La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata Gedda, in Arabia Saudita. La prima tappa di un programma di due giorni che include anche Emirati Arabi e Qatar per discutere di sicurezza energetica e della crisi dei prezzi di petrolio e gas, saliti rapidamente a causa della guerra in Iran
Giorgia Meloni è arrivata a Doha, seconda tappa della sua missione a sorpresa nel Golfo Persico. La premier è attesa da un incontro con l'emiro del Qatar, Tamim bin Hammad Al Thani, dopo quello di venerdì a Gedda a con Mohammed bin Salman, a cui "ha espresso la vicinanza dell'Italia".
Il colloqui tra Meloni e il principe ereditario saudita, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è servito a "discutere dell'assistenza militare e difensiva fornita dall'Italia, confrontandosi sulle prospettive del conflitto e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica".
Sabato la premier si reca anche negli Emirati Arabi Uniti per discutere ancora di sicurezza energetica. La visita nella regione è stata tenuta segreta fino all'arrivo a Gedda per ragioni di sicurezza. È una missione di "solidarietà", ha ribadito Meloni in un'intervista al Tg1 ma ha anche l'obiettivo di assicurare all'Italia approvvigionamenti energetici cruciali.
"Ero già stata in Algeria per garantire il gas, oggi sono nel Golfo per discutere soprattutto del petrolio: da queste nazioni proviene circa il 15 per cento del petrolio che è necessario per l'Italia", ha sottolineato la premier.
Come gli altri Paesi europei, ha aggiunto Meloni "aiutiamo le nazioni del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani, lo facciamo chiaramente perché sono Paesi strategici per i nostri interessi e sono Paesi amici, ma soprattutto lo facciamo a protezione delle decine di migliaia di italiani che sono presenti nella regione".
Si tratta della prima visita di una leader europea, del G20 e della Nato nell'area, dall'inizio della guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Fonti diplomatiche di Palazzo Chigi avevano in precedenza sottolineato come l'obiettivo del viaggio fosse anche consolidare un partenariato strategico sempre più solido".
Timore per l'aumento dei prezzi di gas e petrolio con la guerra in Iran, l'Italia prova a diversificare le fonti
Le fonti diplomatiche avevano già evidenziato come la linea della missione sia principalmente offrire collaborazione. La premier in questi anni "ha costruito un rapporto speciale, anche personale con le monarchie del Golfo", cercando di consolidare le relazioni con i partner, e quattro mesi fa ha partecipato al vertice del Consiglio del Golfo in veste di ospite d'onore.
La sicurezza energetica, la protezione delle vie commerciali e la stabilità regionale sono i tre assi fondamentali della missione nel Golfo, secondo le fonti. In Italia circa il 15 per cento del petrolio e il dieci per cento del gas arrivano dall'area del Golfo e il conflitto potrebbe alterare in modo significativo gli equilibri energetici globali e con i prezzi di gas e petrolio in rapido aumento è emersa già nelle scorse settimane la necessità di diversificare rapidamente le fonti di approvvigionamento, e a questo proposito Meloni si recherà a maggio in Azerbaigian, dopo la recente missione in Algeria.
Il conflitto israelo-statunitense in Medio Oriente, in particolare i numerosi attacchi alle infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo e la parziale chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, ha fatto lievitare i prezzi di gas e petrolio a livello globale. Da Hormuz, snodo cruciale per il commercio di greggio, transita circa un quinto del petrolio da tutto il mondo.
Nei giorni scorsi il presidente statunitense Donald Trump ha criticato aspramente gli alleati europei per non aver fornito assistenza agli Stati Uniti, inviando navi da guerra nello Stretto. Secondo Trump, la responsabilità della sicurezza di Hormuz dovrebbe ricadere sui Paesi importatori e non sugli Usa.
Sempre secondo le fonti, con i leader del Golfo Meloni affronterà anche la questione delle disastrose conseguenze causate dalla guerra a livello umanitario. In primo luogo a destare preoccupazione è la situazione in Libano, dove attualmente oltre un milione di persone risultano sfollate in seguito all'offensiva aerea e di terra lanciata il 2 marzo da Israele contro il gruppo militante Hezbollah, alleato dell'Iran, che in seguito alla morte uccisione dell'ayatollah iraniano Ali Khamenei ha lanciato attacchi di rappresaglia contro Israele.
Diversi membri del governo libanese hanno condannato le azioni di Israele, in particolare nel sud del Libano, denunciando "una strutturazione dell'aggressione", come nel caso del ministro della Difesa libanese Michel Menassa o anche del ministro della Cultura libanese Ghassan Salamé che ha parlato piuttosto di "un'invasione".