Scontro politico tra maggioranza e opposizione sulla flessibilità del Patto di Stabilità, mentre l’Ue chiude a uscite unilaterali e lega eventuali deroghe a una recessione. Giovedì Camera e Senato hanno approvato la risoluzione del governo con riferimenti espliciti alle calusole di salvaguardia
La maggioranza di governo ha cambiato il Documento di finanza pubblica (Dfp) inserendo il riferimento esplicito alla possibilità di "attivare clausole di salvaguardia attivando al contempo interlocuzioni presso l'Unione europea volte al riconoscimento dell'eccezionalità della situazione", un punto che ha diviso in queste ultime settimana Roma e Bruxelles.
La richiesta di una sospensione di un Patto di stabilità per tutti i Paesi dell’Ue o in alternativa un accordo ad hoc con la Commissione per uno scostamento di bilancio per far fronte al caro energia, come già è possibile per gli investimenti sulla difesa. La risoluzione della maggioranza è stata approvata alla Camera con 180 sì, 97 no e 4 astenuti. Al Senato i favorevoli sono stati 96, con 60 contrari (e nessuna astensione).
Nell governo ad avere la posizione più intransigente è la Lega di Matteo Salvini: l’idea di un abbandono unilaterale del Patto “non dispiacerebbe al Carroccio”. A sostenerlo, in particolare, è il senatore Claudio Borghi, che di recente ha dichiarato: “A Milano abbiamo fatto una manifestazione per chiedere lo scostamento di bilancio. Noto che da quel momento la nostra posizione sta diventando sempre più patrimonio comune del centrodestra e ne sono più che felice”.
Il vicepremier Antonio Tajani si è detto contrario all’ipotesi di uscire unilateralmente dal Patto di Stabilità. Cautela anche da parte del partito di Giorgia Meloni: il responsabile economia di FdI, Osnato, ha sottolineato che è “opportuno lasciare lavorare il governo, il Mef e il Parlamento”.
Anche le opposizioni non chiudono alla possibilità di uno scostamento, a patto che obiettivi e condizioni siano chiari.
Intanto ,è arrivato il messaggio chiaro e netto dell’Ue all’Italia: la sospensione del Patto non è attuabile in assenza di una recessione. “Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di Stabilità e crescita”, ha precisato un portavoce della Commissione europea, “le regole fiscali sono obbligatorie per tutti”.
Inoltre, il commissario all’Economia Dombrovskis ha sottolineato che “non ci troviamo in una situazione di grave recessione” tale da giustificare una sospensione del Patto per le spese energetiche e, in ogni caso, “l’Italia non ha presentato alcuna richiesta di deroga”.
Dinamica del debito piuttosto preoccupante
“La dinamica del debito pubblico italiano è motivo di preoccupazione”, ha dichiarato a Euronews Valentina Meliciani, Direttore del Leap, Luiss Institute for European Analysis and Policy.
“Se da un lato il deficit rispetto al Pil supera di poco la soglia che avrebbe consentito l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo, dall'altro il debito è destinato a crescere ancora nel 2025 e nel 2026, anche a causa del rallentamento della crescita e degli effetti di misure come il Superbonus”.
Meliciani sottolinea come un eventuale allentamento del Patto di Stabilità potrebbe offrire maggiori margini per affrontare la crisi energetica, con possibili ripercussioni su crescita e inflazione.
Tuttavia, avverte che la questione centrale resta l’uso di queste risorse: “L’esperienza della pandemia dimostra che i margini di manovra devono essere impiegati in modo efficace, evitando interventi che producono effetti negativi nel lungo periodo”.
Gli shock esogeni vanno affrontati in modo unitario
“Imporre vincoli di bilancio ha senso solo se gli shock esterni vengono gestiti a livello europeo”, ha spiegato a Euronews Valentina Meliciani. “In assenza di strumenti comuni, i Paesi membri si trovano ad affrontare crisi simili con capacità molto diverse, generando forti squilibri”.
Secondo Meliciani, questa asimmetria rischia di tradursi in una maggiore divergenza economica tra gli Stati membri e in tensioni all'interno del mercato unico. “I Paesi con finanze pubbliche più solide possono intervenire con maggiore efficacia, mentre altri restano indietro, alimentando anche un crescente malcontento verso le regole europee percepite come penalizzanti”.
Insistere su risposta comune unitaria
“L’Italia dovrebbe puntare su una risposta europea condivisa, piuttosto che chiedere deroghe al Patto di Stabilità”, ha fatto notare Meliciani. “Interventi unilaterali rischiano di avere conseguenze negative, come l’aumento dei tassi di interesse e ulteriori pressioni sui mercati”.
Meliciani evidenzia la necessità di strumenti comuni sul modello del Next Generation EU, capaci di affrontare crisi sistemiche come quella energetica.
“Quando l’Unione europea stabilisce regole, deve anche fornire strumenti adeguati per sostenerle. Solo così si evita che ogni Paese agisca in modo isolato, accentuando le differenze e indebolendo la risposta complessiva”.