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Da cambio di regime ad accordo sul regime? Come Teheran reagisce all’intesa USA-Iran trapelata

ARCHIVIO - Agenti di polizia camminano davanti a un enorme striscione con la bandiera iraniana in piazza Rivoluzione Islamica a Teheran, 14 giugno 2026
ARCHIVIO: Poliziotti camminano davanti a un enorme striscione con la bandiera iraniana in piazza Rivoluzione Islamica a Teheran, 14 giugno 2026 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Babak Kamiar
Pubblicato il
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I falchi iraniani hanno presentato l’accordo quadro come una vittoria, mentre Trump ha smentito le voci su un fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari e ha avvertito che riprenderà gli attacchi se Teheran non si adeguerà.

L'establishment iraniano più intransigente presenta l'intesa quadro tra Stati Uniti e Iran come la prova che Teheran ha resistito più a lungo di Washington, e non come una concessione. Restano però aperti gli interrogativi su quanto controllo la Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC) abbia esercitato sui suoi termini.

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Il comandante della Forza Quds dell'IRGC, Esmail Qaani, è riapparso in pubblico per la prima volta dopo mesi lunedì sera per parlare dell'accordo, dichiarando alla televisione di Stato iraniana che lo stretto di Bab al-Mandeb «è completamente nelle mani dei ragazzi di Hezbollah, degli (Houthi) in Yemen e persino di alcuni compagni e figli della resistenza che non sono yemeniti».

Il riferimento a Bab al-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, è stato interpretato come un avvertimento: la rete regionale di Teheran mantiene un potere di pressione su un'altra rotta marittima globale, anche mentre il blocco di Hormuz viene revocato.

La Forza Quds, il ramo di intelligence e di guerra asimmetrica dell'IRGC, è il principale architetto dell'Asse della Resistenza, una rete di gruppi armati in tutto il Medio Oriente che comprende Hamas a Gaza, gli Houthi in Yemen e le milizie sciite in Iraq, che Teheran finanzia, arma e coordina.

Nel frattempo, l'Institute for the Study of War (ISW), con sede a Washington, sostiene da mesi che il comandante di vertice dell'IRGC, Ahmad Vahidi, e il suo entourage abbiano sfruttato il presunto controllo iraniano su Hormuz per consolidare il potere interno dei pasdaran, anche a spese di rivali come il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, e per orientare la più ampia postura negoziale del Paese.

Secondo queste valutazioni, Vahidi si è opposto direttamente alla leadership politica iraniana, che spingeva per un accordo rapido per porre fine alla guerra e riaprire le rotte marittime bloccate nella speranza di rilanciare l'economia, mentre l'IRGC, che controlla la presenza militare iraniana nello stretto di Hormuz, ha resistito e ha avuto la meglio in ogni occasione di scontro.

"Guerra ibrida totale"

Per gli oltranzisti iraniani, il memorandum sarà probabilmente presentato all'opinione pubblica come una vittoria strategica: la prova che la Repubblica islamica ha superato la guerra e ha costretto Washington a negoziare. Questa narrazione, però, non è condivisa in modo uniforme lungo tutto lo spettro politico iraniano.

Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, ha definito il memorandum "sbilanciato" e ha affermato che non tutte le linee rosse dell'Iran sono state rispettate.

"Siamo in una guerra ibrida su vasta scala e dobbiamo sfruttare questa occasione per diventare più forti", ha dichiarato in un'intervista televisiva.

Queste reazioni arrivano in un momento delicato, mentre l'Iran prepara le cerimonie funebri ufficiali per il defunto ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei raid aerei congiunti statunitensi e israeliani nel primo attacco della guerra, il 28 febbraio.

I media statali dovrebbero sottolineare che il documento non contiene disposizioni su un cambio di regime, riforme politiche o sulla governance interna dell'Iran, ma si concentra invece sulle clausole che impongono a entrambe le parti di rispettare la sovranità reciproca.

L'alleggerimento delle sanzioni, la ripresa delle esportazioni di petrolio, lo sblocco dei beni congelati e la riapertura del traffico marittimo saranno probabilmente presentati come la prova che l'Iran ha ottenuto importanti concessioni economiche senza mettere in discussione la propria struttura politica.

I media di Stato iraniani hanno già riferito che tre petroliere iraniane, con a bordo complessivamente 5 milioni di barili di greggio, hanno attraversato lo stretto di Hormuz dopo l'annuncio di Trump sulla revoca del blocco navale statunitense.

"Qualsiasi accordo alla fine fallirà"

Neppure tra gli oltranzisti, però, il sostegno all'intesa si traduce in fiducia verso Washington.

Hossein Shariatmadari, direttore del quotidiano ultraconservatore Kayhan, ha criticato i negoziatori iraniani per non aver pubblicato loro stessi il memorandum, costringendo gli iraniani a conoscerne il contenuto attraverso i media statunitensi, e ha chiesto un esame parlamentare prima della sua attuazione.

L'accordo complica anche la posizione delle figure dell'opposizione in esilio, che speravano che una pressione prolungata potesse indebolire o rovesciare la Repubblica islamica.

Il vicepresidente statunitense JD Vance è intervenuto per smontare direttamente queste aspettative. "Trump non ha mai detto che il suo obiettivo fosse insediare Reza Pahlavi come nuovo leader dell'Iran", ha affermato. "Quello che vogliamo è la cessazione del loro programma nucleare".

Pahlavi, la più nota figura dell'opposizione in esilio, ha respinto l'intesa in modo netto.

"Qualsiasi accordo con questo regime finirà per fallire", ha dichiarato a ITV News. "Non ci si potrà mai fidare. Continuerà a ricattare il mondo e i coraggiosi, innocenti iraniani, e a diffondere terrore e instabilità nella regione e sul piano internazionale".

Il presidente statunitense Donald Trump, da parte sua, ha sottolineato che l'intesa quadro, che dovrebbe essere seguita da 60 giorni di ulteriori negoziati per definire un accordo finale tra le due parti, resta soltanto un memorandum d'intesa.

"E se non mi piacerà, torneremo a sparare contro di loro, a sganciare bombe sulla loro testa", ha detto Trump. L'accordo dovrebbe essere firmato non più a Ginevra, ma all'hotel Bürgenstock, in Svizzera, una sede spesso utilizzata per la diplomazia di alto livello.

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Trump ha inviato a sua volta ulteriori segnali contraddittori. Parlando accanto al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, ha smentito le notizie secondo cui l'accordo includerebbe un fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari per l'Iran.

"È falso", ha detto. "Non investiamo dieci centesimi", ha ribadito, ricordando che l'intesa resta condizionata. "Se non si comportano bene, torneremo subito a sganciare bombe proprio in mezzo alla loro testa", ha aggiunto Trump.

I funzionari israeliani hanno criticato apertamente la natura affrettata dell'accordo, avvertendo che potrebbe rafforzare la posizione di Teheran, una posizione che potrebbe pesare molto sulla sopravvivenza dell'intesa durante la finestra di negoziato di 60 giorni che seguirà.

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