Idf: combattimenti "nel cuore di Khan Younis". Onu: "Non esistono zone sicure"

La popolazione di Gaza continua ad evacuare dalle aree di volta in volta obiettivo delle operazioni militari israeliane
La popolazione di Gaza continua ad evacuare dalle aree di volta in volta obiettivo delle operazioni militari israeliane Diritti d'autore Fatima Shbair/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
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L'esercito israeliano ha dichiarato di aver raggiunto il centro della principale città del sud della Striscia. Continuano gli ordini di evacuazione, molti civili sono in fuga. Ma l'Onu denuncia: "Le zone indicate sono lembi di terra arida senza acqua, strutture e servizi igienici"

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La città di Khan Younis, la principale del sud della Striscia, è ora al centro dei combattimenti tra l'esercito israeliano e i miliziani di Hamas. Lo ha dichiarato l'Idf, affermando di operare "nel cuore di Jabalia, nel cuore di Shejaiya e ora anche nel cuore di Khan Younis". 

L'aggiornamento operativo aggiunge: "Siamo nella giornata più intensa dall'inizio dell'operazione di terra - in termini di terroristi uccisi, numero di scontri a fuoco e uso di potenza di fuoco da terra e dall'aria".

Una situazione confermata dalla popolazione e dalle organizzazioni umanitarie: il direttore dell'Unrwa ha riferito che le forze israeliane continuano a dire alla gente di andarsene e dirigersi verso Rafah, vicino al confine egiziano, lanciando volantini sulla città. In un post su X Thomas White ha scritto che ai residenti è stato detto che il centro della città è ora una "pericolosa zona di combattimento".

Secondo le immagini dell'Afp, molti civili avrebbero iniziato a fuggire verso la "zona sicura" indicata da Israele, stipati in carretti o con i bagagli ammassati sopra le auto. 

Nella notte ci sono stati anche pesanti bombardamenti sull'area, da Deir al Balah più a nord a Rafah più a sud, ma gli attacchi non hanno risparmiato Gaza City e l'area di Jabalia. Secondo il servizio stampa di Hamas, i morti sono stati decine. Un bombardamento ha ucciso 24 persone in una scuola di Khan Younis che ospitava centinaia di sfollati. 

Da giorni si erano intensificati i raid aerei e le operazioni dell'esercito israeliano nel sud della Striscia - dove era stato ordinato di evacuare a centinaia di migliaia di palestinesi fuggiti dalla metà nord del territorio - nell'ambito di una "seconda fase" dell'offensiva di terra che ha l'obiettivo di sradicare Hamas dal territorio, come dichiarato da un portavoce dell'Idf.

Onu: "Non esistono zone sicure"

Le organizzazioni internazionali continuano a denunciare la situazione umanitaria catastrofica in cui versa la popolazione di Gaza: due milioni di persone sono stipate in ormai un terzo dell'enclave, ovvero un centinaio di chilometri quadrati, e i continui ordini di evacuazione stanno restringendo ancora di più le aree in cui rifugiarsi

ll portavoce dell'Unicef James Elder ha dichiarato alla Bbc che le cosiddette "zone sicure" indicate da Israele per l'evacuazione dei civili sono una "narrazione falsa e pericolosa": "Si tratta di piccoli lembi di terra arida. Non hanno acqua, né strutture, né ripari dal freddo, né servizi igienici". E ha aggiunto: "Non si possono mandare centinaia di migliaia di persone in luoghi dove non c'è acqua né servizi igienici. Intendo davvero senza servizi igienici. In ogni angolo in cui mi giravo, c'erano altre 5mila persone che apparivano durante la notte. Non hanno un solo bagno, non hanno una goccia d'acqua".

Secondo l'Unrwa, il principale ospedale di Khan Younis è sovraccarico per l'afflusso di feriti e privo di personale e forniture, e ospita più di mille pazienti e 17mila sfollati. Intanto altre 60mila persone sono state costrette a trasferirsi nei già sovraffollati rifugi dell'Agenzia Onu. 

Il sottosegretario generale dell'Onu per gli Affari umanitari Martin Griffiths ha definito "apocalittica" la situazione nella Striscia, aggiungendo che i civili sono costretti a fare "una scelta impossibile dopo l'altra".

La coordinatrice umanitaria dell'Onu Lynn Hastings ha dichiarato che "le condizioni necessarie per portare aiuti alla popolazione di Gaza non esistono. Se possibile, sta per aprirsi uno scenario ancora più infernale, in cui le operazioni umanitarie potrebbero non essere in grado di rispondere".

Irruzione a Jabalia

Tra lunedì e martedì le truppe israeliane hanno fatto irruzione nel Centro controllo e comando della Sicurezza interna di Hamas a Jabalia, nel nord della Striscia. Lo ha detto il portavoce militare secondo cui all'interno sono stati trovati "materiali di osservazione e di controllo, armi e mappe".

Dopo aver accerchiato il campo profughi di Jabalia, l'esercito sta continuando le operazioni nella zona. Le truppe, spiega il portavoce, hanno "agito nelle roccaforti di Hamas" e distrutto "infrastrutture terroristiche nell'area", prendendo il controllo di "postazioni militari chiave" della fazione islamica da cui "partivano attacchi contro le l'esercito israeliano". Sono state "localizzati armi e posti di lancio in compound civili".

Secondo la stessa fonte, i soldati hanno messo fuori uso "edifici usati dalla Nukhba (l'unità di elite di Hamas) per attività militari ed eliminato "altri terroristi di Hamas". Il portavoce militare ha aggiunto che "sono stati trovati e distrutti alcuni razzi in un giardino di una residenza nel nord della Striscia".

Jabalia è il più grande degli otto campi profughi della Striscia di Gaza. Secondo l'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati palestinesi, ospita 116.011 rifugiati. Fondato dopo la guerra del 1948, il campo copre un'area di 1,4 chilometri quadrati. Alla fine di ottobre Israele aveva lanciato un attacco aereo sul campo, che avrebbe ucciso un alto comandante di Hamas e causato il crollo delle infrastrutture sotterranee costruite dai miliziani.

Gli altri sviluppi militari

Il ministero della Sanità di Gaza ha dichiarato che il bilancio delle vittime nel territorio dal 7 ottobre ha superato le 16.200 persone - il 70% delle quali donne e bambini - con oltre 42.000 feriti. 

L'offensiva di terra, cominciata il 26 ottobre scorso, è costata la vita a 80 militari. L'esercito haannunciato lunedì la morte di tre ventenni, un ufficiale e due soldati e il ferimento grave di altri quattro soldati nel nord di Gaza.

Sono ripresi anche a suonare gli allarmi antimissile nel sud di Israele, nell'area dei kibbutz attaccata da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi il 7 ottobre. Non ci sono notizie di danni o vittime.

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Il rapporto di due civili morti per ogni militante di Hamas ucciso "è positivo" considerando il "conflitto in territorio urbano tra un'organizzazione militare e una terroristica che utilizza i civili come scudi umani" ha dichiarato all'emittente americana Cnn un portavoce militare israeliano, Jonathan Conricus.

Secondo l'agenzia France Press un funzionario della Difesa israeliana ha confermato che i miliziani palestinesi uccisi sono circa 5mila, portando dunque le stime delle vittime civili palestinesi oltre le 10mila anche dal lato israeliano.

Quanto agli sviluppi militari Israele starebbe predisponendo delle grandi pompe d'acqua sulla costa nord della Striscia per allagare con acqua di mare la rete di gallerie sotterranee costruita da Hamas. Lo ha riportato il quotidiano Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi, senza confermare però quando questo piano verrebbe messo in atto.

Sul fronte nord della guerra, Israele ha dichiarato di aver colpito con i caccia e con l'artiglieria diversi siti di Hezbollah lunedì, a seguito di attacchi arrivati dal Libano. Martedì, l'esercito libanese ha annunciato per la prima volta la morte di un soldato ucciso da un bombardamento israeliano su una postazione dell'esercito.

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