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Stoltenberg a Belgrado: "La stabilità passa da un accordo di lungo periodo mediato dalla Ue"

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, e il presidente serbo Aleksandar Vucic a Belgrado (21 novembre 2023)
Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, e il presidente serbo Aleksandar Vucic a Belgrado (21 novembre 2023) Diritti d'autore Marko Drobnjakovic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Marko Drobnjakovic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dopo Bosnia-Erzegovina e Kosovo, il segretario generale della Nato fa tappa in Serbia. Il presidente Vucic incolpa Pristina delle recenti violenze

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Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha invitato oggi a Belgrado la Serbia e il Kosovo a ridurre le tensioni reciproche e a portare davanti alla giustizia i responsabili dell'attacco che a settembre ha causato quattro morti nel villaggio kosovaro di Banjska.

"Entrambe le parti devono astenersi da atti di escalation" ha dichiarato Stoltenberg alla stampa, dopo essere stato ricevuto dal presidente serbo Aleksandar Vucic.

Stoltenberg si è detto contrario alla presenza di reparti militari serbi lungo il confine con il Kosovo, che Belgrado ha rafforzato più volte negli ultimi mesi.

Le tensioni tra la Serbia e la sua ex provincia, proclamatasi indipendente nel 2008, sono aumentate dopo l'agguato del 24 settembre in cui sono morti un agente kosovaro e tre dei circa trenta paramilitari serbi che avevano aperto il fuoco contro una pattuglia della polizia locale. 

Stoltenberg ha invitato la Serbia a collaborare nelle indagini sul caso. Il presidente serbo ha puntato invece il dito contro le autorità di Pristina. 

"Nell'ultimo anno il 13% dei serbi ha lasciato il nord e l'ovest del Kosovo a causa di arresti, minacce, molestie e pressioni da parte del regime kosovaro" hadichiarato Vucic.

"Mi rivolgo a tutto l'Occidente e non solo alla Nato. Se questa non è violenza, allora non so cosa sia la violenza" ha aggiunto.

Già a maggio di quest'anno, circa novanta soldati della Nato sono rimasti feriti nelle violente proteste dei serbi del nord del Kosovo. Le violenze hanno convintola missione di pace Kfor, presente in Kosovo dalla fine della guerra con la Serbia nel 1999, ad aumentare il contingente di altri mille effettivi.

Quanto a un futuro di pace e stabilità tra i due Paesi, dove bruciano ancora le divisioni etniche esplose con la dissoluzione della Jugoslavia negli anni '90, la strada tracciata dal segretario della Nato passa dall'Unione europea.

"Accolgo con favore l'ultima proposta europea per la creazione di un'associazione dei Comuni a maggioranza serba del Kosovo. Questo sarebbe un passo fondamentale verso la normalizzazione delle relazioni" ha detto Stoltenberg.

A 30 ANNI DALLE GUERRE NEI BALCANI RIMANGONO LE DIVISIONI

Su invito della Ue, infatti, Belgrado e Pristina hanno accettato nel 2013 di aprire un dialogo per la normalizzazione delle rapporti, una delle precondizioni poste per un eventuale adesione all'Unione. 

La Serbia non riconosce l'indipendenza del Kosovo, la cui popolazione di 1,8 milioni di persone è per oltre il 90% di origine albanese. Da parte sua, il Kosovo non ha mai concesso alla minoranza serba l'autonomia concordata nel 2013. 

Stoltenberg e Vucic hanno anche discusso della possibilità di nuove esercitazioni militari congiunte tra Nato e Serbia, che hanno firmato un accordo di cooperazione nel 2015.

La tappa di Belgrado del segretario della Nato nei Balcani occidentali arriva dopo quelle in Bosnia-Erzegovina e Kosovo

La prossima è in Macedonia del Nord dove mercoledì è in programma una riunione con i Paesi Nato della regione: Albania, Croazia, Slovenia, Montenegro e appunto Macedonia del Nord.

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