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Russia, progetti informatici in pausa a causa dei piani delle autorità per vietare le Vpn

La richiesta delle autorità russe di bloccare le VPN ha paralizzato il lavoro delle aziende IT russe
La richiesta delle autorità russe di bloccare le VPN ha paralizzato il lavoro delle aziende IT russe Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Dmitri Kavalerov
Pubblicato il
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La richiesta delle autorità di bloccare le VPN ha paralizzato il lavoro delle aziende informatiche russe, affermano fonti del settore.

La stretta sulle reti internet private (Virtual private networks, o Vpn) in Russia entra in una fase operativa e produce i primi effetti concreti: aziende informatiche in stand-by, progetti sospesi e crescente incertezza nel settore tecnologico. Dopo un incontro al ministero dello Sviluppo digitale, alle principali piattaforme del Paese è stato chiesto di limitare l’accesso agli utenti che utilizzano strumenti di aggiramento dei blocchi entro metà aprile.

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Una richiesta che, di fatto, sta rallentando l’intero comparto IT e segnando un ulteriore passo verso la costruzione di un Internet sempre più separato dalla rete globale.

Russia, pausa improvvisa del settore tech

Dopo un incontro al ministero dello Sviluppo digitale guidato da Maksut Shadaev, molte aziende informatiche russe hanno deciso di mettere tutto in stand-by. Non piccoli operatori, ma colossi come Sberbank, Yandex, VK, Ozon e Gazprom-Media.

Il problema non è solo tecnico, ma strutturale. Gran parte dello sviluppo software russo si basa ancora su specialisti distribuiti all’estero o su team ibridi. Se l’accesso remoto viene limitato o reso instabile, l’intero sistema rischia di incepparsi.

Alcune aziende hanno già informato i clienti: lavori sospesi fino a quando non sarà chiaro quali Vpn saranno vietate e come verranno applicate le restrizioni.

Le restrizioni di Internet hanno raggiunto Mosca.
Le restrizioni di Internet hanno raggiunto Mosca. AP Photo

La stretta: VPN nel mirino

La linea di Mosca è netta. Le aziende devono: limitare l’accesso agli utenti che usano Vpn, monitorare e segnalare i tentativi di aggiramento e adeguarsi rapidamente o rischiare sanzioni

Tra queste, la più pesante è la perdita dell’accreditamento statale, che significa esclusione da appalti pubblici e dalla preinstallazione sui dispositivi venduti nel Paese. In parallelo, si discute anche di una possibile tassa sull’uso delle reti entro il 1° maggio.

Un’idea che ha un doppio effetto: scoraggiare gli utenti e creare un ulteriore livello di controllo. Nel frattempo, Roskomnadzor continua a bloccare servizi: a fine febbraio, centinaia di VPN risultavano già non funzionanti.

Bloccare una VPN, sulla carta, è semplice. Nella realtà molto meno. Come distinguere un utente che usa una VPN da uno che si connette dall’estero? Come evitare di bloccare clienti legittimi o lavoratori remoti?

Le soluzioni allo studio sono invasive: sistemi di scoring che analizzano IP, lingua del dispositivo, comportamento online. Tradotto: più controllo, più dati raccolti, più complessità.

Secondo esperti di cybersicurezza, implementare questi sistemi potrebbe costare alle aziende decine di milioni di rubli al mese. E non è detto che funzionino davvero.

Il paradosso è evidente: più si tenta di bloccarle, più le Vpn diventano popolari. In Russia, l’uso di questi strumenti è esploso: 4% degli utenti nel 2021, 42% nel 2025.

Nel 2022 il Paese è entrato tra i primi al mondo per download di VPN. E negli store digitali, queste app hanno scalato le classifiche fino ai primi posti. Segno che la domanda non nasce da un capriccio tecnologico, ma da un bisogno concreto: accedere a contenuti e servizi altrimenti irraggiungibili.

Un problema tecnico (e politico)

Le autorità giustificano tutto questo con la sicurezza nazionale. Il presidente Vladimir Putin ha firmato leggi che permettono di sospendere servizi di telecomunicazione su richiesta dei servizi segreti e, in casi estremi, di limitare l’accesso all’Internet globale.

Ufficialmente, si tratta di difesa contro cyberattacchi, truffe e reclutamento terroristico. Ma il risultato è un controllo sempre più stretto sul traffico digitale.

Anche i grandi servizi di messaggistica come WhatsApp e Telegram sono stati rallentati progressivamente.Il quadro che emerge è quello di una Russia sempre più vicina a un Internet autonomo, separato dalla rete globale. Non un blackout improvviso, ma una lenta disconnessione fatta di limiti, filtri e barriere.

Anche le mosse di Apple, che ha bloccato gran parte dei servizi di pagamento nel Paese, si inseriscono in questo contesto: un ecosistema digitale che si chiude, da dentro e da fuori.

Il fatto più interessante, però, resta un altro: il sistema si è fermato. Non per mancanza di tecnologia, ma per eccesso di incertezza. Le aziende aspettano, gli sviluppatori rallentano, i progetti si congelano.

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