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Ungheria, Sulyok Tamás firma la modifica costituzionale, fine del suo mandato

Tamás Sulyok in una registrazione precedente, nel maggio 2026
Tamás Sulyok in una foto d'archivio, nel maggio 2026 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Ferenc Horvath
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Il presidente della Repubblica Tamás Sulyok ha firmato sabato la diciassettesima modifica della Legge fondamentale, annunciata su Facebook. Domenica è entrata in vigore mettendo fine al suo mandato

Il presidente della Repubblica ungherese Tamás Sulyok ha firmato il diciassettesimo emendamento alla Legge fondamentale, mettendo fine al suo mandato presidenziale.

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Nel discorso pubblicato su Facebook, il capo dello Stato definisce senza precedenti e vergognoso l’emendamento costituzionale che ha imposto le sue dimissioni.

"Questo emendamento, con una sola frase, pone fine al mandato del presidente della Repubblica in carica. Questa frase si inserisce nella serie di soluzioni di tipo “nodo gordiano” imposte con la forza, che resteranno alla storia come esempi gravi e vergognosi di abuso del potere politico», ha detto.

Il presidente uscente ha criticato duramente la norma che ha imposto la sua uscita, definendola una manovra che viola apertamente lo Stato di diritto e l’indipendenza delle istituzioni, una limitazione senza precedenti del diritto di voto. Ha però riconosciuto che non firmare l’emendamento sarebbe stato illegittimo; per questo ha apposto la sua firma alla modifica costituzionale.

"La mia firma è il sigillo finale dei miei doveri di presidente della Repubblica e del rispetto pieno, in ogni circostanza, che ho sempre riservato all’istituzione presidenziale. È il segno che ho rispettato in ogni momento la Legge fondamentale dell’Ungheria e non l’ho mai violata. È però al tempo stesso una prova duratura che i valori fondamentali di una società libera, lo Stato di diritto, la democrazia e il principio della separazione dei poteri sono stati calpestati per interesse di potere. Di questa decisione la responsabilità esclusiva ricade sulle forze che hanno modificato la Costituzione", ha concluso il presidente uscente.

Forsthoffer sarà presidente ad interim

Secondo la legge, il mandato dell’attuale presidente della Repubblica cessa il giorno successivo all’entrata in vigore della norma. Da quel momento e fino all’elezione del nuovo capo dello Stato, la presidente dell’Assemblea nazionale, Ágnes Forsthoffer, svolgerà le funzioni di presidente della Repubblica ad interim. In seguito l’Assemblea nazionale eleggerà un capo dello Stato fino all’entrata in vigore della nuova Costituzione, per un periodo massimo di cinque anni.

Revocato anche il presidente della Corte costituzionale

In base al diciassettesimo emendamento alla Legge fondamentale, il mandato di Tamás Sulyok come presidente della Repubblica termina il giorno successivo all’entrata in vigore della norma. L’emendamento introduce inoltre un limite temporale di 12 anni, o tre mandati, per i deputati del Parlamento, un tetto di età di 70 anni per i giudici costituzionali, la possibilità per i giudici di chiedere la revoca dei presidenti della Kúria e dell’Ufficio giudiziario nazionale (OBH), e consente l’istituzione dell’Ufficio nazionale per il recupero e la tutela del patrimonio.

Tra le disposizioni finali e miste della Legge fondamentale è stato inserito un comma che consente la rimozione dell’attuale presidente della Repubblica, Tamás Sulyok. Péter Magyar già in campagna elettorale, e poi dopo le elezioni del 12 aprile che hanno consegnato al Partito Tisza la maggioranza dei due terzi, ha più volte sollecitato le dimissioni del capo dello Stato e di altri vertici degli organi statali, sostenendo che abbiano agito come burattini del governo Orbán.

L’emendamento alla Legge fondamentale firmato dalla ministra della Giustizia Márta Görög introduce un limite di durata per il mandato parlamentare: in futuro non potrà essere eletto deputato chi ha già ricoperto questa carica per almeno 12 anni o è stato eletto in almeno tre elezioni. La modifica non riguarda i mandati degli attuali deputati.

La norma introduce cambiamenti significativi nella composizione della Corte costituzionale: in futuro i membri dell’organo, composto da 15 giudici, saranno eletti non più per 12 ma per 9 anni, con il voto dei due terzi del Parlamento, e il loro mandato terminerà al compimento del 70º anno di età. Questa disposizione riguarda il presidente della Corte, Péter Polt, e altri tre giudici costituzionali. In futuro il presidente dell’organo non sarà più eletto dal Parlamento, ma dai membri stessi della Corte, per un mandato di 3 anni.

Viene ripristinata la competenza di controllo della Corte costituzionale, che era stata limitata dall’emendamento alla Legge fondamentale approvato nel 2013, riducendo le possibilità di revisione dell’organo, tra l’altro, in materia di bilancio centrale, imposte, tasse e contributi.

Sono state modificate anche le regole sull’elezione dei presidenti della Kúria e dell’OBH e sulla cessazione del loro mandato. In base alla nuova norma, in futuro i giudici potranno proporre, secondo modalità definite da una legge cardinale, fino a tre candidati per la presidenza della Kúria e tre per quella dell’OBH; tra questi il presidente della Repubblica sceglierà una persona per ciascun incarico da proporre al Parlamento per l’elezione.

Anche per i presidenti della Kúria e dell’OBH la durata del mandato viene ridotta da 9 a 6 anni. L’emendamento definisce i casi di cessazione dell’incarico e, tramite una legge cardinale, rende possibile la revoca dei presidenti su iniziativa dei giudici.

La Legge fondamentale stabilisce inoltre l’istituzione di un Ufficio nazionale per il recupero e la tutela del patrimonio pubblico, incaricato di proteggere i beni pubblici e di favorire l’individuazione e il recupero di quelli gestiti o utilizzati in modo illecito. L’ufficio è indipendente e, secondo quanto previsto dalla legge, partecipa all’amministrazione della giustizia come pubblico accusatore, dando attuazione alle pretese penali dello Stato. Il presidente e i vicepresidenti dell’ufficio sono eletti dal Parlamento con una maggioranza dei due terzi per un mandato di 6 anni.

La modifica alla Legge fondamentale ripristina per le contee la denominazione “megye”, sostituendo quella di “vármegye” introdotta dal governo Orbán nel 2023. Al tempo stesso stabilisce che il nome “vármegye” potrà continuare a essere utilizzato anche dopo l’entrata in vigore, il 1º ottobre, finché il passaggio alla denominazione “megye” non sarà attuabile secondo i principi di una gestione responsabile.

Sempre dal 1º ottobre verrà soppressa la Guardia parlamentare.

La modifica elimina la disciplina tramite leggi cardinali in diversi ambiti. In futuro le norme sull’uso dello stemma e della bandiera e quelle sulle onorificenze statali potranno essere cambiate con una maggioranza semplice. Non saranno più leggi cardinali, tra l’altro, la normativa sull’Autorità nazionale per la protezione dei dati e la libertà d’informazione, quella sulla Banca nazionale ungherese e sulla Corte dei conti statale, la legge sull’attività d’indagine delle commissioni parlamentari e quella che disciplina i principi di base della ripartizione dei carichi fiscali e del sistema pensionistico.

Diversamente da quanto previsto nella proposta originaria di emendamento alla Legge fondamentale, su proposta della commissione legislativa, la legge sui terreni e quella sulla tutela del patrimonio nazionale resteranno leggi cardinali.

Viene abolita la necessità del previo assenso del Consiglio di bilancio per l’approvazione della legge di bilancio, e viene abrogata la definizione di “denaro pubblico” – secondo cui il denaro pubblico comprende le entrate, le spese e i crediti dello Stato – perché la sua formulazione dettagliata ne avrebbe limitato in modo ingiustificato l’ambito di interpretazione, restringendo l’esercizio della libertà d’informazione.

Emendamento approvato lunedì

Il 13 luglio l’Assemblea nazionale ha approvato l’emendamento con 139 voti favorevoli, 6 contrari e nessuna astensione. Il testo era stato presentato al Parlamento, a nome del governo, dal primo ministro Péter Magyar. I gruppi parlamentari di Fidesz e del Partito popolare cristiano-democratico (KDNP) hanno boicottato la seduta dell’Assemblea nazionale.

Secondo il preambolo della legge, l’obiettivo dell’emendamento è garantire, fino all’entrata in vigore della nuova Costituzione, le condizioni istituzionali indispensabili al funzionamento legittimo dello Stato e creare le basi per il ripristino della democrazia costituzionale. È inoltre previsto che l’Assemblea nazionale elabori la nuova Costituzione dell’Ungheria dopo un’ampia consultazione sociale e professionale, e che il testo si fondi sulla sovranità popolare, sulla separazione dei poteri, sullo Stato di diritto e sulla tutela dei diritti fondamentali.

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