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Iran: "Riapriamo lo Stretto di Hormuz se gli Usa rimuovono il blocco ai porti"

FILE - Un'imbarcazione naviga davanti a una petroliera ancorata nello Stretto di Hormuz, al largo dell'isola di Qeshm, in Iran, il 18 aprile 2026. (Foto AP/Asghar Besharati, File)
FILE - Un'imbarcazione naviga davanti a una petroliera ancorata nello Stretto di Hormuz, al largo dell'isola di Qeshm, in Iran, il 18 aprile 2026. (Foto AP/Asghar Besharati, File) Diritti d'autore  AP Photo
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Di Jeremiah Fisayo-Bambi Agenzie: AP
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Nonostante il cessate il fuoco in corso, gli Stati Uniti e l'Iran sono in stallo sullo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas in tempo di pace

Secondo diversi media internazionali, l’Iran avrebbe proposto agli Stati Uniti di porre fine alle restrizioni sullo Stretto di Hormuz in cambio della rimozione del blocco economico contro la Repubblica islamica. Un’eventuale intesa rinvierebbe ulteriori negoziati sul programma nucleare iraniano, al centro dello scontro tra Teheran e Washington.

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L’offerta sarebbe emersa mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si trovava in visita in Russia, alleato strategico di Teheran, dopo la cancellazione di un previsto incontro in Pakistan tra Stati Uniti e Iran per un cessate il fuoco. L’amministrazione guidata da Donald Trump avrebbe però mostrato scetticismo, con fonti che indicano una bassa probabilità di accettazione della proposta.

Il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha ribadito la linea dura di Washington, affermando la necessità di impedire all’Iran qualsiasi avanzamento verso la costruzione di un’arma nucleare. “Non possiamo permettergli di farla franca”, avrebbe dichiarato, insistendo su un accordo definitivo e vincolante.

La crisi resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas. Le tensioni e le restrizioni hanno contribuito a un forte aumento dei prezzi energetici, con il Brent sopra i 108 dollari al barile, circa il 50 per cento in più rispetto all’inizio del conflitto.

La situazione ha generato forti reazioni internazionali. Una dichiarazione congiunta guidata dal Bahrein e firmata da decine di Paesi ha chiesto la riapertura della via d’acqua, mentre il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha avvertito del crescente impatto umanitario, tra carenze di carburante, beni e alimenti.

Anche i leader europei hanno espresso forte preoccupazione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha criticato l’assenza di una strategia chiara da parte di Washington, sottolineando che “non basta entrare nei conflitti, bisogna anche sapere come uscirne”. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha invece condannato tutte le parti, criticando gli attacchi iniziali a Teheran e definendo lo Stretto di Hormuz “un’arteria del mondo che non appartiene a nessuno”.

In questo contesto, lo stallo tra Stati Uniti e Iran continua a pesare sugli equilibri globali, senza segnali concreti di de-escalation.

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