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Iran, mozione di impeachment contro Araghchi: scontro sui negoziati con gli Usa

Il processo di impeachment contro Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, è stato avviato nel parlamento del Paese.
In Parlamento è iniziata la procedura di impeachment contro Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano. -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Euronews Persian
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Il Parlamento iraniano si divide sulla linea diplomatica con Washington: nel mirino Araghchi e i colloqui di New York con l'inviato Usa Witkoff

Un gruppo di deputati ultraconservatori iraniani ha presentato una mozione di impeachment contro il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, accusandolo di aver superato le "linee rosse" nei colloqui con gli Stati Uniti. Al centro della contestazione c'è l'incontro del 22 settembre a New York con l'inviato speciale americano Steve Witkoff, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

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La richiesta, confermata martedì dal membro dell'ufficio di presidenza del Parlamento Mohammad Rashidi, è stata registrata nel sistema parlamentare ma non è ancora stata trasmessa alla presidenza dell'Assemblea né inserita all'ordine del giorno. La sua presentazione mette però in evidenza le divisioni all'interno della Repubblica islamica sulla possibilità di proseguire i negoziati con Washington per porre fine alla guerra.

L'incontro con Witkoff e il nodo dell'autorizzazione

I promotori della mozione, guidati da Amirhossein Sabeti, esponente del Fronte ultraconservatore Paydari, sostengono che l'incontro tra Araghchi e Witkoff si sia svolto senza l'autorizzazione dell'ayatollah Mojtaba Khamenei e senza il coordinamento con il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.

I colloqui, con il Qatar nel ruolo di intermediario, si sono concentrati anche sulle condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali nodi ancora irrisolti nei negoziati tra Teheran e Washington dall'inizio della guerra, alla fine di febbraio.

La ricostruzione è stata però smentita dal segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Mohsen Rezaei. "Era stato concordato che il signor Araghchi, durante il suo viaggio a New York, avrebbe trasmesso le condizioni dell'Iran agli intermediari", ha dichiarato, sostenendo quindi che i colloqui avessero ricevuto l'approvazione preventiva delle massime autorità iraniane.

Le condizioni di Teheran respinte da Trump

A New York Araghchi ha illustrato le condizioni poste da Teheran: la revoca immediata del blocco navale statunitense, il trasferimento immediato dei beni iraniani congelati e la fine della guerra su tutti i fronti.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto la proposta.

Per Sabeti, tuttavia, la gestione del dossier americano da parte di Araghchi avrebbe comportato "gravi errori di calcolo" nell'analisi politica e il superamento di "linee rosse" durante i negoziati.

Un altro firmatario della mozione, il deputato Hosseinali Hajideligani, ha inoltre accusato il ministro degli Esteri di aver "più volte, attraverso interviste mirate, contribuito ad abbassare il prezzo del petrolio a beneficio degli Stati Uniti".

Araghchi nel mirino degli ultraconservatori

Il nome di Araghchi era già comparso più volte negli ultimi due anni nelle liste di impeachment preparate dai deputati ultraconservatori. Ad agosto Hajideligani aveva annunciato che era in corso la raccolta della documentazione necessaria per una mozione formale.

Alireza Salimi, anch'egli firmatario della lettera e membro dell'ufficio di presidenza del Parlamento, ha però invitato a non considerare l'iniziativa come un procedimento già avviato. Intervistato dall'agenzia Mehr, ha sottolineato che la semplice presentazione di una mozione non significa che il presidente del Parlamento la sostenga né che la questione arrivi necessariamente in aula.

La mozione arriva mentre la presidenza dell'Assemblea è nelle mani di Mohammad Bagher Ghalibaf, uno dei principali negoziatori iraniani nei rapporti con la controparte statunitense.

"Un segno di debolezza"

All'interno del Parlamento non mancano infatti le voci contrarie all'impeachment. Il deputato Ruhollah Lak Aliabadi ha affermato che un procedimento contro il ministro degli Esteri, "soprattutto in questa situazione di guerra", non sarebbe nell'interesse dell'Iran e potrebbe inviare "un segnale negativo e un segno di debolezza al nemico".

Aliabadi ha citato anche un recente incontro parlamentare con Araghchi, durato quattro ore e mezza. Durante la riunione, secondo il deputato, il comandante dei Guardiani della rivoluzione avrebbe telefonato al ministro almeno tre volte. Un elemento che Aliabadi considera una prova del coordinamento tra diplomazia e forze armate.

Contrario all'iniziativa anche il conservatore Mansour Haghighatpour. "In tempo di guerra non si cambiano le selle", ha dichiarato, criticando l'idea di sostituire il ministro degli Esteri in questa fase.

La posizione di Araghchi sembra ancora solida

Per ora, dunque, la posizione di Araghchi appare al sicuro. Dopo il suo rientro a Teheran da New York, mentre sui social circolavano voci secondo cui avrebbe chiesto asilo all'estero, il ministero degli Esteri lo ha indicato ufficialmente come membro della squadra ristretta di sei persone incaricata delle decisioni in Iran. Un segnale del fatto che il ministro mantiene ancora la fiducia dei vertici del regime.

Anche la cerimonia in memoria della sorella di Araghchi, morta mentre il ministro si trovava all'Assemblea generale dell'ONU, ha visto una delle più ampie presenze di funzionari iraniani dall'inizio della guerra.

Non vi ha partecipato l'ayatollah Mojtaba Khamenei, che continua a non apparire in pubblico a più di sette mesi dalla sua salita al potere.

La mozione contro Araghchi diventa così un ulteriore indicatore delle tensioni interne alla leadership iraniana: da una parte i deputati ultraconservatori contrari a concessioni e negoziati con Washington, dall'altra chi considera ancora la diplomazia uno strumento necessario per gestire la guerra e il confronto con gli Stati Uniti.

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