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Pamplona, due feriti nella corsa di San Fermín

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Di Vincenzo Genovese
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Molti partecipanti finiscono sotto gli zoccoli dei tori durante le corse di San Fermín
Molti partecipanti finiscono sotto gli zoccoli dei tori durante le corse di San Fermín   -   Diritti d'autore  Alvaro Barrientos/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.

Due persone sono rimaste ferite nella terza giornata di San Fermín, la tradizionale e secolare corsa con i tori che si celebra nella città spagnola di Pamplona. 

Una corsa caotica

Oltre ai due partecipanti incornati, altri sono caduti nel tragitto, finendo in alcuni casi sotto gli zoccoli degli animali e riportando graffi e contusioni. Secondo la stampa locale, si è trattato di una corsa caotica, con grande affollamento.

Le corse, dette encierros, durano pochi minuti. Dal 7 al 14 luglio di ogni anno, tutti i giorni un gruppo diverso di 12 tori corre lungo un percorso in discesa di 875 metri per tutta la città. Sei di loro appartengono a razze "da combattimento", impiegati nelle corride, e sei, detti cabestros, a varietà più docili. Sono questi ultimi generalmente a guidare il gruppo nella discesa.

Alle 8 di mattina un colpo di polvere da sparo annuncia la liberazione della mandria, che comincia a galoppare in strade piene di persone: la partecipazione è gratuita e concessa a chiunque abbia più di 18 anni. Centinaia di locali e turisti affollano il percorso, correndo al fianco dei tori, ognuno generalmente per un breve tratto. 

La maggior parte di loro è vestita in maniera tradizionale: pantaloni e maglietta bianca con un foulard rosso. L'uso vuole che nella mano destra si stringa la copia di un giornale, di solito il quotidiano locale, El Diario de Navarra.

La corsa termina nella Plaza de toros della città, dove i tori vengono rinchiusi in attesa della corrida che si svolge la sera stessa. 

Morti e feriti

Può capitare che non tutto vada per il verso giusto. Alcuni esemplari, nel corso degli anni, si sono fermati durante il percorso: è la circostanza più pericolosa, perché il toro, confuso, può iniziare a "puntare" i presenti. In questi casi intervengono i cosiddetti "pastori", personale specializzato e riconoscibile per una divisa apposita, che con dei lunghi bastoni provano a "guidare" la mandria nella giusta direzione.

Per il resto, pure in condizioni regolari i ferimenti sono abituali durante gli encierros. Anche a causa del grande affollamento, cadute e contusioni sono all'ordine del giorno. L'ultima vittima mortale risale al 2009, un 27enne madrileno colpito da un toro in uno dei punti più pericolosi del tragitto. 

Nel corso degli anni ne sono state registrate almeno 16, ma quelle reali sono molte di più, considerando che i tori corrono a Pamplona da circa 600 anni.

Tradizione secolare

Il primo encierro regolato da una norma specifica risale al 1867, quando le autorità comunali scelsero di istituzionalizzare un fenomeno che non erano in grado di proibire.

Pare che la tradizione nasca da un'usanza molto più antica: quando i pastori portavano i propri capi di bestiame a Pamplona dalle campagne circostanti per venderli, i ragazzi della città erano soliti stuzzicarli e correre davanti alle loro corna, sfidando il pericolo.

Da allora la festa di San Fermín è diventata celebre in tutto il mondo, grazie anche ai racconti di scrittori come George Orwell ed Ernest Hemingway. Nel 2022 i tori sono tornati a correre dopo due anni di assenza a causa della pandemia da Covid19 e i pamplonesi hanno potuto inneggiare al loro santo al suono del txupinazo, il momento inaugurale della festa.