Secondo 'El Mundo', gli USA hanno avvertito i Paesi del sud di un possibile attacco di Mosca. La Russia userebbe droni Gerbera lanciati da navi, con 600 km di autonomia, per colpire Spagna, Francia e Italia. Ecco cosa si sa e come cresce la minaccia
Nella serata di giovedì il presidente francese Emmanuel Macron ha smentito la notizia di un'allerta dell'agenzia di intelligence statunitense CIA in merito a possibili attacchi russi con droni contro Spagna, Francia e Italia.
"Possiamo smentire questa notizia. La CIA non ha informato i servizi segreti francesi", ha dichiarato Macron in un'intervista con Tf1 e France2, sottolineando come "tuttavia ci troviamo di fronte a una situazione preoccupante". Secondo il presidente francese tali attacchi potrebbero comunque verificarsi dato che la "Russia moltiplica gli atti ostili".
"Ci sono diversi indizi che mostrano come la Russia si stia organizzando" per attaccare l'Europa, si tratta di una prospettiva "credibile", ha commentato Macron in diretta televisiva, in quanto Mosca considera l'Europa "come la profondità strategica dell'Ucraina" visti gli aiuti a Kiev da parte degli Stati europei. Tra gli scenari verosimili citati dal presidente francese, anche la possibile mobilitazioni di altri 300mila uomini da parte della Russia.
In particolare, Macron non ha escluso che la Francia possa essere bersaglio di attacchi come quello avvenuto all'aeroporto di Lipsia ad agosto.
L'allerta della CIA su possibili attacchi russi contro Spagna, Francia e Italia secondo il quotidiano El Mundo
I servizi di intelligence degli Stati Uniti avrebbero trasmesso a diversi Paesi europei un rapporto che segnala una possibile operazione russa con droni contro obiettivi in Spagna, Francia o Italia.
L'informazione, anticipata dal giornalista Xavier Colás per 'El Mundo', ex corrispondente in Russia, fa risalire l'origine dell'allerta alla visita compiuta lo scorso agosto dal direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca. E descrive uno scenario di attacco molto concreto: droni lanciati da navi mercantili camuffate da traffico commerciale ordinario.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invitato a non lanciare ulteriore "benzina sul fuoco" in post su X, sostenendo che l'allarme non trova al momento alcuna conferma.
Il drone nel mirino: il Gerbera, un'arma economica e difficile da individuare
Secondo le informazioni raccolte da fonti anonime del ministero della Difesa della Lituania e riportate da 'El Mundo', il velivolo in questione sarebbe il Gerbera, un piccolo drone russo (appena due metri di lunghezza e 18 chili di peso) capace di percorrere fino a 600 chilometri a circa 160 km/h.
La sua ridotta carica esplosiva, tra i quattro e i cinque chili, non punta a una distruzione di massa, ma a un effetto simbolico e dirompente: chiudere temporaneamente un aeroporto, provocare un incendio o dimostrare che Mosca può colpire le retrovie europee senza dover attraversare alcun confine terrestre.
Il metodo non è un'ipotesi remota. Il Cremlino ha già sperimentato il lancio di droni da piattaforme marittime. Solo a febbraio un'unità navale svedese ha rilevato un velivolo che decollava da una nave russa da ricognizione nello stretto di Öresund. A questo si aggiunge il precedente dell'attacco con droni armati all'aeroporto tedesco di Lipsia, che Berlino attribuisce all'intelligence russa, e l'episodio dei 19 droni senza munizioni che un anno fa hanno sorvolato lo spazio aereo della Polonia.
Perché l'Europa meridionale e non solo il fianco orientale
La logica del Cremlino, secondo gli analisti consultati dal quotidiano spagnolo, non risponde alla vicinanza geografica ma alla vulnerabilità politica. L'esperto britannico Keir Giles, specializzato nella strategia militare russa, sostiene che Mosca cercherà "il punto più debole d'Europa" e cita espressamente Paesi come la Spagna, che non dispongono di sistemi integrati di difesa aerea adeguati contro questo tipo di minaccia.
Questa impostazione si collega direttamente all'avvertimento lanciato mesi fa dal segretario generale della NATO, Mark Rutte: un missile russo impiegherebbe soltanto dieci minuti in più per raggiungere Madrid rispetto a Varsavia. Con questa frase Rutte ha voluto smontare la percezione che il sud Europa resti ai margini del "fianco orientale" e quindi fuori dal raggio di rischio della guerra che la Russia ha iniziato nel 2022 contro l'Ucraina e che minaccia l'intero continente.
La minaccia costituita da droni lanciati dal Mediterraneo, più lenta ma altrettanto simbolica, va nella stessa direzione: la distanza non è più una garanzia di sicurezza per nessun Paese europeo.
Spagna, Francia e Italia condividono inoltre un altro fattore di rischio messo in evidenza dall'indagine: i tre Paesi andranno alle urne nel 2027 e hanno forze politiche in grado di capitalizzare la stanchezza sociale accumulata dopo anni di guerra in Ucraina (nonostante i propositi di Trump di porre fine al conflitto prima dell'inizio dell'inverno), qualcosa che il governo di Vladimir Putin potrebbe provare a sfruttare con un'azione a basso costo e ad alto impatto mediatico.
Sulla vicenda è intervenuto il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto. "Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi", ha scritto il ministro su X.
"Già viviamo in tempi difficili e “nervosi” e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco", ha aggiunto Crosetto.
Euronews ha contattato il Ministero della Difesa, ma per il momento non sono stati rilasciati commenti in merito alla presunta allerta della CIA.
Sánchez, la spesa per la Difesa e la tensione con Washington
Il rapporto arriva in un momento particolarmente delicato per la Spagna sul fronte della sicurezza. Il governo di Pedro Sánchez ha mantenuto una posizione riluttante ad aumentare la spesa per la Difesa fino alla nuova soglia richiesta dalla NATO, una resistenza che ha portato a una tensione aperta con Donald Trump e a un rapporto bilaterale praticamente congelato. Uno degli ultimi esempi si è visto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove Sánchez ha rifiutato di partecipare al ricevimento offerto da Trump a New York.
In questo contesto, un'allerta di intelligence come questa aumenta la pressione sulla Moncloa: la mancanza di investimenti in sistemi antiaerei e antimissile rappresenta un punto debole proprio mentre cresce la percezione di una minaccia diretta sul territorio spagnolo.
La diaspora russa e i legami patrimoniali sulla Costa del Sol
Il dibattito sull'esposizione della Spagna agli interessi russi non si limita al piano militare. Da anni diverse inchieste giornalistiche documentano la presenza di beni riconducibili all'entourage del Cremlino sulle coste andaluse. Tra i casi più noti c'è quello di Liudmila Ocheretnaya – in passato Liudmila Putina –, ex moglie di Vladimir Putin, che insieme all'attuale marito, Artur Ocheretny, è arrivata a possedere due abitazioni di lusso nel complesso Lomas del Rey (Marbella) per un valore di 2,2 milioni di euro.
Già allora le informazioni parlavano di una vendita urgente di quegli immobili per il timore di essere inserita nella lista delle sanzioni dell'Unione europea, dopo che il Regno Unito l'aveva già sanzionata. Indagini giornalistiche successive hanno continuato a ricostruire la rete di società e fondazioni legate a Ocheretny e al suo entourage, mantenendo aperta la domanda sulla reale portata degli interessi economici russi, diretti o indiretti, in territorio spagnolo. Non vi sono conferme pubbliche recenti né sull'eventuale vendita di quelle proprietà né sullo status attuale di residenza di Ocheretnaya sulla Costa del Sol.
Una minaccia che l'Europa non può più considerare lontana
Lo stesso rapporto citato da 'El Mundo' ricorda che Mosca da mesi agisce "al di sotto della soglia bellica", combinando sabotaggi mirati con prove di reazione come quelle in Polonia o in Germania.
La novità, secondo la CIA, è che questo modello di escalation potrebbe estendersi al Mediterraneo, rompendo la falsa sensazione di distanza che per anni ha protetto, almeno nell'immaginario collettivo, Paesi come la Spagna. Come riassume Rutte, nell'Europa di oggi dieci minuti di differenza non bastano più a distinguere un Paese sicuro da uno a rischio.