La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che il presidente non ha il potere di decidere su materie fiscali, tra cui i dazi, dichiarando illegittime le tariffe doganali imposte da Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato venerdì che imporrà nuovi dazi del dieci per cento su tutte le importazioni nel Paese.
La decisione è arrivata dopo la sentenza della Corte Suprema che ha bocciato i dazi di Trump con sei voti a favore e tre contrari. Si tratta di un duro colpo all'agenda economica della Casa Bianca.
La reazione di Trump: "Giudici traditori, una vergogna"
Trump ha definito la sentenza che ha annullato i suoi dazi "una vergogna", secondo quanto riportato dalla Cnn. Il presidente ha commentato la sentenza durante una colazione alla Casa Bianca con i governatori, aggiungendo di "avere un piano di riserva".
Il leader statunitense ha anche descritto come "traditori" i giudici che hanno votato contro i dazi. "I giudici traditori ancora invitati al discorso sullo Stato Unione" che si terrà martedì prossimo, ha affermato Trump, "ma non mi può importare di meno se vengono o meno".
"Molti accordi commerciali restano in vigore, altri no", ha aggiunto. "Saranno sostituiti da altri dazi". L'ex tycoon ha anche dichiarato di non aver bisogno del Congresso per imporre nuovi dazi, nonostante la sentenza della Corte Suprema affermi il contrario.
L'International Emergency Powers Act non permette a Trump di imporre i dazi
I giudici hanno stabilito che il presidente statunitense non può imporre i dazi in base all'International Emergency Powers Act, quello a cui ha fatto ricorso per giustificare le tariffe doganali del Liberation Day.
La legge dà al presidente l'autorità di affrontare "minacce straordinarie" in caso di un'emergenza nazionale, inclusa quella di "regolare" l'importazione" di "beni esteri", ed è stata approvata negli anni 1970 per limitare i poteri presidenziali in materia di sicurezza nazionale dopo i dazi imposti da Richard Nixon per affrontare la crisi della bilancia dei pagamenti in seguito al crollo del sistema monetario di Bretton Woods.
La norma non fa alcun riferimento esplicito ai dazi, competenza esclusiva del Congresso come le tasse e per i quali sono state concesse solo alcune deleghe al presidente.
Si tratta del primo grande provvedimento della vasta agenda di Trump ad arrivare direttamente davanti alla più alta corte del Paese, che lui stesso ha contribuito a plasmare con la nomina di tre giudici conservatori durante il suo primo mandato.
La maggioranza ha stabilito che la Costituzione attribuisce “in modo molto chiaro” al Congresso il potere di imporre tasse, tra cui rientrano anche i dazi.
"I Padri fondatori non hanno attribuito alcuna parte del potere di imposizione fiscale al ramo esecutivo", ha scritto il presidente della Corte, John Roberts.
I giudici Samuel Alito, Clarence Thomas e Brett Kavanaugh hanno espresso voto contrario.
“I dazi in questione possono essere o meno una politica saggia. Ma, alla luce del testo, della storia e dei precedenti, sono chiaramente legittimi”, ha scritto Kavanaugh nel suo parere contrario.
La reazione Ue alla decisione della Corte Suprema sui dazi
"Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Restiamo in stretto contatto con l'amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza", ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue.
"Le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a sostenere tariffe basse e a lavorare per ridurle", ha dichiarato il portavoce.
La decisione di Trump è incostituzionale?
La Costituzione attribuisce al Congresso il potere di imporre dazi. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha sostenuto che una legge del 1977, che consente al presidente di regolare le importazioni in caso di emergenza, gli permetterebbe anche di fissare dazi.
Altri presidenti hanno utilizzato quella legge decine di volte, spesso per imporre sanzioni, ma Trump è stato il primo a invocarla per applicare imposte sulle importazioni.
Nell’aprile 2025 Trump ha introdotto quelli che ha definito “dazi reciproci” sulla maggior parte dei Paesi per affrontare i deficit commerciali, che aveva dichiarato costituire un’emergenza nazionale.
Questi sono arrivati dopo l’imposizione di dazi su Canada, Cina e Messico, ufficialmente per contrastare un’emergenza legata al traffico di droga.
È seguita una serie di cause legali, tra cui un ricorso presentato da una dozzina di Stati a prevalenza democratica e altri promossi da piccole imprese che vendono prodotti che vanno dai materiali idraulici ai giocattoli educativi fino all’abbigliamento ciclistico femminile.
I ricorrenti hanno sostenuto che la legge sui poteri d’emergenza non menziona affatto i dazi e che l’uso che ne ha fatto Trump non supera diversi test giuridici, incluso uno che aveva fatto fallire il programma di cancellazione di 500 miliardi di dollari di debiti studenteschi dell’allora presidente Joe Biden.
Secondo il Congressional Budget Office, l’impatto economico dei dazi di Trump è stato stimato in circa tremila miliardi di dollari nel prossimo decennio. Il Tesoro ha già incassato oltre 133 miliardi di dollari dalle imposte sulle importazioni imposte dal presidente in base alla legge sui poteri d’emergenza, secondo dati federali di dicembre.
Molte aziende, tra cui la catena di magazzini all’ingrosso Costco, si sono già rivolte ai tribunali per chiedere rimborsi.