La Camera ha approvato la risoluzione 215 a 208: quattro repubblicani con i democratici, applausi in aula e chiara bocciatura della strategia di guerra di Trump. Il voto in Senato sarà decisivo
Per la prima volta in tre mesi, mercoledì un piccolo gruppo di repubblicani si è unito ai democratici alla Camera dei rappresentanti. Insieme hanno approvato una risoluzione sui poteri di guerra che fermerebbe l'azione militare di Washington contro l'Iran, sfidando il presidente Donald Trump.
L'iniziativa punta a porre fine al conflitto che da tre mesi sta ridisegnando la politica interna e internazionale.
I deputati hanno approvato la risoluzione con 215 voti a favore e 208 contrari, ma i prossimi passi restano incerti, perché Trump dovrebbe respingere qualsiasi misura del Congresso che limiti i suoi poteri di comandante in capo.
Il voto, con quattro repubblicani schierati con i democratici, rappresenta comunque una bocciatura della strategia di guerra del presidente e nell'aula della Camera sono esplosi gli applausi.
"Ora basta", ha dichiarato il deputato Gregory Meeks, di New York, capogruppo democratico nella Commissione Esteri della Camera, che ha guidato l'iniziativa. "È ora che il presidente faccia la cosa giusta", ha aggiunto. "La gente è stanca di soffrire per una guerra voluta da lui: soffre al distributore di benzina e soffre nei supermercati", ha poi detto Meeks.
Cresce l'opposizione alla guerra
È la quarta volta che la Camera cerca di limitare la guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Il presidente della Camera, Mike Johnson, aveva tentato di scongiurare un risultato che mostrasse l'opposizione crescente al conflitto, interrompendo bruscamente i lavori in aula due settimane fa, quando la risoluzione era sul punto di essere approvata. Ma il malcontento è aumentato man mano che la guerra si è prolungata e Trump fatica a negoziare un piano di pace.
Il Senato ha fatto avanzare una propria risoluzione sui poteri di guerra quando un piccolo gruppo di senatori repubblicani ha rotto i ranghi con il presidente repubblicano, in un raro segnale di dissenso politico all'interno del suo partito.
Ogni volta però che i democratici hanno riproposto la risoluzione sui poteri di guerra, il numero dei voti a favore è cresciuto, insieme al disagio politico per la guerra condotta dagli Stati Uniti.
Trump aveva fatto campagna per la Casa Bianca promettendo di porre fine agli impegni militari degli Stati Uniti all'estero e di concentrarsi di più sulle questioni interne, ma la guerra ha riportato l'attenzione sul Medio Oriente.
Mercoledì Johnson ha assicurato che Trump è "concentratissimo" sul fronte interno, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato che determineranno il controllo del Congresso.
Il presidente della Camera ha raccontato di aver trascorso questa settimana tre ore alla Casa Bianca con il presidente e che Trump sta chiedendo agli alleati di contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz e a far ripartire i flussi commerciali.
Da quando, il 28 febbraio, gli Stati Uniti si sono uniti a Israele nei raid contro l'Iran, gli americani hanno visto i prezzi dei carburanti impennarsi alla pompa, aumentando le pressioni inflazionistiche sui consumi.
Il Congresso fa valere i poteri di guerra
La risoluzione sui poteri di guerra approvata dalla Camera non fermerebbe subito il conflitto, ma rappresenterebbe un passo simbolico, se non giuridico, contro ulteriori azioni militari.
La risoluzione passa ora al Senato, dove il mese scorso quattro senatori repubblicani si sono uniti ai democratici per far avanzare una misura analoga volta a limitare la campagna degli Stati Uniti contro l'Iran. Il Senato deve ancora esprimersi con un voto finale per approvare o respingere la propria risoluzione sui poteri di guerra.
Nel frattempo, il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito mercoledì, durante un'audizione alla Commissione Esteri della Camera, che gli iraniani penserebbero che le "mani dell'amministrazione saranno legate" se il Congresso approvasse una risoluzione sui poteri di guerra. A suo avviso, crederebbero: "Non potranno farci nulla, quindi perché dovremmo fare un accordo?".
Sebbene il Congresso abbia, in base alla Costituzione, l'autorità di dichiarare guerra, il presidente, in quanto comandante in capo, ha il potere di impegnare le forze armate. Questo alimenta un contenzioso giuridico su quale ramo del governo abbia l'ultima parola in materia di guerra e pace. Se il Senato si unisse alla Camera nell'approvare la risoluzione, si aprirebbe la strada a un nuovo test legale sui poteri di guerra.
Il War Powers Act concede alla Casa Bianca sessanta giorni di tempo per chiedere al Congresso l'autorizzazione a usare la forza militare. Tuttavia l'amministrazione Trump sostiene che le ostilità siano cessate, perché nel conflitto in corso con l'Iran è stato dichiarato un cessate il fuoco.