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Venezuela, governo e opposizione insieme per sbloccare 31 tonnellate d'oro a Londra

Immagine di repertorio, lingotti d'oro
Immagine di repertorio, lingotti d'oro Diritti d'autore  LIONEL CIRONNEAU/AP
Diritti d'autore LIONEL CIRONNEAU/AP
Di Jesús Maturana
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Dopo due settimane di negoziati sponsorizzati dagli Stati Uniti, governo e opposizione del Venezuela chiedono insieme 4 miliardi di dollari in oro al Banco d'Inghilterra, da usare per la ricostruzione dopo i terremoti di giugno

Un accordo fuori dall'ordinario riunisce governo e opposizione venezuelana attorno a un obiettivo comune: recuperare le 31 tonnellate d'oro depositate nei caveau del Banco d'Inghilterra, dove i lingotti sono bloccati da quasi otto anni.

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Le due parti hanno raggiunto un'intesa per lavorare insieme allo sblocco degli asset, al centro da tempo di una complessa controversia giudiziaria. Il Regno Unito, infatti, ha smesso di riconoscere il governo venezuelano nel 2018, impedendo di fatto a Caracas di accedere alle riserve custodite a Londra.

Secondo un comunicato congiunto diffuso mercoledì dalle delegazioni, il denaro ottenuto dalla liberazione dell'oro dovrebbe essere destinato alla ricostruzione delle aree devastate dai terremoti del 24 giugno, che hanno provocato più di 6.000 vittime secondo gli ultimi bilanci.

Case, scuole e ospedali: così verrebbero utilizzati i fondi

Ramón López, deputato della delegazione dell'Assemblea nazionale eletta nel 2015 che partecipa ai negoziati, ha spiegato che lo sblocco delle riserve sarà accompagnato da un sistema di controlli e da una pianificazione dettagliata.

L'obiettivo è destinare le risorse soprattutto a abitazioni, strutture sanitarie e scuole nelle zone maggiormente colpite dal sisma.

I fondi, secondo López, verrebbero trasferiti su conti del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e sottoposti alla verifica di società internazionali. Una condizione pensata per garantire trasparenza nell'utilizzo delle risorse.

Il deputato ha inoltre negato che l'intesa sull'oro sia legata alla riforma del Tribunale Supremo di Giustizia. Quest'ultimo tema è comunque sul tavolo dei negoziati, insieme al rafforzamento del sistema giudiziario e di quello elettorale.

L'economia venezuelana resta in forte difficoltà

Lo sblocco delle riserve arriva in un momento particolarmente delicato per l'economia venezuelana, già segnata da anni di crisi, corruzione, cattiva gestione e sanzioni statunitensi.

A luglio l'inflazione mensile è salita al 19,9 per cento, contro il 13,8 per cento registrato a giugno. Secondo le stime degli economisti, quella annuale si aggira intorno al 575 per cento.

La presidente ad interim Delcy Rodríguez aveva scritto il mese scorso anche al re Carlo per avere accesso all'oro custodito a Threadneedle Street.

Anche dall'opposizione sono arrivate aperture, ma con forti cautele. Una fonte citata dal Financial Times ha spiegato che saranno introdotti meccanismi di trasparenza per impedire che le risorse vengano sottratte dal governo. "Non c'è ingenuità", ha sottolineato la fonte, riferendosi alla fiducia nei confronti dell'esecutivo.

Il Foreign Office britannico ha precisato che il governo di Londra non è parte della controversia giudiziaria che dovrà stabilire chi abbia il diritto di controllare l'oro. Il Regno Unito ha ribadito il proprio sostegno a una transizione democratica in Venezuela.

Il Banco d'Inghilterra, dal canto suo, attende una decisione del tribunale prima di procedere allo sblocco dei lingotti e non ha commentato la vicenda.

Il nuovo equilibrio dopo la caduta di Maduro

L'intesa nasce nel quadro dei negoziati avviati dopo la cattura di Nicolás Maduro, mentre gli Stati Uniti hanno sospeso alcune sanzioni contro il Venezuela e intensificato i rapporti con l'amministrazione Rodríguez.

Washington sta lavorando con Caracas anche per favorire nuovi investimenti stranieri nelle risorse naturali del Paese.

Ai colloqui non partecipa però María Corina Machado, una delle figure più importanti dell'opposizione venezuelana e vincitrice del Premio Nobel per la Pace, che si trova a Washington e non ha potuto rientrare nel Paese dopo i terremoti.

Il processo negoziale ha quindi aperto nuove fratture all'interno dell'opposizione, ma anche nel campo più radicale vicino al governo.

Nel frattempo, il Venezuela ha iniziato a recuperare gradualmente l'accesso a risorse finanziarie internazionali. A luglio sono stati sbloccati 350 milioni di dollari attraverso una tranche depositata presso il Fondo monetario internazionale.

Rodríguez punta inoltre a ottenere l'accesso a 4,6 miliardi di dollari in diritti speciali di prelievo del FMI, riserve che possono essere convertite in altre valute.

Sul tavolo resta infine il problema del debito: le stime indicano un'esposizione sovrana venezuelana di circa 240 miliardi di dollari. Una sua eventuale ristrutturazione sarebbe, secondo le valutazioni riportate, la più grande mai affrontata.

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