Gli attacchi statunitensi alle imbarcazioni della droga nel Mar dei Caraibi e nell'Oceano Pacifico hanno finora ucciso almeno 181 persone
Gli Stati Uniti hanno condotto un nuovo attacco contro una presunta imbarcazione coinvolta nel traffico di droga nel Mar dei Caraibi, causando la morte di tre persone. L’operazione si inserisce in una più ampia campagna militare lanciata dall’amministrazione di Donald Trump per contrastare il narcotraffico verso il territorio americano.
Secondo quanto dichiarato dal Comando meridionale degli Stati Uniti (Southcom), l’imbarcazione colpita stava transitando lungo rotte note per il contrabbando di droga. Un video diffuso sui social mostra il natante in movimento prima di essere distrutto da un’esplosione.
Una campagna militare in espansione
Gli attacchi contro le cosiddette "navi della droga" sono iniziati all’inizio di settembre 2025 e si sono progressivamente intensificati. Dall’avvio dell’operazione, gli Stati Uniti hanno effettuato oltre 40 raid tra Caraibi e Pacifico orientale, con un bilancio che supera i 150 morti, secondo dati ufficiali e stime indipendenti .
Nelle ultime settimane si è registrata una nuova escalation: solo a marzo il totale delle vittime è salito oltre quota 160. Le operazioni rientrano in una strategia più ampia che Washington definisce di contrasto al “narcoterrorismo”.
Il presidente Trump ha più volte sostenuto che gli Stati Uniti siano impegnati in un vero e proprio “conflitto armato” contro i cartelli della droga latinoamericani, giustificando così l’uso della forza militare come strumento necessario per fermare il flusso di stupefacenti e le morti per overdose negli Usa.
Dubbi e critiche sulla legittimità
Nonostante le dichiarazioni ufficiali, l’amministrazione statunitense non ha reso pubbliche prove concrete che dimostrino che tutte le imbarcazioni colpite trasportassero effettivamente droga. Questo aspetto è al centro delle critiche mosse da organizzazioni per i diritti umani e da esperti di diritto internazionale.
Molti osservatori definiscono questi attacchi come possibili esecuzioni extragiudiziali, sottolineando che la maggior parte delle operazioni avviene in acque internazionali, senza tentativi di arresto né processi legali . Alcune Ong hanno avviato azioni legali contro il governo statunitense, chiedendo maggiore trasparenza e responsabilità.
Un contesto geopolitico più ampio
La campagna militare si inserisce in un contesto di crescente presenza statunitense nella regione latinoamericana, la più significativa da decenni. Le operazioni contro il narcotraffico sono iniziate mesi prima del raid che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, successivamente trasferito negli Stati Uniti per affrontare accuse legate al narcotraffico.
Nonostante l’attenzione internazionale sia in parte concentrata su altri scenari di crisi, come il conflitto in Iran, Washington sembra determinata a proseguire senza rallentamenti la sua strategia nei Caraibi e nel Pacifico.