Lunedì mattina le Borse europee hanno aperto in calo, mentre i prezzi del petrolio sono saliti, con gli investitori che seguono la nuova escalation in Medio Oriente.
I prezzi del greggio sono saliti nelle prime contrattazioni di lunedì, dopo che Israele ha lanciato raid aerei su obiettivi nel centro e nell’ovest dell’Iran in risposta al lancio di missili. La televisione di Stato iraniana ha riferito del suono di esplosioni a Isfahan, Tabriz e Teheran, senza fornire nell’immediato ulteriori dettagli.
La scorsa settimana i negoziatori statunitensi e iraniani hanno raggiunto un’intesa provvisoria per prorogare il cessate il fuoco, ma l’accordo non è stato ancora finalizzato e gli ultimi attacchi complicano ulteriormente gli sforzi per porre fine al conflitto.
Il Brent, riferimento internazionale, è balzato di 3,50 dollari a 96,59 dollari al barile. Il greggio statunitense di riferimento è salito di 3,48 dollari a 94,02 dollari al barile, al momento in cui scriviamo.
Borse europee in calo all’apertura
Nel resto degli scambi azionari, le principali Borse europee hanno aperto in territorio negativo lunedì mattina.
Il Dax tedesco perdeva l’1,19%, il Cac 40 di Parigi era in calo dello 0,94%, mentre il Ftse 100 di Londra arretrava dello 0,35%. Il Ftse Mib di Milano scendeva dello 0,44%.
Sui mercati Asia-Pacifico, il Kospi sudcoreano ha perso il 6,8% a 7.605,42 punti, mentre Samsung Electronics, la maggiore azienda del Paese, è scesa del 7%. SK Hynix ha ceduto il 3,3%.
Il Taiex di Taiwan ha perso il 3,8%. L’Hang Seng di Hong Kong è sceso dell’1,3% a 24.631,64 punti. L’indice composito di Shanghai ha lasciato sul terreno l’1,1% a 3.984,75 punti.
Il Nikkei 225, indice di riferimento della Borsa di Tokyo, è arretrato del 4,2% a 63.804,77 punti. Il governo giapponese ha rivisto al ribasso il tasso di crescita annualizzato per il primo trimestre di quest’anno all’1,8%, rispetto alla precedente stima del 2,1%.
In Australia gli scambi sono rimasti chiusi per la festività del compleanno del re.
Wall Street ha chiuso la scorsa settimana con l’indice S&P 500 in calo del 2,6% a 7.383,74 punti, dopo che un forte dato sull’occupazione ha rafforzato le aspettative che la Federal Reserve possa alzare i tassi più avanti nel corso dell’anno.
È stato il peggior ribasso in una sola seduta dallo scorso 10 ottobre, quando l’amministrazione Trump aveva minacciato di imporre dazi del 100% sui beni importati dalla Cina. Il Dow Jones Industrial Average è sceso dell’1,4% a 50.866,78 punti. Il Nasdaq Composite ha perso il 4,2% a 25.709,43 punti.
I rendimenti obbligazionari sono balzati dopo che un rapporto del Dipartimento del Lavoro ha mostrato che a maggio negli Stati Uniti sono stati creati a sorpresa 172.000 posti di lavoro. È l’ultima conferma che l’occupazione resta solida, nonostante la pressione esercitata dall’inflazione su imprese e consumatori.
Il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,54% dal 4,50% registrato poco prima della pubblicazione del dato. Quello del titolo biennale, più sensibile alle mosse della Fed, è aumentato al 4,16% dal 4,04%.
La Fed mantiene i tassi d’interesse fermi, mentre cerca di valutare l’impatto del continuo aumento dell’inflazione. I prezzi erano già in rialzo per effetto dei dazi. La guerra degli Stati Uniti con l’Iran ha di fatto bloccato il transito delle spedizioni di greggio attraverso lo stretto di Hormuz.
Nelle prime contrattazioni sul mercato valutario di lunedì, il dollaro statunitense è salito a 160,35 yen giapponesi dai 160,25 yen. L’euro è stato scambiato a 1,1530 dollari, in rialzo rispetto a 1,1515.