Argentina campione del mondo ai rigori

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Di Alberto De Filippis  & Euronews
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Image   -   Diritti d'autore  Petr David Josek/AP

I rigori hanno dato il verdetto che il campo da gioco per più di 120 minuti non è stato capace di pronunciare. La finale di Doha premia un'Argentina penetrante ma talvolta superficiale in difesa che batte dagli undici metri una Francia cinica ma incapace, soprattutto nel primo tempo, di contenere la furia albiceleste.

Il dischetto dell'area di rigore regala a Messi il suo primo e unico titolo mondiale. La "pulce" dai sette palloni d'oro saluta per sempre la nazionale, ma il destino questa volta non ha tradito il campione (come accaduto con Cristiano Ronaldo, che al suo ultimo mondiale ha salutato il sogno iridato dopo la disfatta col Marocco ai quarti di finale). I tifosi festeggiano dopo 36 anni da Maradona e dal mondiale della "mano de dios".

L'Argentina domina il primo tempo con due reti di vantaggio (Messi su rigore al 23' e Di Maria al 36') e costringe il mister francese Deschamps a sostituire Giroud e Dembele già al 41'. Il secondo tempo si apre con una Francia impacciata davanti a un avversario forse fin troppo spavaldo, tanto da concedersi all' 80' il fallo su Kolo Muani in area di rigore poi segnato da Mbappe, che riapre la partita. 

Con un altro gol Mbappe pareggia dopo un minuto. La Francia riprende le redini della difesa e lascia spazio solo agli errori clamorosi di Lautaro Martinez. Punisce la "pulce" Lionel Messi all'ottavo minuto del primo tempo supplementare, ma ricuce Mbappe su rigore dopo il fallo di mano di Montiel. L'errore pesa, ma viene scaricato dallo stesso difensore del Siviglia alla fine della batteria dei rigori, che consegna il trofeo all'Argentina anche per merito dei penalty sbagliati di Coman e Tchouameni da parte della Francia. 

La reazione degli argentini è speculare a quella degli avversari francesi. Si piange anche tra maglie bianco-celesti. È il pianto della liberazione, della fine della sofferenza. Per Messi quello della fine di una maledizione che lo ha tenuto da sempre lontano dal titolo mondiale.