato di spicco di Trump, sostenendo anche i suoi tentativi di ribaltare la sconfitta alle elezioni del 2020 e affermando pubblicamente, più volte, che il presidente fosse vittima di una cospirazione dei servizi di intelligence.
DiGenova si è dimesso all'inizio di questo mese senza aver portato in tribunale neanche un caso penale. Resta incerto se ne verrà mai presentato uno e quali elementi siano stati raccolti a sostegno dell'ipotesi di un complotto contro Trump da parte dei funzionari governativi che lo hanno indagato.
Olsen, che nel 2020 aveva inutilmente cercato di convincere il Dipartimento di Giustizia a sostenere le false affermazioni del presidente, è entrato al Dipartimento alcuni mesi fa dopo aver ricoperto alla Casa Bianca l'incarico di direttore per la sicurezza e l'integrità delle elezioni.
Olsen ha aiutato il procuratore generale repubblicano del Texas, Ken Paxton, a lanciare un tentativo, considerato fin dall'inizio molto improbabile, di ottenere dalla Corte suprema degli Stati Uniti l'annullamento della vittoria di Joe Biden nel 2020.
In seguito ha rappresentato Kari Lake nel suo tentativo di ribaltare la sconfitta alle elezioni a governatore dell'Arizona del 2022. I tribunali dell'Arizona hanno sanzionato Olsen per aver reso dichiarazioni false in quel procedimento.