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Italia: fuga dal pronto soccorso

7 i medici italiani che ogni giorno lasciano il pronto soccorso. Il sindacato ANAOO: "Di questo passo diventeremo merce rara"
7 i medici italiani che ogni giorno lasciano il pronto soccorso. Il sindacato ANAOO: "Di questo passo diventeremo merce rara" Diritti d'autore Euronews
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Di Luca Palamara
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Sovraccarico, condizioni di lavoro e frustrazioni: il pronto soccorso italiano è malato. Fuga dai reparti d'urgenza: 7 i medici che lasciano ogni giorno. Il sindacato ANAOO: "Di questo passo saremo presto una merce rara"

Urgentista: una professione in declino

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In Italia, 7 medici al giorno lasciano gli ospedali e la maggioranza lavora nelle unità di pronto soccorso. Condizioni di lavoro impossibili, scarsa organizzazione, turni massacranti, paghe basse: un mix letale di fattori oscura il fascino di una specializzazione che in passato era molto ricercata dai giovani medici per l’adrenalina, il ritmo veloce e le infinite opportunità di apprendimento.

"Da una parte, come quest’anno e anche l’anno scorso, quasi il 50% dei posti di medicina di emergenza e urgenza non viene utilizzato - Pierino Di Silverio, Segretario nazionale del sindacato medico ANAAO -. Dall’altra parte, chi lo utilizza in parte decide di abbandonarla. In queste condizioni, il medico del pronto soccorso sarà una chimera, una merce rara."

Fuga dal pronto soccorso: i giovani medici impazienti di cambiare reparto

I giovani dottori dei pronto soccorso sembrano impazienti di andare altrove: in altri reparti, altre città o anche all’estero, ovunque sentano di essere trattati con il rispetto dovuto alla loro professione. Angela Mauro è una pediatra che dopo 4 anni di lavoro in un pronto soccorso pediatrico di riferimento a Napoli, ha deciso di trasferirsi a Milano, in un altro reparto. "Da quando non lavoro più in pronto soccorso - racconta -, la mia qualità di vita e di lavoro è completamente cambiata, sia in termini di stress che di soddisfazione. Io ora posso studiare davvero un paziente. E studiare un paziente significa trattarlo nel migliore dei modi e quindi curarlo meglio. E questa è la soddisfazione di un medico".

Da quando non lavoro più in pronto soccorso ho il tempo di studiare i pazienti. E studiare i pazienti significa trattarli meglio e curarli meglio
Angela Mauro
Pediatra

Al pronto soccorso per un brufolo. La frustrazione dei medici

Uno dei problemi è la percezione delle persone del ruolo del pronto soccorso e la mancanza di un filtro efficiente sul territorio. Oggi si va al pronto soccorso anche per una febbre lieve o un brufolo. "Il pronto soccorso dovrebbe fare l'emergenza - spiega ancora Mauro -, dovrebbe occuparsi dei pazienti a rischio, che presentano livelli di gravità superiori a quelli di cui si occupa un medico di famiglia. Purtroppo anche questo è motivo di insoddisfazione dei medici che lavoro in pronto soccorso”.

"Azzerato il nostro tempo 'da esseri umani'. Lavoriamo quasi il doppio di quanto dovremmo"

Alla questione economica si aggiunge non solo quella del riconoscimento professionale, ma anche un problema che il Covid ha aggravato: il tempo lavorativo. "Dietro ogni medico c’è un essere umano - dice Di Silverio -. E ormai oggi noi quel tempo da essere umano, da padre, da madre, da nonno, da amico non l’abbiamo più, perché l’orario di lavoro non viene rispettato. Noi dovremmo lavorare 38 ore, 34 più 4 di aggiornamento, a settimana, ma la media di lavoro, secondo il nostro ultimo sondaggio, sono 65 ore a settimana".

Dovremmo lavorare 38 ore a settimana, ma secondo il nostro ultimo sondaggio, ne lavoriamo in media 65
Pierino Di Silverio
Segretario nazionale del sindacato medico ANAAO

Nonostante tutto, il duro lavoro di medici e infermieri ospedalieri è ancora il principale punto di contatto tra i cittadini e il servizio sanitario pubblico.

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