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Sergio Resinovich, perizia su Liliana è verità di plastica

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Di ANSA
In una nota all'ANSA,'Si sostiene suicidio ma senza dimostrarlo'
In una nota all'ANSA,'Si sostiene suicidio ma senza dimostrarlo'

(ANSA) – TRIESTE, 01 SET – L’ipotesi che Liliana Resinovich -
la donna scomparsa a Trieste il 14 dicembre e il cui corpo è
stato trovato in un boschetto poco distante dall’abitazione il 5
gennaio – si sia suicidata, come sostenuto nella perizia
incaricata dalla Procura, “è una verità di plastica”, che “non
convince me e i miei familiari”. Lo sostiene Sergio Resinovich,
fratello di Liliana in una nota affidata all’ANSA. “Conoscevo
bene mia sorella, nulla di quanto le si attribuisce faceva parte
dei suoi comportamenti consueti”. “Non ho mai accusato nessuno, non voglio farlo ora, da
fratello e da semplice cittadino cerco solo di capire cos‘è
realmente successo e mi auguro che tutti coloro che hanno
conosciuto ed amato Lilli, non si accontentino, come me, di una
soluzione così debole ed instabile”, continua la nota,
sottolineando di non aver “mai creduto al suicidio”, ma di aver
“sempre dichiarato di essere pronto ad accettare anche questa
amara verità, purché convincente sotto il profilo dei fatti e
della scienza”. Ma fino ad oggi, dopo aver atteso “io e miei familiari, con
pazienza e fiducia, i risultati delle varie consulenze” “nessuna
risposta esaustiva, per quanto da me conosciuto, è arrivata,
tutto sempre aperto, molto generico”. Con l’esito della bozza
della perizia commissionata dalla Procura, “i dubbi e le
perplessità non hanno fatto altro che aumentare anziché
diminuire”, Liliana “avrebbe commesso un gesto estremo, così
sembrano concludere gli esperti del Pm, ma la dimostrazione
dov‘è”. Intervenendo con “dispiacere” e con “estremo e assoluto
rispetto”, ci sono “vari aspetti non chiariti, molte cose non
approfondite, alcuni errori e imprecisioni in questa perizia.
Infine, “anche la Verità e la memoria di Liliana vanno
rispettate”. Per questa ragione, Sergio Resinovich ha annunciato che
chiederà agli investigatori e alla Procura – “verso i quali
nutro sentita stima per la professionalità e l’impegno” – di
“approfondire e integrare l’esame medico legale e procedere, se
la Giustizia lo riterrà assolutamente necessario, ad un nuovo
esame, per eliminare così le tante ombre che ancora permangono
sulla fine di mia sorella”. (ANSA).

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