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Curare anche con la musicoterapia al Policlinico di Bari

Musicoterapia in un ospedale dell'Ohio (archivio)
Musicoterapia in un ospedale dell'Ohio (archivio) Diritti d'autore Lori King/AP
Diritti d'autore Lori King/AP
Di Luca Palamara
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Alleviare le sofferenze dei piccoli pazienti oncologici del Policlinoico di Bari diventa sempre più importante, intanto i risultati scientifici parlano di remissioni al rialzo in questo istituto

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Piccole mani che generano musica, orecchie che lasciano entrare i ritmi gioiosi o rilassanti di una canzone. Al Policlinico di Bari la musica rientra nel percorso di cura dei piccoli pazienti oncologici. In passato i momenti prima dell’anestesia o della chemioterapia venivano vissuti con ansia e rifiuto. Oggi il clima è decisamente diverso, anche grazie a Filippo. “Adesso il bambino sa di venire a giocare con Filippo, si concentra sugli strumenti che vuole utilizzare, sui colori che vuole avere con sé sul lettino e diventa anche per il bambino il ricordo di una giornata in cui è venuto a giocare con Filippo.” Ci spiega la Dott.ssa Paola Muggeo della divisione di Oncoematologia Pediatrica al  Policlinico di Bari.

L'arte della musicoterapia

Il musicoterapeuta non è solo un esperto di musica, ma è parte integrante di un team di lavoro con medici, infermieri, anestesisti e psicologi. Ce lo racconta il musicoterapeuta Filippo Giordano. “Per lavorare in un contesto come questo, occorre avere anche una certa predisposizione e a lavorare con i bambini e a lavorare a contatto con una malattia così potenzialmente impattante sulla vita di ogni giorno e soprattutto avere grandi capacità di poter lavorare all’interno dell’equipe.”

Nel grande ospedale di Bari, i pazienti pediatrici hanno a disposizione strumenti di supporto, come la musicoterapia, che non sono solo una forma di intrattenimento, ma fanno parte della cura a 360 gradi dei pazienti e rendono più agevoli ed efficaci le terapie farmacologiche. Un’esperienza di quasi 10 anni, di cui il Policlinico di Bari si è fatto promotore, insieme ad altri 32 centri in Italia e che ha generato una ricerca e una pubblicazione su una prestigiosa rivista scientifica.

Accettare l'inaccettabile

“Il nostro ruolo, al di là di erogare cure, è proprio rendere accettabili situazioni e realtà ritenute davvero inaccettabili.” Ha precisato Muggeo. Prendersi cura, quindi, non solo curare, anche con l’ausilio di altri strumenti di supporto, come la pet therapy, la scuola, l’attività fisica, l’assistenza ai genitori. “Prendersi cura del paziente e del gruppo familiare ripeto si traduce in un miglioramento delle cure tradizionali che restano sempre fondamentali, ma l’insieme di questi fattori poi possono permettere quei risultati clamorosamente positivi che l’oncoematologia pediatrica sta ottenendo negli ultimi tempi.” Aggiunge il  Dott. Nicola Santoro, Primario di Oncoematologia Pediatrica, Policlinico di Bari.  Dal 20% di qualche decennio fa all’80% di guarigioni complete per tutte le patologie è un risultato che forse si deve anche ad un nuovo calore umano e a un po’ di musica.

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