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Film della settimana di Euronews Culture: Michael è davvero pessimo

Film della settimana: Michael
Film della settimana: Michael Diritti d'autore  Universal Pictures
Diritti d'autore Universal Pictures
Di David Mouriquand
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il re del pop è tornato... e comunque la pensiate su di lui, finirete per desiderare che non fosse così.

Se avete ritenuto che Bohemian Rhapsody fosse un esasperante biopic su Freddie Mercury, tanto superficiale da sacrificare sfumature e complessità in favore di una narrativa messianica, tutta formula e che puzzava di ingerenze degli eredi...

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Se ancora vi viene un brivido al solo pensiero di Back To Black, il biopic annacquato su Amy Winehouse che ha superato il confine tra cinema e operazione di marketing...

Se siete ancora tormentati da flashback traumatici legati agli orrori della ripulitura dell’immagine in quella becera operazione di propaganda guidata dall’ufficio PR che era il film sulla FIFA United Passions...

...Allora preparatevi a Michael.

Diretto da Antoine Fuqua (Training Day, la serie di The Equalizer) e con Jaafar Jackson nei panni del defunto zio, questo primo biopic ufficiale sul compianto Michael Jackson ripercorre la vita dell’artista dai primi anni alla Motown con i Jackson 5 fino all’uscita di “Bad”, nel 1987. Sapete, gli anni di gloria prima che fosse accusato di abusi su minori.

Qualunque cosa pensiate dell’uomo dietro l’icona, e anche se foste abbastanza generosi da concedere a questo progetto il beneficio del dubbio, illudendovi che i lati più oscuri della vita di Jackson possano essere esplorati in un secondo capitolo già previsto (preannunciato nel finale dalla scritta «His story continues»), Michael resta comunque solo una sfrontata agiografia, quasi offensiva. Elimina dalla sua storia ogni elemento potenzialmente controverso, incluse le accuse di violenze da parte del padre Joe (Colman Domingo), i primi incontri con il sesso o la crescente dismorfia corporea legata al peso che la celebrità e i traumi ebbero su di lui.

Niente di tutto questo trova spazio in questa operazione senza drammi, tutta formula e rigidamente controllata dagli eredi, che è poco più di un pretesto per vendere altri dischi. Al contrario, questo biopic è talmente ripulito da diventare trasparente e si rivolge solo ai fan meno esigenti, quelli che vogliono soltanto ascoltare le hit e vedere ricreate le scene iconiche di MJ. Non c’è nulla che racconti in modo convincente cosa abbia spinto quel ragazzino a diventare una delle figure più celebrate della musica del XX secolo.

Michael
Michael Universal Pictures

A peggiorare le cose, ci sono scene da sgranare gli occhi, da «Guardate, si vedono gli eredi che tirano i fili», che mostrano un Jackson premuroso in visita negli ospedali, seduto accanto ai letti dei bambini malati.

Si riescono quasi a sentire le «conversazioni creative»...

«Pensate che questo possa risultare di cattivo gusto e un po’ troppo rivelatore del nostro plateale piano per ripulire l’eredità problematica di Michael?»

«In che senso?»

«Be’, per tutte le controversie...»

«Quali controversie?»

«... Sul serio?»

«Non ho idea di cosa tu stia parlando, e nessun giovane spettatore deve preoccuparsi di qualcosa che possa macchiare la reputazione del nostro adorato Michael. Meglio riempire i loro cervellini vuoti con una pappa senz’anima: la divoreranno e noi incasseremo milioni al botteghino.»

Michael
Michael Universal Pictures

Ed è un peccato, perché nessuno può negare che di talento, davanti e dietro la macchina da presa, ce ne sia. In questo caso Fuqua è chiaramente uno yes-man aziendale, e Jaafar Jackson, che offre un’imitazione molto convincente dello zio, resta intrappolato in un film di superficie, così impegnato a non offendere nessuno da dimenticarsi di essere minimamente interessante. Quanto allo sceneggiatore candidato all’Oscar John Logan, resta inspiegabile come l’uomo dietro Il gladiatore, Hugo Cabret e Skyfall possa aver partorito una sceneggiatura tanto insipida e stucchevole. A meno che non servisse a pagarsi un ampliamento di casa, forse.

«Keep on, with the force, don't stop / Don't stop 'til you get enough», cantava Jackson nel suo successo del 1979. L’unica cosa che vi verrà da urlare quando finirà questo presunto omaggio, che è in realtà un insulto alla vera eredità artistica di Jackson, sarà «Enough». HEE-HEE-NOUGH.

Michael è ora nelle sale.

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