Violenti raid israeliani hanno colpito il Libano poche ore dopo il cessate il fuoco Usa-Iran. In rappresaglia, Teheran ha deciso di bloccare il transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Tajani ha convocato l'ambasciatore israeliano mentre sabato inizieranno i negoziati tra Usa e Iran a Islamabad
"Israele dovrà chiarire quanto accaduto". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla convocazione dell'ambasciatore israeliano Jonathan Peled da parte del ministro degli Affari esteri e vicepremier Antonio Tajani, in seguito ai violenti raid di Tel Aviv in Libano che hanno provocato decine di vittime e feriti. Sabato prenderanno il via i primi colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, per tentare di arrivare a una risoluzione duratura del conflitto.
"I soldati italiani non si toccano", ha detto Tajani a Peled, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Affari esteri alla trasmissione "Cinque minuti" su Rai1. "L'abbiamo detto all'ambasciatore questa sera che è stato convocato alla Farnesina, lo abbiamo detto pubblicamente, lo abbiamo detto anche alle Nazioni Unite, che hanno il compito di garantire la sicurezza di tutti i reparti Unifil, perche' non sono soltanto italiani", ha sottolineato Tajani.
Il vicepremier ha sottolineato che giovedì ci sarà una riunione del G7 anche con i rappresentanti dei Paesi del Golfo. "Domani pomeriggio sarò anche alla riunione dei Paesi mediterranei del dell'Unione europea e cercheremo di allargare il confronto anche con i Paesi del nord dell'Africa, per far si' che si possa creare un'area di stabilità complessiva Medio Oriente-Mediterraneo", ha aggiunto Tajani
Sabato il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance sarà nella capitale del Pakistan Islamabad per il primo round di colloqui con l'Iran, insieme all'inviato speciale degli Usa in Medio Oriente Steve Witkoff e al genero e consigliere del presidente statunitense Donald Trump, Jared Kushner. Lo ha annunciato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un briefing con la stampa.
Teheran ha deciso di bloccare il transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz, in seguito agli attacchi israeliani.
L'Iran è anche pronto a ritirarsi dall'accordo di cessate il fuoco se gli attacchi israeliani contro il Libano continueranno, ha riferito l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, che ha poi aggiunto: "Le forze armate iraniane stanno individuando obiettivi per rispondere agli attacchi israeliani".
Tajani convoca l'ambasciatore israeliano per i raid di Tel Aviv in Libano
"Ho appena dato indicazioni di convocare al ministero degli Esteri l'ambasciatore di Israele in Italia, per chiarire quanto accaduto oggi in Libano. I militari italiani non si toccano" ha scritto Tajani su X. In precedenza, durante il Question Time alla Camera dei Deputati, Tajani ha espresso preoccupazione per la mancata tregua in Libano e le ripercussioni a livello regionale.
In merito agli attacchi israeliani, il ministro degli Affari esteri ha affermato che "si parla di 150 aerei impegnati su tutto il Libano. In particolare a Beirut, Sidone e Tiro si contano decine di vittime fra i civili. Una colonna italiana dell'Unifil che portava elementi a Beirut per il rimpatrio è stata bloccata dall'Idf. I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo, per fortuna nessun ferito ma la colonna è dovuta rientrare".
Il vicepremier ha poi chiesto a Hezbollah di cessare immediatamente tutte le azioni ostili e ha ricordato a Israele che "è obbligata a rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario".
L'ondata di raid israeliani ha colpito Beirut, investendo diversi quartieri della capitale libanese e lasciando dietro di sé distruzione e caos. Testimonianze dal posto parlano di “scene apocalittiche”, con edifici gravemente danneggiati o rasi al suolo e corpi senza vita nelle strade. Secondo la Croce Rossa libanese, il bilancio provvisorio supera i 300 tra morti e feriti. Dall’Unione Europea è arrivato un appello urgente: “Chiediamo a Israele di cessare la sua operazione in Libano”.
Gli attacchi di Israele in Libano non si fermano nonostante il cessate il fuoco tra Usa e Iran
Gli attacchi aerei israeliani hanno colpito senza preavviso diverse aree commerciali e residenziali del centro di Beirut nel pomeriggio di mercoledì, a poche ore dall’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran. Un’azione militare improvvisa che rischia di compromettere ulteriormente la stabilità della regione.
Israele ha chiarito che l’accordo non riguarda il conflitto in corso contro Hezbollah in Libano, nonostante il Pakistan, coinvolto come mediatore, abbia sostenuto il contrario. L’esercito israeliano ha descritto l’operazione come il più grande attacco coordinato dall’inizio della guerra, affermando di aver colpito oltre 100 obiettivi in soli 10 minuti tra Beirut, il Libano meridionale e la valle orientale della Bekaa.
Dalla capitale si sono levate colonne di fumo nero visibili a distanza, mentre forti esplosioni hanno interrotto la quotidianità di un pomeriggio apparentemente tranquillo. Ambulanze e squadre di soccorso si sono precipitate nelle zone colpite, tra edifici danneggiati e veicoli carbonizzati. Al momento non è chiaro il numero esatto delle vittime, ma il fatto che diversi attacchi abbiano interessato aree commerciali molto frequentate ha generato panico tra la popolazione.
Secondo l’esercito israeliano, gli obiettivi includevano lanciatori di missili, centri di comando e infrastrutture di intelligence di Hezbollah, accusato di utilizzare civili come scudi umani. In una nota ufficiale, le autorità militari hanno invitato lo Stato libanese e la popolazione a opporsi alla presenza del gruppo armato nelle aree civili.
Dall’inizio del conflitto il 2 marzo, il centro di Beirut era stato colpito raramente, mentre gli attacchi si erano concentrati soprattutto nel sud e nell’est del Paese e nei sobborghi meridionali della capitale. L’intensificazione delle operazioni segna quindi un cambiamento significativo nella strategia militare israeliana.
Un funzionario di Hezbollah, parlando in forma anonima, ha dichiarato che il gruppo stava ancora valutando la possibilità di aderire a un cessate il fuoco mediato, ma ha accusato Israele di non rispettare alcun accordo. “Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente al 2 marzo”, ha affermato, sottolineando la volontà di non tollerare ulteriori attacchi.
Il conflitto si inserisce in un contesto regionale già estremamente fragile. Dopo gli attacchi contro l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, Hezbollah ha lanciato missili oltre il confine, provocando una risposta militare su larga scala da parte israeliana, inclusa un’invasione di terra del Libano.
Secondo i dati disponibili, gli attacchi israeliani hanno causato oltre 1.530 morti in Libano, tra cui più di 100 donne e 130 bambini, e hanno costretto oltre un milione di persone a lasciare le proprie case. Israele sostiene di aver eliminato centinaia di combattenti di Hezbollah.
Nelle ore precedenti ai raid, molti sfollati avevano iniziato a prepararsi per tornare alle proprie abitazioni, incoraggiati dall’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha ribadito la prosecuzione delle operazioni militari in Libano, hanno rapidamente spento ogni speranza.
In un grande campo di sfollati sul lungomare di Beirut, la confusione regna tra le famiglie. “Non possiamo più sopportare questa situazione”, ha raccontato Fadi Zaydan, 35 anni, pronto a rientrare nella sua città natale prima di fermarsi per paura di nuovi attacchi. “Se torniamo, potremmo essere colpiti”.