La cattura diretta della CO2 è considerata “essenziale” per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE, ma è davvero il momento di investirci?
L’argomentazione a favore di massicci investimenti nella cattura diretta dall’aria (DAC) “si indebolisce sensibilmente” se messa a confronto con le energie rinnovabili, secondo una nuova analisi.
Le tecnologie DAC, che utilizzano reazioni chimiche per estrarre dall’aria l’anidride carbonica, sono entrate sempre più al centro del dibattito sulle azioni per il clima.
Lo scorso anno, il think tank del Parlamento europeo ha pubblicato uno studio secondo cui un “portafoglio diversificato” di rimozione della CO2, comprese le DAC, è “essenziale” per centrare l’obiettivo dell’UE di neutralità climatica al 2050 e mantenere il riscaldamento globale entro il limite di 1,5-2 °C.
“Tuttavia, la riduzione delle emissioni deve avere la priorità”, si legge nel documento (fonte in inglese). “Se inizialmente si supera il bilancio globale delle emissioni e solo in seguito si interviene con la rimozione, non si può garantire che la temperatura torni a scendere.”
Che cos’è la cattura diretta dall’aria?
Le tecnologie DAC possono assumere forme diverse, ma la maggior parte dei processi segue le stesse fasi. Per prima cosa, l’aria ambiente viene aspirata nel sistema, dove la CO2 viene isolata e separata tramite un processo chimico o fisico.
La CO2 così catturata esce quindi dal sistema in forma quasi pura, e può essere definitivamente sottratta all’atmosfera oppure riutilizzata.
“La CO2 catturata può essere iniettata in profondità nel sottosuolo per essere immagazzinata in determinate formazioni geologiche”, spiega il World Resources Institute.
“Può anche essere utilizzata in prodotti, ma la quantità di anidride carbonica immagazzinata e la durata dello stoccaggio variano. Materiali come il calcestruzzo possono intrappolare CO2 per secoli, mentre prodotti come le bevande o i carburanti sintetici rilasciano rapidamente il carbonio di nuovo in atmosfera.”
Cattura diretta dall’aria e energie rinnovabili a confronto
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Communications Sustainability (fonte in inglese) ha rilevato che il denaro investito in impianti eolici o solari produce benefici complessivi maggiori per il clima e la salute pubblica rispetto alla stessa somma investita nella DAC, anche in base a “ipotesi estremamente ottimistiche”.
I ricercatori di PSE Healthy Energy, in California, hanno simulato i vantaggi di investimenti di pari entità in DAC, impianti solari su larga scala e parchi eolici onshore in 22 regioni della rete elettrica statunitense, dal 2020 al 2050.
Il gruppo ha testato anzitutto uno scenario DAC basato sulle prestazioni commerciali attuali, in cui sono necessari circa 5.500 kilowattora di energia per catturare una tonnellata statunitense di CO2, a un costo di 1.000 dollari (circa 851 euro). In seguito ha analizzato uno scenario di rapido progresso tecnologico, in cui il fabbisogno energetico della DAC si riduce di oltre due terzi e i costi si dimezzano (1.500 kWh e 500 dollari – 425 euro – a tonnellata).
Nonostante ciò, in entrambi i casi le rinnovabili hanno garantito a livello nazionale maggiori benefici per il clima e la salute per ogni dollaro investito. Con le prestazioni commerciali odierne, la DAC collegata alla rete finisce addirittura per generare, fino al 2050, più gas serra e danni da inquinamento atmosferico di quanti ne compensi.
Ciò avviene perché, se la DAC è allacciata a una rete alimentata anche solo in parte da combustibili fossili, la costruzione di questi impianti comporta nuove emissioni di anidride solforosa, ossidi di azoto e polveri sottili, concentrate nelle comunità vicine alle centrali che forniscono quell’elettricità.
Lo sviluppo delle rinnovabili ha l’effetto opposto, generando benefici per la salute in tutte le regioni e in tutti gli scenari analizzati.
Gli scienziati hanno simulato anche uno scenario di “svolta” (800 kWh e 100 dollari – 85 euro – a tonnellata), al limite inferiore delle proiezioni finora pubblicate. Anche in questo caso, solare ed eolico continuano a superare la DAC in gran parte del Paese.
Massimizzare il rapporto costi-benefici della mitigazione climatica
“Esiste un ventaglio in rapida crescita di interventi per ridurre i gas serra, che possono influire anche sulla salute pubblica”, afferma Jonathan J. Buonocore, autore senior e professore associato di salute ambientale alla School of Public Health della Boston University.
“La nostra ricerca mostra quanto sia potente l’analisi costi-efficacia per garantire che i capitali investiti nella mitigazione climatica offrano il miglior risultato possibile per il clima, con il minor numero di effetti collaterali.”
Gli autori sottolineano che questa analisi non è un argomento contro le tecnologie DAC, che potrebbero comunque contribuire a ridurre la CO2 già presente in atmosfera una volta che le emissioni in corso saranno state in gran parte abbattute.
“Se il lavandino trabocca, prima di passare lo straccio chiudi il rubinetto”, afferma Yannai Kashtan, autore principale e esperto di qualità dell’aria presso PSE Healthy Energy.