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Braccio di ferro sulla rete elettrica Ue: le capitali respingono i piani di Bruxelles per ridisegnare costi

Linee elettriche ad alta tensione vicino a Strasburgo, nell'est della Francia, mercoledì 18 gennaio 2017.
Cavi dell'alta tensione sono fotografati nei pressi di Strasburgo, nell'est della Francia, mercoledì 18 gennaio 2017. Diritti d'autore  AP Photo / Jean-Francois Badias
Diritti d'autore AP Photo / Jean-Francois Badias
Di Marta Pacheco
Pubblicato il
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I governi dell'Ue resistono al piano di Bruxelles per ridisegnare i costi delle reti elettriche, attenuando le tariffe coordinate mentre lo scontro su infrastrutture costose e congestionate diventa più politico

I governi dell'Unione europea vogliono attenuare una proposta che darebbe a Bruxelles un maggiore controllo sulla rete elettrica dell'Ue, preferendo mantenere il comando su come le reti vengono finanziate e gestite, secondo un documento del Consiglio visionato da Euronews.

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A Bruxelles sono in corso negoziati politici su chi dovrà finanziare la modernizzazione della rete elettrica europea, un passaggio cruciale per centrare l'obiettivo della neutralità climatica dell'Ue al 2050, proprio mentre l'elettricità diventa il perno della strategia economica del blocco.

L'Ue vuole che famiglie e imprese passino dai combustibili fossili all'elettricità, mentre si prevede che manifatture, data centre, pompe di calore e veicoli elettrici facciano aumentare la domanda. Ma i costi di ampliamento e gestione delle reti energetiche pesano sempre di più sulle bollette elettriche.

L'aumento dei costi dell'energia in Europa

Oneri di rete e imposte messi insieme spesso superano il prezzo dell'energia consumata. Secondo i dati dell'Ue, gli oneri di rete rappresentano il 27% delle bollette elettriche domestiche e il 21% di quelle per le imprese, mentre tasse e prelievi nazionali aggiungono un ulteriore 24% per le famiglie e il 16% per le aziende.

L'aumento delle bollette in Europa ha spinto la Commissione europea, a luglio, a proporre nuove norme per ridurre i costi dell'energia nel contesto della crescente crisi innescata dalla chiusura dello stretto di Hormuz. La Commissione ha inoltre presentato un piano di elettrificazione che fissa per l'Unione un obiettivo del 46% al 2040.

La presidenza irlandese, che detiene a rotazione la guida del Consiglio dell'Unione europea, punta a mantenere la grande ambizione della Commissione di rendere l'elettricità più economica e facile da adottare, lasciando però a governi nazionali e autorità di regolazione un margine maggiore per decidere come applicare concretamente le regole, rivela il documento.

La presidenza irlandese, incaricata di mediare i negoziati tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, propone una profonda revisione degli oneri di rete, imponendo tariffe che spingano i consumatori a ridurre i picchi di domanda, a usare l'energia in fasce orarie diverse e a tenere conto della localizzazione dei nuovi allacci.

I Paesi Ue esprimono dubbi sui piani della Commissione per la rete elettrica

Ma gli ultimi colloqui preparatori, tenuti il 23 settembre dagli ambasciatori dell'Ue, indicano che i governi sono riluttanti a trasformare questi strumenti in obblighi validi indistintamente per tutti.

"Le norme sull'applicazione di una metodologia tariffaria di riferimento per l'elettricità devono consentire alle autorità di regolazione di discostarsi dalla metodologia di riferimento in casi debitamente motivati", si legge in un documento del Consiglio datato 16 settembre e visionato da Euronews.

Polonia, Italia, Cechia, Lussemburgo, Lituania e Lettonia vogliono che i regolatori usino strumenti come tariffe più basse nelle ore fuori punta o incentivi a localizzare i nuovi progetti dove la rete ha capacità inutilizzata solo quando sono adatti al sistema elettrico del singolo Paese, invece di imporre tali misure in tutta l'Ue.

Spagna, Paesi Bassi, Svezia e Cipro hanno espresso preoccupazioni ancora più forti sull'efficacia e sulle possibili conseguenze sociali di questi strumenti e misure.

Francesco Sassi, docente associato all'Università di Oslo, ha dichiarato a Euronews che un controllo centralizzato da parte della Commissione potrebbe "aiutare ad attenuare l'isolamento della Penisola Iberica o spingere maggiori investimenti nelle interconnessioni energetiche a basse emissioni in Europa orientale e sudorientale".

"Questi (Paesi) mostrano un crescente disagio nel cedere poteri a Bruxelles, in piena seconda crisi energetica sotto la presidenza di Ursula von der Leyen e a fronte di ripetuti shock di mercato che la Commissione europea sembra incapace di controllare", ha aggiunto Sassi.

Flessibilità nazionale per le reti elettriche contro il coordinamento europeo

Per la Commissione, regole comuni sono uno strumento per rendere il frammentato mercato elettrico europeo più trasparente ed efficiente. Ma i Paesi dell'Ue resistono a qualsiasi cosa possa costringerli a ridisegnare sistemi tariffari nazionali che rispecchiano reti, tessuti industriali e basi di consumo molto differenti.

Il terreno di scontro più evidente è una disposizione che consentirebbe alla Commissione di stabilire una struttura comune e una metodologia di riferimento per le tariffe elettriche.

La presidenza irlandese sottolinea che ciò servirebbe a "armonizzare la metodologia" e non le tariffe effettive, e che le autorità nazionali di regolazione potrebbero discostarsi dall'approccio di riferimento quando giustificato.

Diversi grandi Stati membri restano però insoddisfatti. Francia, Germania, Italia, Polonia, Finlandia, Spagna e Paesi Bassi vogliono che i poteri della Commissione siano fortemente ridotti o eliminati. Sostengono che stia emergendo una preferenza per linee guida, piuttosto che per un approccio vincolante. In ultima analisi, la decisione dipenderà da come saranno ripartiti i costi della transizione energetica dell'Ue.

"L'elefante nella stanza, di cui nessuno vuole parlare direttamente, preferendo discutere di tecno-economia applicata ai sistemi di rete, al controllo delle reti, alle interconnessioni e alle tariffe, è che la natura di queste questioni è intrinsecamente politica e geopolitica", ha aggiunto Sassi.

La battaglia su chi ottiene per primo l'accesso alla rete

La posta in gioco politica è ancora più evidente quando si parla di nuovi allacci alla rete.

L'Ue si confronta con code sempre più lunghe per accedere alla rete, mentre fabbriche, progetti di energie rinnovabili, data centre e altri investimenti ad alta intensità elettrica competono per una capacità limitata. Le norme proposte permetterebbero ai Paesi di stabilire delle priorità quando la rete non offre spazio sufficiente.

L'ultimo compromesso rafforzerebbe il ruolo degli Stati membri nel definire l'indirizzo politico generale, lasciando ai regolatori la libertà di applicare le regole. Un ampio gruppo di Paesi, tra cui Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Belgio, Lituania e Lettonia, sostiene in linea di massima l'idea di attribuire ai governi un ruolo più forte.

Sostengono che decidere quali progetti ottengono la scarsa capacità di rete non sia un semplice esercizio tecnico, ma implichi scelte politiche sulla competitività industriale, la sicurezza energetica e le priorità sociali. La Commissione ribatte che definire i criteri tecnici e gli oneri di rete è, per sua natura, un compito regolatorio.

La Danimarca ha recentemente annunciato una legge d'emergenza sulla rete che assegna ai data centre la priorità più bassa per i nuovi allacci, dopo che Copenaghen è stata costretta a bloccare le connessioni all'inizio dell'anno a causa dell'ondata di richieste provenienti dai data centre.

Diversi Paesi dell'Ue temono che la rapida espansione dei data centre, per i quali Bruxelles punta a triplicare la capacità complessiva entro il 2035, nel quadro degli sforzi per ridurre la dipendenza dai grandi gruppi tecnologici e sviluppare capacità europee nel campo dell'intelligenza artificiale, possa mettere sotto pressione le reti elettriche e far aumentare i prezzi dell'energia per le famiglie.

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