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Qatar nega accordi collaterali con l’Iran e chiede una soluzione regionale alla guerra

Majed Al Ansari, portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, durante un briefing con la stampa.
Majed Al Ansari, portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, durante un briefing con la stampa. Diritti d'autore  Euronews
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Di Mohamed Elashi & Aadel Haleem
Pubblicato il
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Doha respinge le accuse di intese con Teheran mentre la crisi nel Golfo mette sotto stress equilibri regionali, rotte energetiche e strategie diplomatiche

Il Qatar respinge con fermezza le accuse di aver intrattenuto accordi collaterali con l’Iran nel pieno della crisi regionale. Le dichiarazioni del portavoce del governo, Majed Al Ansari, arrivano in un momento di forte instabilità nel Golfo, segnato da tensioni militari, attacchi alle infrastrutture energetiche e crescenti ripercussioni sui mercati globali.

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Secondo Doha, le ricostruzioni circolate nelle ultime ore sarebbero "false" e mirate a danneggiare la reputazione internazionale dell’emirato. "Non ci sono state assolutamente intese con gli iraniani", ha ribadito Al Ansari, sottolineando come ogni azione sia coordinata con partner regionali e internazionali.

Il Qatar insiste su un approccio multilaterale alla crisi, respingendo l’idea di iniziative unilaterali e ribadendo la necessità di una risposta collettiva, soprattutto di fronte alla minaccia rappresentata da possibili tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico globale.

I rapporti tra Qatar e Iran: cooperazione e diffidenza

Per comprendere la posizione di Doha, è necessario analizzare la complessità storica dei rapporti con Teheran.

A differenza di altri Paesi del Golfo, il Qatar ha mantenuto per anni relazioni relativamente pragmatiche con l’Iran. Questo è dovuto soprattutto a un fattore strutturale: i due Paesi condividono il più grande giacimento di gas naturale al mondo, il North Field/South Pars, base della ricchezza qatariota.

Questa interdipendenza energetica ha favorito cooperazione economica e dialogo politico, anche nei momenti di maggiore tensione regionale. Durante la crisi diplomatica del 2017, ad esempio, Teheran sostenne Doha fornendo beni e accesso allo spazio aereo, rafforzando ulteriormente i legami bilaterali.

Allo stesso tempo, il Qatar ha sempre cercato di mantenere una posizione autonoma rispetto agli altri Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, evitando un confronto diretto con l’Iran e puntando su una diplomazia flessibile.

Tuttavia, questo equilibrio si è incrinato con l’attuale escalation: nel 2026 i rapporti sono rapidamente degenerati fino a includere attacchi diretti iraniani contro infrastrutture qatariote, segnando un passaggio dalla cooperazione alla conflittualità aperta.

Qatar come mediatore regionale

Nonostante le tensioni, Doha continua a rivendicare un ruolo centrale come attore diplomatico.

Negli ultimi anni, il Qatar si è affermato come uno dei principali mediatori del Medio Oriente, grazie a una strategia di “equilibrismo” che combina relazioni con attori spesso contrapposti: Stati Uniti, Iran, movimenti islamisti e governi regionali.

Anche nell’attuale crisi, il Paese sostiene iniziative diplomatiche multilaterali, inclusi i tentativi di mediazione guidati dal Pakistan, insistendo sulla necessità di una soluzione strutturale e non di semplici tregue temporanee.

Questa postura riflette un interesse strategico: preservare stabilità regionale e continuità economica, evitando un’escalation che potrebbe compromettere il proprio ruolo internazionale.

Energia e crisi globale: il peso del Qatar

Il vero nodo della crisi resta però energetico.

Il Qatar si conferma uno dei principali esportatori mondiali di gas naturale liquefatto (GNL), con una quota che si aggira intorno al 20 per cento del mercato globale, un dato che lo rende un attore imprescindibile per la sicurezza energetica di Europa e Asia.

Tuttavia, il conflitto ha già prodotto conseguenze concrete e significative. Gli attacchi attribuiti all’Iran hanno colpito infrastrutture strategiche qatariote, compromettendo una parte rilevante della capacità produttiva. Secondo le stime, circa il 17 per cento della capacità di esportazione di GNL potrebbe restare fuori uso per diversi anni, mentre alcune aziende hanno già dichiarato situazioni di “forza maggiore” nei contratti energetici, segnalando difficoltà operative e incertezza nelle forniture.

A questo si aggiunge il fattore geografico: le tensioni nello Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per gran parte delle esportazioni del Golfo, stanno aumentando i rischi per il commercio globale. La conseguenza è una crescente volatilità dei mercati e una pressione al rialzo sui prezzi dell’energia.

Nonostante il quadro complesso, Doha ribadisce di essere in grado di assorbire l’impatto della crisi. Il Paese può contare su solide riserve finanziarie, infrastrutture avanzate e su una consolidata esperienza nella gestione di shock geopolitici, elementi che negli anni gli hanno permesso di reagire con resilienza anche nelle fasi più critiche.

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